La Commissione ha valutato positivamente la richiesta olandese, ma la sua approvazione tecnica non equivale ancora a un pagamento
A settembre la Commissione europea ha valutato positivamente la richiesta dei Paesi Bassi per 661 milioni di euro di sovvenzioni nell’ambito del Recovery and Resilience Facility, come riportato da Review Energy. Tecnicamente è un passaggio procedurale: la quarta richiesta di pagamento olandese avanza. Sostanzialmente, però, quei soldi finiscono in ricerca e dimostrazione, mentre l’obiettivo nazionale resta un numero scritto su una tabella.
Il paradosso dei 661 milioni
L’idrogeno verde è tra le iniziative energetiche coperte dalla richiesta di pagamento: i Paesi Bassi finanziano progetti di ricerca e dimostrazione pensati per aumentare la produzione e l’uso di idrogeno generato da fonti rinnovabili. Nella nota del governo olandese si legge che per il quarto pagamento sono state assegnate sovvenzioni per la ricerca sull’idrogeno verde. Il problema è la scala. I Paesi Bassi puntano a 4 GW di capacità di elettrolisi entro il 2030, con un’aspirazione a 8 GW entro il 2032. Ma un conto è finanziare dimostrazioni, un conto è accendere elettrolizzatori sufficienti a produrre idrogeno su scala industriale. La distanza tra le due cose è esattamente il punto: la quarta rata dice che il paese sta spendendo per l’idrogeno, non che stia costruendo i 4 GW promessi. E la Commissione non ha ancora pagato nulla: la sua valutazione positiva è un via libera tecnico, non un bonifico.
Questo paradosso non è un dettaglio contabile. Se i 661 milioni servono per progetti pilota e ricerca, il salto verso i 4 GW richiede investimenti di altra natura: impianti, connessioni, domanda industriale. Su questo la richiesta olandese non offre certezze.
La geografia europea dell’idrogeno: chi costruisce davvero?
Ma il paradosso olandese non è isolato. Basta guardare a sud: il MITECO ha assegnato 274,2 milioni di euro dal meccanismo di aste come servizio per finanziare la produzione di idrogeno rinnovabile a quattro progetti, ubicati in Castilla-La Mancha, Galicia e Aragón, per una potenza complessiva di elettrolisi di 102,27 MW. La scala è concreta: 102,27 MW sono una frazione minima dei 4.000 MW che i Paesi Bassi dichiarano per il 2030, ma almeno sono megawatt assegnati e geolocalizzati, non soltanto obiettivi. La differenza tra annuncio e attuazione si misura così.
Il quadro europeo del resto è ambivalente. Tutti i paesi dell’UE devono destinare almeno il 37% dei piani di ripresa e resilienza alla transizione verde; ad aprile 2026 la media aveva superato la soglia, arrivando al 41%. Da una parte, la transizione è finanziata più del minimo richiesto. Dall’altra, una media del 41% non dice se quei fondi producono impianti o si disperdono in misure di accompagnamento. Nel frattempo, la terza asta della Banca europea dell’idrogeno si è svolta tra il 4 dicembre 2025 e il 19 febbraio 2026. Resta da capire se i fondi produrranno addizionalità reale o solo nuovi annunci, e se la concorrenza tra stati si giocherà sulle aste o sulla carta.
E ora? La quarta rata in bilico
Dalla mappa europea si torna a Bruxelles, dove la valutazione positiva della Commissione non è ancora un pagamento. Se i 661 milioni verranno approvati, i fondi RRF erogati ai Paesi Bassi raggiungeranno 3,73 miliardi di euro, pari al 68,6% dell’allocazione totale del paese. Ma il via libera definitivo non è scontato: una valutazione positiva è una tappa, non la conclusione. In ballo ci sono anche progetti per rafforzare e monitorare la natura intorno alle turbine eoliche in mare, finanziati con la stessa richiesta. È utile, ma non c’entra con gli elettrolizzatori. La domanda resta: i 661 milioni accenderanno davvero l’idrogeno verde olandese, o finiranno in ricerca e monitoraggio ambientale senza toccare i 4 GW?
Per le imprese e i cittadini olandesi non è un dettaglio contabile: ogni euro promesso all’idrogeno verde è un investimento sulla transizione, ma se i megawatt restano sulla carta il conto energetico arriverà comunque.




