Piano al ministero: 100 gigawatt entro il 2030, ma rinnovabili sotto il 30 per cento.
Sei settimane fa, alla Camera di commercio e industria coreana di Seoul, il ministero per il Clima, l’Energia e l’Ambiente ha riunito Samsung, SK Hynix, Google e ASML per un confronto su semiconduttori e intelligenza artificiale. Sulla carta l’obiettivo annunciato era ambizioso: 100 gigawatt di energia rinnovabile entro il 2030. Ma il numero che spiega davvero l’urgenza dell’incontro è un altro:
9 per cento.
Il paradosso: chip da primato, rinnovabili da retrovia
La Corea del Sud è un nodo centrale della produzione globale di semiconduttori: Samsung Electronics e SK Hynix sono tra i primi fornitori di memoria al mondo. Eppure, quando si parla di elettricità pulita nelle fabbriche coreane, i numeri crollano. Secondo i dati del Carbon Disclosure Project, nel 2023 il tasso di adesione RE100 delle attività domestiche di Samsung Electronics era del 9 per cento, quello di SK Hynix dell’11 per cento. Non sono dettagli: RE100 chiede il 100 per cento di elettricità da fonti rinnovabili.
Il problema è aggravato dalla geografia dei consumi. Il 77 per cento del consumo elettrico complessivo dei due gruppi è concentrato in Corea del Sud. Significa che i progressi fatti all’estero contano relativamente poco: la partita si gioca in patria, dove la quota rinnovabile resta bassa. L’Institute for Energy Economics and Financial Analysis rileva che SK Hynix si ferma attorno al 30 per cento di quota rinnovabile e Samsung sotto il 10 per cento. E la domanda di energia pulita non arriva per ragioni etiche: è trainata dagli sforzi di decarbonizzazione delle grandi aziende tecnologiche globali, che devono rendere conto ai propri impegni RE100.
In breve: la Corea produce chip all’avanguardia ma li alimenta in larga parte con fonti fossili. Ed è esattamente questo il paradosso che l’incontro di sei settimane fa ha provato ad affrontare.
I numeri del piano: 100 GW, 12 GW di nuovi progetti, 44,2 GW concentrati
Non è un numero casuale. Le proiezioni preliminari sulla diffusione di solare ed eolico fino al 2040 tengono conto della domanda di energia senza carbonio dei mega-cluster di semiconduttori e dei data center per l’intelligenza artificiale, oltre che dei requisiti di conformità RE100. In sostanza, Seoul sta provando a costruire l’infrastruttura energetica che i suoi stessi campioni industriali e i clienti globali chiedono. «Faremo in modo che la Corea diventi una destinazione attraente per gli investimenti nell’industria avanzata globale, ampliando una base di fornitura di energia rinnovabile stabile e competitiva attraverso innovazioni su siting, mercato e rete elettrica», ha detto Lee Won-ju, a capo della politica di transizione energetica del ministero.
Ma quel piano, per quanto articolato, resta una promessa su carta. I 12 GW di nuovi progetti sono la prima tranche concreta: se non partono in fretta, il resto dei numeri rischia di restare un esercizio di pianificazione.
Il confronto con TSMC: la Corea ha poco tempo
Il metro di giudizio vero è il rivale taiwanese. TSMC ha anticipato il proprio obiettivo RE100 dal 2050 al 2040, accorciando di dieci anni la scadenza e impegnandosi attivamente nell’acquisto di energia rinnovabile. Non è un dettaglio: i grandi clienti della tecnologia globale chiedono catene di fornitura decarbonizzate, e il tempo è una variabile competitiva. Se TSMC offre chip prodotti con elettricità pulita prima di Samsung e SK Hynix, il vantaggio non è solo ambientale, ma commerciale.
Per la Corea il rischio è di restare indietro nella catena globale dell’intelligenza artificiale. Un’industria di semiconduttori che dipende quasi interamente da fonti fossili in patria è un’anomalia sempre più difficile da difendere davanti ai clienti globali. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è il 100 GW, ma i primi 12 GW di nuovi progetti: se quella tranche non accelera, il divario con chi ha già cambiato passo si allarga.




