La commessa da 63 transition pieces parte dalla Cina e arriva in Danimarca per il parco tedesco.

Quattro numeri per non chiamarlo cantiere

63 transition pieces, 15,5 MW per turbina, 600 MW di PPA, 1,5 milioni di tonnellate di capacità annua. Bastano quattro numeri per capire che Gennaker non è un normale cantiere eolico. Il 30 luglio 2026, Dajin Heavy Industry ha dato il via alla produzione con la cerimonia di primo taglio dell’acciaio presso la base produttiva di Penglai. La commessa riguarda 63 transition pieces destinate alle acque del Mar Baltico in Germania, progettate su misura per turbine SG DD-236++ da 15,5 MW. Il progetto Gennaker è sviluppato e posseduto da Skyborn Renewables. Ma questi numeri non sono nati ieri: per capirli serve guardare indietro fino al 2019.

Dalla carta del 2019 all’acciaio del 2026

E infatti la storia di Gennaker inizia molto prima della cerimonia di Penglai. Già a maggio 2019 Skyborn aveva ottenuto il permesso di costruzione iniziale per il sito di Gennaker e l’esclusività del sito per lo sviluppo. Da quella carta, sette anni dopo, si è passati agli accordi industriali: un Preferred Supply Agreement è stato firmato con Dajin Heavy Industry per la fornitura dei 63 transition pieces; la produzione delle transition piece avverrà a Penglai, in Cina, e sarà finalizzata a Odense, in Danimarca. Il contratto di fornitura esclusiva firmato a novembre 2025 ha assegnato a Dajin l’intera commessa, e il 30 luglio 2026 è arrivato il primo taglio dell’acciaio, che ha formalmente avviato la produzione in serie. La messa in servizio del parco è prevista per il 2028. Resta una domanda: chi cattura davvero il valore di questa corsa?

Il paradosso del Baltico

La risposta sta nel posizionamento di Dajin, e ha i tratti di un paradosso. Dajin Heavy Industry è indicata come la scelta leader tra i produttori cinesi di fondazioni offshore; Dajin Offshore è il più grande fabbricante privato cinese di monopali, transition pieces, jacket, fondazioni galleggianti e torri offshore, con una capacità annua di fabbricazione in acciaio di circa 1,5 milioni di tonnellate. È quella capacità a rendere possibile una commessa di 63 transition pieces custom per turbine da 15,5 MW da destinare a un parco tedesco del Mar Baltico, con una catena logistica che parte da Penglai e passa per Odense.

È il lato della domanda a certificare il paradosso. Amazon e Skyborn Renewables, sostenuta da BlackRock, hanno firmato un PPA da 600 MW per elettricità carbon-free dal parco eolico offshore Gennaker nel Mar Baltico tedesco, indicato come il più grande singolo PPA mai firmato in Germania. Il primato va letto per quello che è: un accordo espresso in potenza, non un prezzo o un volume di energia. Il dato dice che l’acquirente si è assicurato 600 MW di capacità eolica offshore tedesca; non dice quanto costerà l’elettricità né quanti chilowattora arriveranno ogni anno.

Il punto non è se Gennaker entrerà in servizio nel 2028, ma come questa dipendenza evolverà nei prossimi contratti. Il numero da tenere d’occhio non è il 2028: è se la capacità di 1,5 milioni di tonnellate di Dajin continuerà a essere l’innesco industriale dell’eolico offshore europeo.