Il decreto attua una norma del decreto Bollette e impone a Terna aggiornamenti trimestrali sulla capacità disponibile

Le domande di connessione alla rete elettrica italiana sono arrivate a circa 336 GW di potenza rinnovabile. Un numero che da solo spiega perché lo scorso 8 settembre il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto ha firmato il decreto che rende operativo il nuovo sistema per la gestione della capacità della rete elettrica nazionale. Non è soltanto un passaggio amministrativo: è un cambio di metodo per affrontare un collo di bottiglia che da tempo frena le rinnovabili.

Adottato dopo aver acquisito il parere dell’ARERA, il decreto dà attuazione alla norma prevista nel decreto Bollette (n.21/2026), volta a intervenire sul fenomeno della cosiddetta “saturazione virtuale” della rete. Stabilisce che Terna dovrà pubblicare e aggiornare ogni tre mesi, per ciascuna porzione della rete di trasmissione, la capacità massima addizionale disponibile per connettere nuovi impianti a fonti rinnovabili e sistemi di accumulo, con esclusione degli impianti off-shore. «Superiamo – spiega Pichetto – un modello che ha frenato lo sviluppo delle rinnovabili e introduciamo un meccanismo trasparente, dinamico e misurabile».

La coda dei 336 GW

La cifra di 336 GW dà la misura di un problema che non riguarda solo i grandi operatori. Il dato non va confuso con la potenza già in esercizio: si tratta di richieste di connessione, cioè di progetti che chiedono accesso alla rete, non di impianti già produttivi. Elettricità Futura, che rappresenta oltre il 70% del mercato elettrico nazionale, ha inviato al MASE, ARERA e Terna un documento di proposte per risolvere il problema della saturazione virtuale della rete di trasmissione. Il fatto che l’associazione principale del settore elettrico italiano abbia messo il tema al centro del confronto con i regolatori indica quanto la coda sia percepita come un freno allo sviluppo. Il decreto Pichetto trasforma una questione rimasta a lungo opaca in un obbligo di trasparenza: la capacità disponibile non sarà più un dato sporadico, ma un’informazione aggiornata ogni tre mesi per ciascuna porzione della rete.

La saturazione virtuale e lo specchio europeo

La risposta normativa nasce da un cortocircuito che ha frenato lo sviluppo delle rinnovabili e che in Europa non è più un’eccezione. Un’analisi di AFRY per Beyond Fossil Fuels ha osservato che, in otto mercati europei — Bulgaria, Cechia, Gran Bretagna, Germania, Grecia, Italia, Polonia e Spagna — le code di connessione a livello di distribuzione hanno raggiunto volumi tali da influenzare direttamente i costi di sistema e gli esiti di mercato. Il rapporto parla di un vincolo vincolante per i percorsi di decarbonizzazione. Il quadro europeo aiuta a capire perché il tema sia arrivato sul tavolo del Ministero: non siamo di fronte a un’anomalia italiana, ma a un problema che riguarda la transizione in più paesi. In questo contesto, il meccanismo introdotto in Italia non crea nuova capacità fisica, ma rende esplicito quanto spazio esiste davvero sulla rete: la cosiddetta saturazione virtuale smette di essere un vincolo opaco e diventa un dato misurabile.

Basterà il 150%?

La promessa del decreto si misura in cifre. Terna dovrà rendere disponibile una capacità di connessione complessiva pari almeno al 150% degli obiettivi di potenza al 2030 individuati nella Tabella 1 dell’Allegato C-bis del D.Lgs. n. 190/2024 e nei relativi aggiornamenti. Va ricordato che la soglia del 150% riguarda la capacità di connessione, non la produzione: sono due grandezze diverse. Un conto è rendere disponibile lo spazio in rete, un altro è che i progetti arrivino a costruzione e allacciamento. Il ritmo trimestrale degli aggiornamenti consentirà di verificare se la disponibilità dichiarata si traduce in connessioni effettive. Il primo test sarà il prossimo aggiornamento: se il 150% resterà un numero sulla carta, la coda dei 336 GW non si muoverà.

Il trend da seguire nei prossimi mesi è la prima pubblicazione trimestrale della capacità addizionale: se il 150% degli obiettivi 2030 diventerà numeri reali e non solo un adempimento, la coda dei 336 GW comincerà davvero a muoversi.