Gurtnellen, con 58,4 MW, è il primo banco di prova di un salto di scala entro il 2030.

L’impianto sorge nel distretto industriale di Platti. I sistemi sono stati forniti da Fluence; la controllata di Axpo, CKW, ha realizzato l’infrastruttura edile ed energetica dalla pianificazione alla messa in servizio e, in cooperazione con energieUri, ha collegato gli impianti alla rete elettrica.

58,4 MW: il numero che sposta la rete

Dei due accumuli, quello di Axpo ha una potenza di 50 megawatt, quello di energieUri di 8,4 megawatt. Sommati arrivano a 58,4 MW. Secondo i dati ripresi da SRF, questa potenza basta per alimentare circa 120.000 economie domestiche per due ore: poco meno di 117 megawattora di energia erogata su richiesta. Il dettaglio tecnico che conta non è solo la potenza di scarica, ma il ruolo che l’impianto assume per la rete: un accumulo front-of-the-meter, collegato direttamente alla rete, capace di assorbire la produzione quando eccede e di restituirla quando la domanda sale.

Ma un numero così ha senso solo dentro un sistema: quanto storage c’era prima? La risposta è in un confronto impietoso.

Dal contatore alla rete: il salto di scala

Già nel 2025, in Svizzera risultavano installati circa 1500 MWh di capacità di accumulo dietro il distributore, quella che in gergo si chiama behind-the-meter: batterie allacciate dopo il contatore, sotto il controllo dell’utente, non richiamabili direttamente dal gestore quando serve flessibilità sulla rete. Il front-of-the-meter è un’altra cosa: macchine come quella di Gurtnellen sono collegate alla rete in media o alta tensione e rispondono ai segnali del gestore.

Qui i numeri cambiano prospettiva. Secondo il Batteriemonitor 2026 di Swissolar, gli accumuli front-of-the-meter in esercizio sono almeno 135 MWh, mentre entro il 2030 sono previsti 4200 MWh di capacità di accumulo di rete. È un salto di scala di circa trenta volte: si passa da batterie che ottimizzano il consumo del singolo utente a macchine che fanno servizio di rete.

Gurtnellen, con i suoi 58,4 MW di potenza, è il primo banco di prova concreto di questa transizione. Non basta a colmare il divario, ma la direzione è chiara: il 2030 non è un orizzonte teorico, è la data di scadenza per integrare il fotovoltaico senza congestionare le linee.

BKW studia, Axpo corre

La concorrenza non sta a guardare. BKW ha commissionato studi di fattibilità per grandi batterie a Mühleberg, Bickigen e Bassecourt: tre siti, al momento in valutazione, che confermano l’interesse industriale per l’accumulo di rete. Axpo, dal canto suo, non si ferma ai 58,4 MW di Gurtnellen: ulteriori progetti per oltre 300 MW di potenza complessiva sono in costruzione.

La domanda per i prossimi dodici mesi è quanto velocemente i cantieri risponderanno. Per chi installa o gestisce impianti, il messaggio è chiaro: lo stoccaggio non è più un accessorio, ma l’infrastruttura su cui si gioca l’integrazione del fotovoltaico. Il 2030 è dietro l’angolo.