L’accordo parte da 200 MW pronti alla costruzione, ma la società punta su contratti commerciali

Il MACSE doveva essere la rete di sicurezza per lo stoccaggio italiano. Invece, secondo l’annuncio pubblicato su LinkedIn da Marco Alverà il 1° settembre, Zhero ha firmato un accordo quadro con Tesla Energy e H1 Holdings per circa 3 GWh di capacità di stoccaggio in Italia. La lettura strategica, come ricostruito dal Sole 24 Ore, è un’altra: una route to market commerciale indipendente dal regime di sostegno regolato.

Nell’annuncio si precisa che l’intesa parte da 200 MW di progetti ready-to-build e che Tesla Energy fornirà le batterie Megapack per i progetti.

I numeri della scommessa: 3 GWh fuori dal perimetro regolato

Zhero non parte da zero. Nel medesimo annuncio si legge che la società sta sviluppando più di 1,5 GW di progetti di stoccaggio su scala utility e sta espandendo la presenza nel mercato della flessibilità Commercial & Industrial con 250 MW in diverse fasi di sviluppo. L’accordo quadro con Tesla è la traduzione industriale di questa pipeline: circa 3 GWh di capacità, con una prima tranche da 200 MW pronta per la costruzione.

A pesare non è solo la dimensione, ma la struttura dell’offtake. Secondo la ricostruzione del Sole 24 Ore, gli accordi di lungo termine danno a Zhero una route to market merchant indipendente dal MACSE, il meccanismo italiano di sostegno regolato. Il MACSE poggia sul Decreto Legislativo 210/21, che recepisce il pacchetto europeo sul mercato dell’elettricità. In teoria, quel meccanismo serve a garantire ricavi stabili agli stoccaggi. Zhero, in pratica, scommette su contratti commerciali.

Resta una domanda: chi guida questa scommessa, e con quale concorrenza?

Il ritorno di Alverà e l’ombra della concorrenza

L’accordo con Tesla è il primo concluso da Zhero da quando Marco Alverà è tornato a un ruolo operativo a tempo pieno. Alverà è co-fondatore di Zhero ed ex amministratore delegato di Snam: una figura che porta con sé l’esperienza della grande infrastruttura gas, ora declinata sullo stoccaggio elettrico. La mossa ha un valore di segnale, perché arriva in un passaggio di identità aziendale. Daniele Moriconi, CEO della divisione Battery Storage di Zhero, parla di un percorso «da semplici sviluppatori a veri proprietari e operatori».

Ma il campo di gara è affollato. A giugno 2026, l’accordo pluriennale tra NatPower e Tesla prevede la fornitura di oltre 25 GWh di sistemi di accumulo BESS tra Italia e Regno Unito. È un ordine di grandezza molto superiore ai 3 GWh di Zhero. Nello stesso scenario, per il 2026 si profila una compressione dei margini nel mercato dello stoccaggio su scala utility: la concorrenza si intensifica e i prezzi sono sotto pressione per l’ingresso dei produttori cinesi.

Il contrasto è netto. La prima mossa di Alverà punta su una nicchia di controllo operativo; la concorrenza, invece, spinge sul volume e sulla riduzione dei costi. Se i margini calano, l’indipendenza dal MACSE diventa più costosa da sostenere.

Il 2026 alla prova: cosa succede ora?

Se la concorrenza comprime i margini, che cosa resta della promessa di indipendenza dal MACSE? L’accordo offre una rotta, non una garanzia. La route to market merchant libera Zhero dai vincoli del regime regolato, ma la espone per intero ai prezzi di mercato. Quando i produttori cinesi spingono sui prezzi e gli attori di grande scala saturano la domanda, i ricavi si assottigliano: è proprio lì che un ombrello regolato avrebbe assorbito parte del rischio.

Per Zhero il successo non si misurerà in gigawattora installati, ma nella capacità di resistere alla compressione dei margini senza rete di sicurezza regolata.