Oltre quattrocento civili uccisi in Ucraina dagli attacchi aerei da luglio: è il numero che Helen McEntee, ministra della Difesa irlandese, ha portato a Wicklow, nella contea a sud di Dublino, dove a fine agosto si è aperto l’incontro informale dei ministri della Difesa dell’Unione europea. L’Irlanda, Paese storicamente neutrale, ha ospitato il tavolo in cooperazione con l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas. L’appuntamento era pensato come un forum riservato per scambiare valutazioni e preparare le prossime decisioni della Politica di sicurezza e difesa comune. Un formato informale, per un’agenda che non lo è affatto.
Wicklow, il paradosso di un Paese neutrale
Il paradosso è tutto qui. Un Paese storicamente neutrale si ritrova alla guida della presidenza del Consiglio dell’Ue e la usa per spingere sul rafforzamento della difesa europea. Secondo il programma ufficiale della presidenza irlandese, la presidenza lavorerà per far avanzare le misure che contribuiscono al rafforzamento della sicurezza e della difesa europea. La cornice è quella già nota: l’aggressione russa all’Ucraina, i conflitti in Medio Oriente e nel Golfo, l’evoluzione di nuove minacce e di nuove forme di guerra presentano, scrive la presidenza, sfide serie. Tutto vero. Ma i buoni propositi si scontrano subito con i numeri della guerra.
L’incontro è stato ospitato da McEntee insieme a Kallas proprio per permettere ai ministri di confrontarsi in un contesto riservato e preparare decisioni che arriveranno nei prossimi consigli. Il linguaggio è quello tipico dei documenti istituzionali: “scambiare valutazioni”, “preparare decisioni”. Il numero scelto per aprire i lavori, invece, non è diplomatico. Più di quattrocento civili uccisi in attacchi aerei da luglio, secondo quanto dichiarato da McEntee. Ecco il punto: il tavolo di Wicklow non era un esercizio istituzionale neutrale.
Il prezzo dell’aria: 28,3 miliardi e la corsa ai Patriot
Ecco i numeri che contano. L’Irlanda ha annunciato 125 milioni di euro di finanziamenti per sostenere la difesa aerea e l’addestramento sul terreno in Ucraina: è il biglietto da visita di Dublino. Ma la posta in gioco vera è un’altra. L’Unione europea ha già approvato, nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina, piani di appalto per un valore di 28,3 miliardi di euro. A dirlo è Kaja Kallas, con un dettaglio che non è secondario: questi piani includono acquisti di missili Patriot dalla futura produzione statunitense. Il denaro è europeo; la produzione, almeno per i Patriot, in parte americana.
La difesa aerea, ha insistito Kallas, rimane la priorità chiave per l’Ucraina. Ed è qui che il quadro si fa più scomodo: i missili Patriot inclusi nei piani di appalto arrivano dalla futura produzione statunitense. Futura, non disponibile oggi. Gli ordini vanno piazzati, le linee di produzione vanno saturate, i tempi si allungano. Intanto gli attacchi aerei hanno già ucciso più di quattrocento civili da luglio, secondo quanto dichiarato da McEntee. Il meccanismo è semplice da descrivere e complicato da digerire: l’urgenza ucraina spinge Bruxelles a comprare, ma i Patriot arrivano dalla produzione futura.
E poi c’è il canale finanziario interno. Lo strumento si chiama Security Action for Europe (SAFE): fornisce prestiti a lunga scadenza agli Stati membri per sostenere investimenti urgenti e strategici nella difesa. Anche qui la domanda è la stessa: chi paga davvero? Il prestito è europeo, i rimborsi ricadono sui contribuenti degli Stati membri, e una parte della capacità produttiva che si va a finanziare sta oltre Atlantico. L’autonomia strategica, se mai è esistita nei documenti, qui si misura in catene di fornitura.
Complementare alla NATO: fino a che punto?
La domanda, del resto, arriva direttamente da Kaja Kallas, che nei giorni scorsi ha fissato il limite in modo netto: l’iniziativa dell’Ue deve essere assolutamente complementare alla NATO e non deve creare nulla di aggiuntivo. “Non creiamo nulla di aggiuntivo”, ha detto in conferenza stampa, “ma questo deve funzionare mano nella mano”. Molti, ha aggiunto, sottolineano che la complementarità con la NATO deve essere assoluta.
E qui il cerchio si chiude. L’Irlanda neutrale apre il tavolo dei ministri della Difesa. L’Ue approva 28,3 miliardi di appalti, in parte per missili prodotti negli Stati Uniti. E l’Alta rappresentante chiarisce che tutto dovrà essere complementare alla NATO, non aggiuntivo. I ministri tornano a Bruxelles, ma la domanda resta: l’Europa si sta difendendo, o sta solo finanziando la difesa americana? E mentre l’Ucraina aspetta i Patriot, chi risponderà?




