La quota di rinnovabili ha raggiunto il 47,3% nel 2025, ma a settembre 2026 i prezzi all’ingrosso sono comunque aumentati

La quota di rinnovabili nell’Unione europea ha raggiunto il 47,3% nel 2025; nello stesso anno, nel mondo, sono stati installati 108 GW di nuova capacità di stoccaggio a batteria. Eppure, a settembre 2026, i prezzi medi mensili all’ingrosso dell’energia elettrica per il trading day-ahead in Europa hanno continuato ad aumentare. Come può un sistema più pulito e più flessibile non calmare il mercato? È la domanda che emerge dall’andamento dei prezzi all’ingrosso e che sta spingendo gli exchange a muoversi.

Il paradosso del 47,3%

I due numeri vanno letti per quello che sono. Il 47,3% è una quota di fonti rinnovabili: non dice quanta energia sia stata effettivamente immessa nelle ore di punta, né come sia stata distribuita tra le diverse fonti. I 108 GW di batterie sono una potenza installata, non un volume di energia prodotta. Sono dati pubblicati dalla borsa europea dell’energia EEX e descrivono un sistema che nel 2025 è diventato più ricco di capacità pulita e di stoccaggio. Ma la capacità installata non è la stessa cosa dell’energia disponibile nelle ore in cui serve, e la quota di rinnovabili non è la stessa cosa del prezzo all’ingrosso. Sono tre misure diverse, che spesso si muovono in modo indipendente.

A settembre 2026 i prezzi medi mensili all’ingrosso per il trading day-ahead in Europa hanno continuato ad aumentare, secondo i dati di GMK Center. Non si tratta di un arretramento delle rinnovabili: la capacità e la quota crescono. Il punto è che più rinnovabili e più batterie non si traducono automaticamente in prezzi più bassi: la potenza installata e la quota di fonti pulite non garantiscono di per sé una riduzione dei prezzi all’ingrosso. La risposta al paradosso sta, in parte, proprio negli strumenti che mancano.

EEX contro EPEX: la corsa a dare un prezzo alla flessibilità

Se il paradosso dei prezzi è in parte una questione di coperture mancanti, ecco chi si sta muovendo per colmare il vuoto. Secondo la fonte pubblicata il 1° settembre 2026, EEX sarà il primo exchange europeo dell’energia a lanciare Power Futures Top-to-Bottom (TBx) scambiati in borsa e Block Futures standardizzati. L’annuncio non indica una data di lancio: dice che EEX sarà il primo a farlo. Non è un dettaglio: il primato è annunciato, non ancora tradotto in contratti effettivamente scambiati.

EPEX SPOT, dal canto suo, ha introdotto di recente la suite di indici TBx. Il confronto è tra due strade diverse: da una parte EEX, che punta a essere il primo exchange a quotare future TBx e Block Futures standardizzati; dall’altra EPEX SPOT, che ha scelto di partire dagli indici. La differenza non è formale. Un indice descrive il valore della flessibilità; un future scambiato in borsa permette di coprire il rischio e di negoziare quel valore in modo standardizzato. La partita vera sarà su chi riuscirà a portare volumi sugli schermi.

Per capire la posta in gioco, basta tornare al paradosso di partenza. Con più rinnovabili e più batterie, il rischio che un operatore deve coprire non è solo il prezzo dell’energia, ma anche il valore della flessibilità: quanto vale la capacità di stoccaggio nel momento in cui serve. Un future standardizzato su un indice TBx serve a dare un prezzo a questa flessibilità. Ma uno strumento di questo tipo funziona solo se il mercato lo usa. Il primato di lancio, da solo, non basta.

La prova dei volumi

Di fronte alla prima mossa di EEX, la vera partita non è sul prodotto ma sulla fiducia del mercato. I prossimi mesi diranno se il TBx future di EEX diventerà il benchmark della flessibilità o resterà un lancio di bandiera. Il numero da tenere d’occhio è il volume dei primi scambi, non il prezzo spot.