Il meccanismo vale fino a 9 miliardi nel periodo 2026-2036, ma paga la disponibilità e non l’energia
C’è un dettaglio fisico che nei contratti tende a scivolare in secondo piano: una batteria non resta mai uguale a sé stessa. Un sistema di accumulo, un BESS (Battery Energy Storage System), può restare in esercizio per 15 o 20 anni. In questo arco di tempo le celle si degradano, alcuni componenti vanno sostituiti, i mercati cambiano e con loro le strategie di gestione. Da qui parte Donaji Martínez, Senior Contract Manager di JK ESS Europe, in un intervento pubblicato su Review Energy all’inizio di ottobre. La sua tesi è che la bancabilità di un progetto di storage si decide molto prima del financial close. In Spagna, dove sta per entrare in funzione un nuovo meccanismo di capacità, la questione pesa più che altrove.
Nove miliardi per esserci quando serve
Lo strumento che dovrebbe garantire ai BESS spagnoli ricavi stabili per un decennio ha ottenuto il via libera di Bruxelles a maggio 2026. Come riportato da pv magazine all’epoca dell’approvazione, la Commissione europea ha autorizzato il nuovo meccanismo di capacità della Spagna. Il meccanismo mobiliterà fino a 9 miliardi di euro nel periodo 2026-2036. Il principio è semplice. Non si paga l’energia prodotta o scaricata, ma la disponibilità: le risorse elettriche vengono remunerate per restare pronte nei periodi di stress o di scarsità del sistema. Tra queste ci sono la generazione, lo stoccaggio e la risposta della domanda.
L’attesa è stata lunga. Madrid aveva avanzato la proposta già alla fine del 2024, dopo una consultazione pubblica sull’ordine ministeriale che ne definiva il quadro. L’approvazione della Commissione è arrivata solo un anno e mezzo dopo. Per gli operatori di storage il risultato è una fonte di ricavo contrattualizzata, l’elemento che le banche cercano per finanziare un impianto. C’è però una condizione implicita: se il contratto paga la disponibilità, l’asset deve essere disponibile per tutta la durata dell’accordo.
Il contratto dura, la cella no
Qui nasce il paradosso. La remunerazione del meccanismo di capacità è pensata per restare stabile nel tempo, mentre la batteria che deve garantirla cambia. Con i cicli di carica e scarica e con l’età, una cella al litio perde parte della sua capacità utile. Dopo un certo numero di anni un sistema che all’avvio forniva una determinata potenza per un certo numero di ore non offre più le stesse prestazioni, a meno di interventi. Martínez lo dice in modo esplicito: in 15 o 20 anni di esercizio «la batteria si degraderà, i componenti potrebbero dover essere sostituiti, i mercati evolveranno e le strategie operative potrebbero cambiare».
Per chi finanzia un impianto questo è il nodo centrale. Un flusso di cassa contrattualizzato vale quanto la capacità del progetto di rispettare gli impegni fino all’ultimo anno. Contano quindi il piano di sostituzione dei moduli, le garanzie del fornitore sulle prestazioni nel tempo, la strategia operativa per contenere il degrado e il modo in cui contratto di fornitura e contratto di capacità si incastrano tra loro. Sono scelte che si fanno in fase di progettazione e di acquisto delle apparecchiature, non quando il finanziamento è già sul tavolo.
Da qui la raccomandazione dell’autrice agli sviluppatori: non aspettare il procurement o il financial close per iniziare a discutere di bancabilità con i finanziatori. Coinvolgere le banche quando il progetto è ancora modificabile permette di adattare specifiche tecniche e struttura contrattuale ai loro requisiti. In fase avanzata, invece, ogni correzione costa di più e rischia di arrivare troppo tardi.
La Spagna arriva dopo, e può approfittarne
Il problema non è nuovo e altrove è già stato affrontato. Martínez ricorda che i mercati europei dello storage più maturi, in particolare Gran Bretagna, Polonia, Belgio e Italia, hanno accumulato un’esperienza considerevole. In questi Paesi meccanismi di capacità o schemi dedicati all’approvvigionamento di accumulo danno già ai progetti BESS accesso a ricavi contrattualizzati. Il caso italiano viene indicato come particolarmente interessante. Il MACSE, a differenza di un meccanismo di capacità generalista che mette in concorrenza tecnologie diverse, è stato progettato specificamente per approvvigionare capacità di stoccaggio elettrico.
Arrivare dopo può quindi essere un vantaggio. Gli sviluppatori spagnoli possono osservare come altri mercati hanno trattato il degrado, le sostituzioni e la gestione delle prestazioni nei contratti di lunga durata. Il vantaggio però esiste solo se si usa il tempo che precede le aste per costruire insieme alle banche un progetto finanziabile.
Per chi sviluppa BESS in Spagna, insomma, i 9 miliardi del meccanismo non bastano da soli a rendere un progetto finanziabile. Conta come si affronta in anticipo, con i finanziatori, l’invecchiamento di un asset che deve restare disponibile per 15-20 anni. Il compromesso è concreto. Discutere di bancabilità prima dell’asta significa più lavoro nella fase iniziale. Rimandare tutto al financial close significa rischiare di scoprire troppo tardi che il contratto e la batteria hanno durate diverse.




