Accordo firmato a marzo, ma il mercato elettrico svizzero resta su binari diversi.

236,19 €/MWh: il paradosso del mercato svizzero

Domenica 4 ottobre 2026, il prezzo massimo orario registrato sul mercato elettrico svizzero tocca 236,19 euro al megawattora. Nella stessa giornata il minimo scende a 61,62 euro, il baseload si attesta a 172,86 euro e il peakload a 147,97. L’ultimo aggiornamento della piattaforma di rilevazione risale al 3 ottobre alle 11:11:08.

È il punto più alto di una giornata in cui lo scarto tra il valore massimo e quello minimo supera i 170 euro al megawattora. Non è un dettaglio tecnico: è il segno di un mercato nervoso, che quota l’elettricità in modo molto diverso a seconda dell’ora. E stride con la cornice in cui la Svizzera si è mossa in questi mesi: un accordo firmato a marzo, che sulla carta doveva avviare un percorso di prezzi più bassi e di maggiore stabilità. La realtà, per ora, va nella direzione opposta.

Ma come si è arrivati a questo paradosso? Per capirlo bisogna tornare indietro di qualche anno, quando Berna ha scelto di restare fuori dal mercato europeo.

2021-2026: la Svizzera disconnessa, poi riagganciata

Il 4 ottobre non è un fulmine a ciel sereno. È l’eredità di una decisione con una data precisa: il 21 settembre 2021 la Svizzera ha chiuso l’ultimo pezzo di integrazione del mercato elettrico con i Paesi dell’Unione europea. Da quel giorno, le aste infragiornaliere delle 16.30 e delle 11.15 non sono più state accoppiate con l’Italia. Secondo EPEX SPOT, la mancanza di un accordo elettrico tra Svizzera e UE mette a rischio i risultati del mercato interno dell’energia. In pratica, per quasi cinque anni la Svizzera è rimasta ai margini del sistema di scambi europeo.

Poi, il 2 marzo 2026, l’Unione Europea e la Svizzera hanno firmato un pacchetto completo di accordi nuovi e aggiornati, con al centro un nuovo accordo sull’elettricità considerato il progetto chiave. Sulla carta, il mercato elvetico torna ad agganciarsi a quello europeo. Ma la firma non cancella i problemi di fondo: ora che l’accordo è firmato, cosa cambierà davvero per prezzi e imprese? I numeri raccontano un’altra storia.

Il 14% promesso e la realtà dei mercati divergenti

Dall’accordo alle attese: Bruxelles e Berna puntano sulla competitività. Secondo le stime, i prezzi dell’elettricità potrebbero diminuire fino al 14 per cento, rafforzando la competitività dell’economia svizzera. In teoria, un vantaggio per famiglie e imprese elvetiche. Ma la promessa politica deve fare i conti con un mercato europeo che viaggia su binari diversi.

La Banca centrale europea offre un quadro più cauto. Nella prima metà del 2026 l’aumento dei prezzi energetici è stato di portata minore rispetto alla crisi del 2021-22, con incrementi più contenuti dei prezzi all’ingrosso di gas ed elettricità. Fin qui, una notizia meno drammatica del passato. Ma la BCE aggiunge un elemento che complica l’equazione: dallo shock energetico del 2021-22, i prezzi all’ingrosso dell’elettricità hanno preso a divergere tra i mercati europei. Al posto di un unico prezzo europeo, negli ultimi anni si sono affermati mercati con dinamiche diverse.

Lo si capisce anche guardando al gas. Secondo un’analisi di Intereconomics sull’instabilità geopolitica, il prezzo del gas naturale europeo TTF è raddoppiato da 30 a 60 euro al megawattora nelle prime settimane della guerra, per poi stabilizzarsi intorno ai 40 euro. Con mercati che hanno preso a divergere e un gas che ha già mostrato quanto può oscillare, il beneficio dell’integrazione non è affatto automatico. Resta una domanda: la Svizzera riuscirà a sganciarsi dalla volatilità europea o l’integrazione la esporrà di più alle oscillazioni?

Per ora, non è ancora chiaro se l’accordo elettrico trasformerà la Svizzera in un’isola felice di prezzi bassi o in un mercato esposto alla volatilità europea. I prossimi mesi diranno se il 14 per cento promesso era un obiettivo realistico o solo un miraggio per famiglie e imprese. Il dato del 4 ottobre, intanto, non sembra andare in quella direzione.