La capacità installata cala del 58% mentre nel 2025 sono stati limitati 0,8 TWh di generazione rinnovabile

Nel 2025, secondo i dati ARERA, è stato necessario limitare circa 0,8 TWh di generazione rinnovabile. Eppure, nel report diffuso lo scorso 10 settembre, l’Osservatorio Sistemi di Accumulo di Federazione ANIE calcola che nei dodici mesi chiusi a giugno 2026 la capacità installata di accumulo sia scesa del 58% in GWh e del 42% in potenza. Non è un segno meno sbagliato: è il punto esatto in cui si è inceppata la transizione italiana.

Il paradosso: 0,8 TWh tagliati mentre l’accumulo crolla

I numeri del trimestre rendono il paradosso ancora più netto. Tra aprile e giugno 2026, sempre secondo l’Osservatorio, la capacità installata è diminuita dell’82% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre la potenza ha perso il 68%. Quei 0,8 TWh di generazione rinnovabile limitati nel 2025 non sono quindi una curiosità statistica: sono il sintomo di una rete che, in assenza di flessibilità sufficiente, deve spegnere impianti che potrebbero produrre.

Il freno principale arriva dal fotovoltaico residenziale. Dopo il boom del 2023, la spinta del Superbonus sul mercato del FV residenziale si sta esaurendo, come segnala QualEnergia. Meno pannelli domestici implicano meno batterie abbinate, perché in Italia lo storage residenziale è cresciuto in gran parte come estensione del generatore sul tetto. Il risultato è un segmento domestico che arretra mentre il fabbisogno di flessibilità, misurato dai tagli alla produzione rinnovabile, è lì a chiedere risposta.

Il baricentro silenzioso: la partita si sposta sull’utility-scale

La risposta non sta nel singolo incentivo ma nella geografia della capacità. A fine giugno 2026, escludendo gli impianti di pompaggio, l’Italia poteva contare su circa 19 GWh di capacità di accumulo e 8 GW di potenza, secondo l’Osservatorio. La direzione del mercato, però, è chiara: il baricentro si sposta dal tetto di casa alle grandi batterie allacciate alla rete. Secondo Ember, l’Italia ospita 1,9 GW di grandi batterie, circa il 20% della capacità operativa totale dell’UE, e nonostante il rallentamento residenziale resta uno dei più grandi mercati europei di batterie su scala di rete, con un’ampia pipeline utility-scale.

Il punto critico è la distanza tra questa base e gli obiettivi. Già nello scenario 2024 di Terna e Snam, l’Italia puntava a circa 71,5 GWh di capacità di stoccaggio installata entro il 2030. A metà 2026 ne risultavano circa 19 GWh: meno di un terzo della dotazione-obiettivo, con oltre il 70 per cento da installare entro il 2030 e un orizzonte temporale che si comprime. Il confronto non è meccanico, perché le tecnologie e le ipotesi di carico possono cambiare, ma dà la scala del divario.

Non si tratta di un problema isolato. SolarPower Europe stima che l’Italia abbia installato 5,0 GWh di capacità di stoccaggio a batterie, con un calo del 18 per cento dovuto a ritardi nei sistemi di incentivazione e a un mercato residenziale in contrazione. Il dato dice che non è la domanda di flessibilità a mancare, ma la velocità con cui policy e aste trasformano la pipeline in impianti funzionanti.

Per chi installa e per chi gestisce

Prima di rispondere alla domanda sul 2030, conviene guardare al campo. Per un installatore residenziale il conto è immediato: con il Superbonus in esaurimento e il fotovoltaico domestico in frenata, la batteria smette di essere l’accessorio quasi automatico degli anni di incentivi generosi. I ritardi nei sistemi di incentivazione segnalati da SolarPower Europe pesano soprattutto su questo segmento, dove il cliente ragiona su tempi di rientro brevi e su impianti di piccola taglia.

Sul lato utility-scale, invece, la partita è diversa. Nel 2026 Terna ha già aggiudicato circa 10 GWh di nuova capacità di accumulo attraverso la prima asta MACSE, da realizzare entro il 2027. Per un gestore di batterie di rete questo significa ricavi contrattualizzati più stabili rispetto al solo arbitraggio sui prezzi, ma anche una scadenza ravvicinata: passare dal contratto all’impianto collegato e funzionante in un tempo stretto. È una partita che somiglia più all’ingegneria di rete che alla scelta di un singolo proprietario di casa.

Il crollo del residenziale non è il segnale di un mercato in declino, ma di una trasformazione non ancora governata. La partita dell’accumulo non si è chiusa: si è spostata di scala, verso impianti più grandi, tempi più lunghi e una rete sempre più esposta ai vincoli di connessione. Chi installerà o gestirà batterie nei prossimi anni farà i conti con questo sistema più ampio e più lento.