Nella consultazione Arera sul Quadro strategico 2026-2029, l’Alleanza chiede di superare il PUN e valorizzare le batterie

C’è una rete elettrica che risulta piena, ma non lo è. È il paradosso della «saturazione virtuale»: migliaia di richieste di connessione per nuovi progetti da fonti rinnovabili occupano formalmente la capacità della rete, anche se molti di quei progetti non arrivano mai all’autorizzazione o al cantiere. Proprio in questa cornice, lo scorso 11 settembre l’Alleanza per il Fotovoltaico è intervenuta in audizione presso ARERA nell’ambito della consultazione sul Quadro Strategico 2026-2029.

In pratica, la rete risulta occupata «sulla carta» da progetti che non si traducono in impianti reali. Il problema, insomma, non è tanto il rame dei cavi: sono le regole che governano le code di connessione. E le regole si decidono in consultazioni come quella aperta da Arera.

La rete piena (ma solo sulla carta)

Arera ha avviato la consultazione sul nuovo Quadro strategico 2026/2029 (244/2026/A), il piano che delinea obiettivi e indirizzi di regolazione per i primi quattro anni del mandato settennale della nuova Consiliatura. La stesura del documento è stata preceduta da una prima fase di incontri informali con i principali portatori di interesse dei settori regolati, per raccogliere le istanze utili all’individuazione delle priorità comuni. È un passaggio di routine, ma qui conta più del solito: se la rete è intasata solo sulla carta, la responsabilità non è dei cavi. È delle regole. Ed è lì che si gioca l’audizione.

Prezzi zonali, batterie, reti: l’Alleanza alza la posta

Proprio in questa cornice, nell’audizione dello scorso 11 settembre l’Alleanza per il Fotovoltaico ha messo sul tavolo tre priorità strettamente interconnesse: segnali di prezzo più efficienti, integrazione tra fotovoltaico e sistemi di accumulo, sviluppo delle reti e delle connessioni in linea con la crescita delle rinnovabili. Per Paolo Tusa, portavoce dell’Alleanza in Italia, sono le direttrici su cui il Quadro Strategico dovrà concentrarsi.

La sostanza è nel dettaglio. L’Alleanza sostiene il superamento del PUN e l’introduzione del prezzo zonale anche per i consumi: significa abbandonare il prezzo unico nazionale e far pagare l’energia in modo diverso a seconda della zona di mercato. Per chi produce dove il sole batte di più, è un segnale di prezzo più onesto; per chi consuma lontano dai grandi impianti, può voler dire costi diversi. La stessa richiesta vale per gli accumuli: sia ITALIA SOLARE sia l’Alleanza chiedono la piena valorizzazione delle batterie per gestire la volatilità dei prezzi e ridurre le congestioni di rete. E qui arriva il punto delicato: viene ribadita la necessità di evitare la doppia tassazione degli oneri di rete sull’energia stoccata e poi reimmessa, chiedendo un quadro integrato tra Capacity Market e MACSE. In pratica, se una batteria carica e scarica, non deve pagare due volte gli oneri di rete. È una questione tecnica, ma decide se gli accumuli convengono oppure restano un costo.

Infine il coordinamento: l’Alleanza chiede un maggiore coordinamento tra ARERA, MASE, GSE, Terna, MIT, Regioni e amministrazioni locali per accelerare la realizzazione dei progetti. In audizione, Luciano Barra, responsabile legislativo di ITALIA SOLARE, ha evidenziato che lo sviluppo delle reti infrastrutturali e quello delle risorse distribuite devono essere considerati elementi tra loro complementari. La posta è alta: se il PUN cade e le batterie pagano una sola volta, il sistema cambia. Ma chi decide e in che tempi?

C’è consenso, manca il calendario

Non è una voce isolata. Elettricità Futura aveva già trasmesso le proprie osservazioni alla consultazione 244/2026/A di ARERA lo scorso 14 luglio, apprezzando la scelta di un programma pluriennale condiviso con gli operatori che renda prevedibile la regolazione. Anche ITALIA SOLARE e l’Alleanza per il Fotovoltaico hanno espresso un giudizio complessivamente positivo sull’impostazione generale del documento dell’Autorità, pur richiamando l’esigenza di tempi certi, coordinamento istituzionale e stabilità normativa per sbloccare gli investimenti. Sembra esserci, insomma, un consenso di fondo sulle direzioni. Quello che manca è il calendario: l’Autorità tradurrà le richieste in scadenze vincolanti o tutto finirà in un altro documento?

Il paradosso della saturazione virtuale si scioglie solo se le regole smettono di premiare la carta e iniziano a premiare i megawattora veri. Finché una richiesta di connessione vale come un impianto costruito, la rete resterà piena di buone intenzioni. Il Quadro strategico 2026-2029 ha l’occasione di cambiare le regole del gioco, ma solo se si passa dagli annunci ai vincoli.