Idrogeno verde: la Ue punta a 20 milioni di tonnellate al 2030, ma i costi restano alti.

Nel 2025 gli europei hanno speso 336,7 miliardi di euro per importare combustibili fossili. Lo certificano i dati Eurostat ripresi da Innovation News Network. Stando al Clean Hydrogen Observatory, l’idrogeno rinnovabile costa tra 5,3 e 13 euro al chilogrammo, a seconda del luogo e del tipo di progetto; quello grigio convenzionale si ferma a 2,5-4,5 euro. Sostituire il gas con l’idrogeno non è mai apparso così lontano.

La promessa da 20 milioni di tonnellate contro una realtà da 2%

Il quadro normativo non manca. Già nel luglio 2021 il quadro normativo europeo sull’idrogeno era stato proposto dalla Commissione come parte del pacchetto Fit for 55. Nel 2022 la strategia REPowerEU fissava l’obiettivo di produrre 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile e importarne altre 10 entro il 2030: venti milioni complessivi.

I numeri del 2022 andavano però in un’altra direzione. L’idrogeno rappresentava meno del 2% del consumo energetico europeo e serviva soprattutto a produrre prodotti chimici, come plastica e fertilizzanti. Il 96% di quell’idrogeno era ottenuto dal gas naturale, con emissioni significative di CO2. In altre parole, la base di partenza era quasi interamente fossile, e il target decennale chiedeva di ribaltarla nel giro di pochi anni. La cornice normativa era pronta già nel 2021; il mercato non dava segnali di aver risposto.

L’ironia degli elettrolizzatori cinesi

Il problema non è normativo, ma economico. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la Cina è in procinto di dominare il mercato degli elettrolizzatori: ha il 60% della capacità produttiva globale, mentre l’Europa si ferma al 20%. Importare elettrolizzatori cinesi sembrerebbe la scorciatoia per abbattere i costi. I conti non tornano.

Installare elettrolizzatori cinesi in Europa riduce il CAPEX totale solo di circa il 20%, perché i costi locali, come l’installazione, erodono gran parte del vantaggio. I risparmi sui costi di produzione dell’idrogeno sono ancora più contenuti: l’elettricità è una componente di costo principale. Secondo l’European Policy Centre, i progetti di idrogeno rinnovabile non costituiscono un caso di business attraente, perché i costi dei combustibili fossili o dell’elettrificazione diretta restano relativamente bassi.

Chi paga il conto? Reti obsolete e tasse in bolletta

La promessa dell’idrogeno, intanto, convive con un sistema elettrico che invecchia. Secondo la Commissione europea, circa il 40% delle reti di distribuzione elettrica nell’Ue ha più di 40 anni. E in bolletta le tasse sono una voce pesante: secondo Eurostat, la tassazione rappresenta circa il 29% delle bollette elettriche medie per le famiglie e il 18% per quelle non domestiche.

Per famiglie e imprese la transizione energetica non è quindi un orizzonte futuro, ma un costo immediato. Resta una domanda: quanto a lungo l’Europa può permettersi di inseguire un idrogeno competitivo mentre nel 2025 ha versato 336,7 miliardi di euro per importare combustibili fossili? La strategia esiste sulla carta. I numeri, per ora, raccontano un’altra storia.