Il Pniec prevedeva 44.173 MW entro il 2025, ma gli impianti in esercizio si sono fermati a 43.513 MW
Il punto di partenza è un numero. A fine 2025 la potenza fotovoltaica installata in Italia ha raggiunto 43.513 MW, per un totale di 2.092.088 impianti in esercizio; il Pniec prevedeva per lo stesso anno un obiettivo intermedio di 44.173 MW, prima del target di 79.173 MW fissato per il 2030. Non è un dettaglio tecnico: è la misura di una transizione che perde il passo proprio mentre si discute di regole. A quasi un mese dall’audizione sul Quadro strategico 2026-2029 di ARERA, la richiesta di ITALIA SOLARE va letta dentro questo scarto: servono, per gli impianti fotovoltaici fino a 1 MW, prezzi di aggiudicazione adeguati nel FER X, in grado di sostenere investimenti coerenti con gli obiettivi al 2030.
Il target mancato e i prezzi che non convincono
La distanza tra il consuntivo e il Pniec non è solo statistica. Il piano nazionale indicava un obiettivo intermedio proprio per il 2025, e mancarlo al primo appuntamento utile significa che il sistema cresce, ma non abbastanza. Il settore lo traduce in una richiesta precisa: per gli impianti fotovoltaici fino a 1 MW il FER X deve prevedere prezzi di aggiudicazione adeguati, non segnali deboli che scoraggino gli investimenti. L’argomento usato è economico, non ideologico: i prezzi richiesti, secondo il settore solare, sarebbero comunque più convenienti dei costi di produzione da gas attuali e attesi. Il paradosso è che il fotovoltaico italiano continua ad aggiungere impianti, ma senza la potenza sufficiente a tenere il passo del piano. Resta da capire se questa impostazione troverà davvero spazio nella cornice regolatoria che Arera sta costruendo.
La cornice che ha acceso la partita
La richiesta sui prezzi non arriva in un deserto normativo. Lo scorso febbraio l’articolo 7 del decreto-legge 21/2026, il cosiddetto Decreto Bollette, ha introdotto l’art. 10-bis nel D.Lgs. 190/2024, il Testo Unico Rinnovabili, ridisegnando le regole di accesso alla capacità di rete per impianti rinnovabili e sistemi di accumulo. Nel frattempo Arera ha aperto la consultazione sul nuovo Quadro strategico 2026/2029, il piano che delinea obiettivi e indirizzi per i primi quattro anni del mandato settennale della nuova Consiliatura. Durante l’audizione, per ITALIA SOLARE è intervenuto Luciano Barra, responsabile legislativo, che ha espresso apprezzamento per l’impostazione generale e per la volontà di accompagnare nuovi attori e tecnologie emergenti con regole stabili e abilitanti. Il giudizio positivo, però, non cancella la domanda sull’attuazione: cosa succederà ai progetti già in attesa di una disciplina che è cambiata mentre erano in corsa?
La scommessa dei piccoli impianti
Dal quadro normativo ai protagonisti: ITALIA SOLARE e l’Alleanza per il Fotovoltaico hanno espresso un giudizio complessivamente positivo sull’impostazione generale del documento dell’Autorità, ma richiamano l’esigenza di tempi certi, coordinamento istituzionale e stabilità normativa per sbloccare gli investimenti. Non chiedono, insomma, un nuovo sussidio: chiedono di sapere con che regole e con che prezzi potranno contare. Per ITALIA SOLARE serve una pianificazione anticipatoria e un maggiore coordinamento tra i soggetti istituzionali, con coerenza tra sviluppo delle reti, crescita delle rinnovabili, elettrificazione dei consumi e attuazione della normativa europea sul mercato elettrico.
Dentro questa richiesta c’è anche una partita geografica. L’associazione valuta positivamente un passaggio rapido, seppure graduale, dal Prezzo Unico Nazionale al prezzo zonale, considerandolo uno strumento per coinvolgere i territori nello sviluppo delle rinnovabili e nelle loro ricadute economiche. Sul FER X il punto è più concreto: per gli impianti fino a 1 MW, i prezzi richiesti sarebbero comunque più convenienti dei costi di produzione da gas attuali e attesi, il che rovescia l’argomento di chi presenta il fotovoltaico come una scelta costosa. Per i piccoli impianti, il prezzo non è solo un numero: è il parametro che decide se un tetto, un capannone o un terreno agricolo diventerà un investimento o resterà un’opportunità rimandata. La domanda finale, allora, non è se il Quadro strategico sia ben scritto, ma se Arera lo trasformerà in un segnale economico credibile nei tempi utili per gli obiettivi al 2030. La posta in gioco, per chi deve decidere se investire sotto 1 MW, non è accademica.
La palla passa ad ARERA: per cittadini e imprese del fotovoltaico, il Quadro strategico non è un documento. È la differenza tra investire ora o assistere a un’altra scadenza mancata.




