Il biometano entra nella rete nazionale irlandese con l’impianto di Bia Energy, ma l’obiettivo 2030 richiede molti altri siti
Lo scorso agosto, a Huntstown, il biometano ha smesso di essere soltanto una voce nei documenti di pianificazione energetica: per la prima volta un impianto di produzione è stato collegato direttamente alla rete nazionale del gas. Come annunciato da Gas Networks Ireland, l’impianto di Bia Energy è diventato il primo caso di unità produttiva innestata direttamente sull’infrastruttura statale. Una volta a pieno regime, il sito dovrebbe immettere fino a 120 gigawattora all’anno.
Dietro il dato tecnico c’è un salto di categoria, non soltanto un’iniezione in più. Per capirne il peso servono due scale: gli impegni irlandesi al 2030 e il paesaggio europeo.
120 GWh a Huntstown: il punto in cui i rifiuti diventano gas di rete
Il biometano è un gas rinnovabile considerato carbon-neutral, ottenuto da rifiuti agricoli e alimentari attraverso un processo chiamato digestione anaerobica. Nel 2019 il biometano aveva iniziato a fluire nella rete attraverso il punto di iniezione di Cush, nella contea di Kildare. Huntstown è un passo diverso: non un punto laterale di immissione, ma il collegamento diretto di un impianto di produzione alla rete statale.
L’impianto di Bia Energy è stato sostenuto con quasi 3,9 milioni di euro dal National Biomethane Strategy Capital Grant Scheme. «Il solo impianto di Dublino contribuirà a sostituire circa 3.000 tonnellate di fertilizzante chimico ogni anno», ha spiegato Brendan Traynor. Resta da capire, però, se questo singolo impianto sia una goccia o un punto di svolta.
1.300 impianti in UE, il 40% in Danimarca: il divario in numeri
La prima scala è quella degli impegni irlandesi. Secondo il Climate Action Plan 2024, l’obiettivo è raggiungere 5,7 TWh di biogas all’anno entro il 2030; la National Biomethane Strategy del Governo è stata pubblicata a maggio 2024. La seconda scala è quella europea, ed è qui che il confronto si fa duro.
In Europa si contano circa 1.300 impianti di biometano; in Danimarca quasi il 40% del consumo di gas è coperto dal biometano. L’impianto di Huntstown, a piena capacità, vale circa 0,12 TWh: poco più del 2% dell’obiettivo irlandese al 2030. Per arrivare a 5,7 TWh servirebbero decine di impianti di taglia analoga, non uno.
La filiera però non parte da zero. Gas Networks Ireland, secondo l’annuncio di agosto, risultava avere accordi di connessione con sette produttori; tra questi, la stampa di settore cita il progetto da 35 milioni di euro di College Group nella contea di Meath e quello da 90 milioni di Bia Energy a Dublino. È comunque una fase di avvio: sette accordi, un solo collegamento diretto completato. Il biometano non si misura soltanto in numero di impianti: resta da capire quale ruolo giochi in una rete che usa il gas per metà dell’elettricità.
Il paradosso del gas rinnovabile: stessa rete, stessa domanda
Da quei numeri emerge un paradosso. Il gas è un combustibile centrale nella Repubblica: genera circa la metà del fabbisogno elettrico ed è usato largamente dall’industria. Il biometano non cambia questa infrastruttura: entra negli stessi gasdotti, alimenta gli stessi impieghi. Cambia l’origine della molecola, non la rete che la trasporta né la domanda che la consuma.
È un vantaggio in termini di costi e di tempi, perché non richiede una nuova rete; ma è anche un limite, perché il valore del biometano dipende dalla capacità del sistema esistente di assorbirlo senza modifiche. La prova tecnica dell’iniezione diretta, ad Huntstown, è superata. Il prossimo indicatore sarà la velocità con cui i sette accordi di connessione diventeranno flussi continui, e se i 120 GWh annunciati diventeranno davvero l’unità di misura della filiera irlandese.




