Il parco da 165 MW era rimasto senza proprietario dopo il ritiro di TotalEnergies, mentre la Danimarca rivedeva le aste
Un parco eolico offshore da 165 MW, undici turbine da 15 MW e circa 650 GWh di produzione annua prevista — l’equivalente del consumo elettrico di 150.000 famiglie — era rimasto senza padrone dopo l’estate 2026. TotalEnergies aveva comunicato il ritiro da due progetti eolici, tra cui Lillebælt Syd Vindmøllepark, per concentrarsi su altre attività. La risposta è arrivata da SONFOR, che ha annunciato di rilevare la maggioranza azionaria nella società che controlla il parco e di avviare un’indagine sulle possibilità di proseguire con un nuovo partner operativo, come si legge nell’annuncio ufficiale di SONFOR. La transazione è stata sottoposta all’approvazione formale di un’assemblea straordinaria delle società coinvolte, convocata per lo scorso 21 agosto. Non è solo una questione societaria: è il segno che la transizione eolica danese viaggia a due velocità. Da un lato una major globale che fa un passo indietro; dall’altro una utility locale che prova a raccogliere il testimone.
Lillebælt Syd: un gigante esce, una utility locale entra
Il progetto ha numeri da infrastruttura di sistema: capacità pianificata di 165 MW, distribuita su 11 turbine da 15 MW, con una produzione annua attesa di circa 650 GWh. Tradotto in termini concreti, è l’equivalente del consumo elettrico annuale di circa 150.000 famiglie. Eppure TotalEnergies aveva scelto di uscire. L’annuncio era arrivato nel corso dell’estate 2026: la major francese si ritirava da due progetti eolici, tra cui Lillebælt Syd, per concentrarsi su altre attività. Il motivo non è tecnico, ma di portafoglio.
A farsi carico della continuità è SONFOR, che ha rilevato la maggioranza azionaria nella società che controlla il parco. Il quadro societario non si svuota del tutto: European Energy, l’altro partner, vuole restare come azionista di minoranza. «Il nostro secondo partner, European Energy, desidera continuare nel progetto con noi», ha dichiarato Kjeld Stærk. Il passaggio di controllo, però, non chiude il nodo industriale: resta la domanda sul perché TotalEnergies — che pure continua a essere un attore energetico globale — abbia deciso di uscire proprio ora.
La logica del ritiro: l’eolico offshore non conviene (negli Stati Uniti)
Una prima risposta arriva dagli studi interni citati dal gruppo francese: le analisi sui contratti di locazione negli Stati Uniti hanno mostrato che i progetti eolici offshore americani, a differenza di quelli europei, sono costosi e potrebbero avere un impatto negativo sull’accessibilità economica dell’energia per i consumatori statunitensi. Poiché altre tecnologie sono disponibili per soddisfare la domanda crescente di elettricità negli Stati Uniti in modo più conveniente, TotalEnergies ritiene che non ci sia bisogno di allocare capitale a questa tecnologia sul mercato americano.
Questo spiega la retromarcia americana di TotalEnergies, non necessariamente quella danese. Il quadro in Danimarca è diverso: qui è lo Stato a rilanciare le aste, a definire condizioni e a mettere in campo sussidi. E dopo il flop del 2024, il rilancio non era affatto scontato.
La Danimarca rilancia: dal flop da 3 GW alle offerte di Vattenfall
Il contesto in cui si colloca Lillebælt Syd è quello di un mercato che si è dovuto rimettere in piedi. A fine 2024 il precedente round d’asta da 3 GW non aveva attirato alcuna offerta: un fallimento pieno, che ha costretto la Danimarca a rivedere l’impianto della gara. Il rilancio è arrivato nel 2025, con un quadro rivisto che ha introdotto aiuti di Stato e condizioni più flessibili, pensati per migliorare la bancabilità dei progetti. In parole povere: se prima il mercato avrebbe dovuto reggersi da solo, dopo il flop lo Stato ha messo sul tavolo denaro pubblico e termini meno rigidi per riportare gli operatori al tavolo.
L’esito competitivo è arrivato nei mesi successivi. Secondo quanto riportato da WindEurope, Vattenfall ha vinto entrambi i siti messi in palio: 67,42 €/MWh per Nordsøen Midt e 72,50 €/MWh per Hesselø. Lo sviluppatore svedese riceverà contratti per differenza basati sulla capacità per vent’anni. Le cifre sono significative perché raccontano un mercato che, con il nuovo quadro di sostegno, è tornato a produrre offerte competitive. Ma raccontano anche un sistema che si è dovuto adattare dopo il fallimento del primo round.
Per Lillebælt Syd il conto alla rovescia era appena cominciato quando la transazione è stata messa all’ordine del giorno dello scorso 21 agosto. Il progetto non era morto: SONFOR aveva avviato un’indagine per trovare un nuovo partner operativo, e European Energy restava nel perimetro come minoranza. Ma il passaggio di controllo da solo non accende le turbine. La domanda aperta, a questo punto, non riguardava più la volontà politica — che in Danimarca aveva già scelto di rilanciare il settore con sussidi e aste — ma la capacità di un modello locale di convivere con i grandi vincitori delle gare, come Vattenfall. La transizione danese non era più un campo per soli giganti; a tenere aperto il futuro erano le utility locali e i meccanismi pubblici. Per Lillebælt Syd, la scommessa era trovare un partner prima che il progetto si spenga.




