Il calo del leader CATL al 20% e la guerra dei prezzi mettono in discussione un dominio che sembrava inattaccabile
Nel 2025 sono state spedite globalmente oltre 600 GWh di celle per batterie destinate allo stoccaggio stazionario, quasi il doppio rispetto al 2024. È il dato da cui partire per capire la condizione del settore, rilevato da Benchmark Mineral Intelligence. Il particolare scomodo è un altro: i primi dieci fornitori di celle hanno rappresentato il 90% delle spedizioni e hanno tutti sede in Cina. Eppure il leader, CATL, ha chiuso il 2025 con una quota del 20%, in calo rispetto al 29% del 2024 e al 32% del 2023.
Anche sul fronte dei sistemi la geografia non cambia: dei circa 460 GWh di sistemi BESS spediti nel 2025, la parte dominante è rimasta in mano agli integratori cinesi. Tesla, per avere un termine di paragone, ha installato 46,7 GWh nell’intero 2025, con una crescita del 49% su base annua, secondo il suo rapporto annuale. Ma i volumi record non sono una rendita: dietro i numeri c’è un mercato che corre più veloce dei suoi stessi leader, e non basta produrre, bisogna vendere a prezzi che nessuno può sostenere.
La frenata che Pechino non vuole vedere
In un’analisi pubblicata lo scorso primo maggio, il South China Morning Post osservava che il settore cinese dello stoccaggio affrontava un outlook difficile per l’escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina e per un sostegno pubblico più debole. Un gruppo industriale aveva messo in guardia contro la competizione sui prezzi.
La risposta di Pechino è arrivata il 7 gennaio scorso, quando il ministero dell’Industria e dell’Information Technology ha annunciato di aver convocato un simposio di alto livello con la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, l’Amministrazione statale per la regolamentazione del mercato e l’Amministrazione nazionale dell’energia, per «regolamentare ulteriormente» la concorrenza nel settore delle batterie per energia e stoccaggio. Il punto è proprio questo: perché un mercato che controlla il 90% delle celle ha bisogno di protezione? La risposta va cercata nella guerra dei prezzi. La produzione cinese è cresciuta più in fretta della domanda redditizia, e la corsa a vendere sotto costo sta trasformando un vantaggio industriale in un problema di autolesionismo. Rimane da capire se il vertice di gennaio riuscirà a frenare una concorrenza che rischia di erodere i margini di tutti.
Il sorpasso di BYD e la scommessa nordamericana
Mentre Pechino discute di regole, il mercato ridisegna le gerarchie. Nel 2025, secondo Benchmark Mineral Intelligence, BYD ha superato Tesla diventando il più grande integratore mondiale di sistemi di accumulo a batteria, con una quota globale del 13% contro il 10%. Otto dei primi dieci integratori sono cinesi.
Non è solo una questione di quote tra Cina e Stati Uniti: entrano in campo nuove chimiche e nuovi attori. Lo scorso 27 aprile, a Ningde, nel Fujian, CATL e HyperStrong hanno firmato un accordo di cooperazione strategica sulle batterie sodio-ione per lo stoccaggio, con una partnership triennale da 60 GWh di fornitura. La mossa segnala che anche il leader delle celle cerca alternative per non dipendere da un unico fronte di prezzo.
Sul fronte nordamericano, intanto, LG Energy Solution punta a ottenere nel 2026 nuovi ordini sopra il record di 90 GWh registrato l’anno scorso e a quasi raddoppiare la capacità produttiva globale di batterie ESS a oltre 60 GWh entro fine anno. Di questi 60 GWh, 50 GWh di capacità produttiva pianificata saranno localizzati in Nord America.
La fotografia di maggio lascia un interrogativo: il 2026 sarà l’anno in cui il dominio cinese si consolida o comincia a essere redistribuito? Non si tratta più di sapere se la Cina dominerà ancora, ma se saprà evitare che il suo stesso successo diventi la sua condanna. E questo riguarda anche chi compra o compete con le batterie cinesi.




