I due impianti hanno ottenuto il via libera ambientale, ma il passaggio dalla carta al cantiere resta la sfida decisiva

Il 28 agosto scorso, la notizia è passata quasi inosservata: il ministero dell’Ambiente aveva espresso giudizio positivo sulla compatibilità ambientale di due progetti agrivoltaici, per un totale di circa 75 MW. Il primo, da 61,2 MW, è di Cce Holding a Irsina, in provincia di Matera, Basilicata; il secondo, da 13,8 MW, è di Tep Renewables a Bondeno, in provincia di Ferrara, Emilia-Romagna. A darne conto era Staffetta Online. Sommati non sono pochi, ma nemmeno la notizia che da sola sposta l’ago della transizione. Eppure meritano attenzione: il punto non sono i megawatt, ma il tipo di progetto e la chimica autorizzativa che lo ha portato all’approvazione.

Due sì che contano: dentro le approvazioni di Irsina e Bondeno

Perché due impianti per un totale di circa 75 MW meritano attenzione? La risposta sta nel tipo di progetto, non solo nella potenza. Entrambi sono agrivoltaici: combinano produzione fotovoltaica e uso agricolo del suolo, una configurazione che negli ultimi anni ha assunto un peso specifico nelle istruttorie ambientali. Il progetto di Irsina fa capo a CCE Holding attraverso CCE Italia, società che sviluppa, realizza e gestisce grandi impianti fotovoltaici a terra in tutta Italia, come riportato dalla stessa CCE Holding. Già nel 2025 CCE Italia prevedeva di costituire una società separata dedicata all’agri-PV: un segnale che il segmento non è trattato come una semplice variante, ma come una linea di business con processi propri.

La direzione di marcia è coerente con gli obiettivi nazionali. Secondo i dati IEA PVPS, raggiungere l’obiettivo del PNIEC richiede una significativa espansione della capacità fotovoltaica: 79,2 GW installati e 97,6 TWh di elettricità prodotta ogni anno. In questo contesto, l’agrivoltaico diventa uno strumento per portare nuova potenza mantenendo l’uso agricolo del terreno. Resta però una domanda: i due via libera sono episodi isolati o il segno di un’accelerazione strutturale della macchina autorizzativa?

La macchina delle Via in overdrive

I numeri della Commissione Pnrr-Pniec aiutano a rispondere. Nei primi otto mesi del 2026 sono stati resi 308 pareri di Valutazione di Impatto Ambientale, con un incremento di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo indicava l’11 settembre scorso la Commissione Pnrr-Pniec, riferendo di un’intensificazione del lavoro sulle procedure Via da parte del ministero. I 308 pareri riguardano impianti a fonti rinnovabili per circa 19,5 GW di potenza e investimenti superiori a 36 miliardi di euro.

La Via è il passaggio che verifica la compatibilità ambientale di un progetto prima della realizzazione. Un volume di 308 pareri in otto mesi, con un salto del 40% sull’anno precedente, indica che l’ufficio non sta semplicemente smaltendo arretrati: sta processando una pipeline di progetti rilevante. Per uno sviluppatore questo cambia i tempi attesi e, di conseguenza, il rischio associato alla fase autorizzativa. Ma c’è un confine da non sottovalutare: un parere favorevole non equivale a un cantiere aperto. La domanda successiva è se l’accelerazione amministrativa basti a garantire che i progetti arrivino davvero alla costruzione.

Dalla carta al cantiere: il confronto con chi è già partito

Il confronto con il progetto di European Energy in Sicilia aiuta a rispondere. Nel caso di Vizzini, l’azienda ha avviato la costruzione di un impianto agrivoltaico da 225,5 MW, con una decisione finale di investimento superiore a 200 milioni di euro. Rispetto ai 61,2 MW di Irsina, è una scala più che tripla; rispetto ai 13,8 MW di Bondeno, più di sedici volte. Il dato non è soltanto dimensionale: Vizzini ha superato la fase che separa la carta dal cantiere, chiudendo la decisione di investimento e avviando i lavori.

La differenza tra i due progetti approvati a fine agosto e quello siciliano è tutta qui. Un parere Via favorevole è una condizione necessaria, ma non sufficiente: serve poi la decisione finanziaria, il contracting, la cantierizzazione. Il fatto che CCE Italia abbia pianificato una società dedicata all’agri-PV suggerisce che chi sviluppa sta organizzando le competenze per coprire l’intera catena, non solo l’iter autorizzativo. Per installatori e sviluppatori il segnale è chiaro: la fase dei permessi si sta sbloccando, ma la competizione si sposta sulla capacità di trasformare i pareri favorevoli in cantieri reali. Resta da vedere se i via libera di Irsina e Bondeno seguiranno lo stesso percorso di Vizzini o resteranno, almeno per un po’, sulla carta.

Il vero indicatore per l’agrivoltaico italiano non è il singolo via libera, ma la capacità di convertire i pareri favorevoli in costruzioni. Per chi progetta o installa, la conclusione è concreta: l’autorizzazione ambientale sta accelerando, ma la selezione si gioca ora sull’esecuzione.