Con il decreto FER X la potenza si calcola sommando i moduli, e gli impianti sovradimensionati superano il megawatt

Un impianto con 1,2 MWp di moduli e un inverter da 0,9 MW: fino al 7 agosto 2026 restava sotto la soglia dell’accesso diretto. Da quel giorno, la somma dei soli moduli lo proietta oltre 1 MW e lo consegna alle aste. A determinare il salto è la nuova aritmetica introdotta dal decreto FER X a regime: come spiega l’analisi di Ludovica Terenzi, la potenza di un impianto fotovoltaico ora si misura sommando la potenza dei soli moduli.

La nuova aritmetica della potenza

Il quadro FER X per l’Italia è disciplinato dal decreto ministeriale n. 194 del 18 giugno 2026, pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il 6 agosto scorso ed entrato in vigore il giorno successivo. La Commissione europea, con decisione dell’8 giugno scorso, aveva ritenuto la misura di aiuto compatibile con il mercato interno e non aveva sollevato obiezioni.

Prima del cambio, la definizione del transitorio assumeva il minor valore tra la somma dei moduli, lato corrente continua (CC), e la potenza del gruppo di conversione cc/ca, lato corrente alternata (CA). Di fatto, il tetto veniva fissato sull’AC: si poteva installare più potenza in moduli di quanta ne convertisse l’inverter, purché la conversione restasse sotto la soglia. Ora quelle tolleranze spariscono e conta soltanto la somma dei moduli.

Il cambio non è solo burocrazia: cambia la grandezza con cui si decide se un impianto sta dentro o fuori dal megawatt. Nel FER X il megawatt è la linea che separa l’accesso diretto dalle procedure competitive; con la vecchia definizione lato AC, un inverter da 0,9 MW o da 1 MW era il punto di riferimento. Con la nuova, a contare sono i moduli.

Effetto soglia: chi finisce in asta

Il cambio di formula non è neutro. Riprendiamo l’impianto dell’esempio: 1,2 MWp di moduli, inverter da 0,9 MW. Sotto la definizione del transitorio risultava a 0,9 MW in AC, quindi dentro la soglia dell’accesso diretto, fissata a ≤1 MW. Con la nuova regola, la potenza di picco dei soli moduli lo porta a 1,2 MW in CC, oltre il megawatt. Una parte degli impianti sovradimensionati — quelli con più moduli dell’inverter, una scelta progettuale comune per produrre di più nelle ore di bassa insolazione — scivola così dalle soglie dell’accesso diretto e della tariffa omnicomprensiva, sotto i 200 kW, verso le procedure competitive, con effetti su cauzioni, tempi e graduatorie.

Il passaggio alla somma delle capacità dei moduli, come riportato da QualEnergia nella sua analisi, porta molti impianti oltre la soglia di 1 MW, obbligandoli alle aste o al ridimensionamento. Italia Solare ha segnalato costi aggiuntivi e ritardi causati dal nuovo calcolo della potenza lato DC. Per i progetti sopra 1 MW, il sostegno viene assegnato tramite aste competitive basate sul prezzo di esercizio richiesto dagli sviluppatori per realizzare ciascun progetto.

In pratica, con il tetto sull’AC l’impianto sovradimensionato poteva entrare in accesso diretto; con il tetto sulla sola potenza dei moduli, il margine di sovradimensionamento si trasforma in un biglietto d’ingresso per le aste. Ogni kWp installato oltre la soglia non è più una riserva di produzione: è la grandezza che decide la procedura di sostegno e i relativi costi.

Il trade-off sul campo

Per chi progetta e installa, il conto reale è un bivio: ridimensionare i moduli per restare sotto la soglia dell’accesso diretto, oppure accettare le procedure competitive. Ridimensionare significa rinunciare a potenza installata e produzione; partecipare alle aste significa sostenere i costi e i ritardi segnalati da Italia Solare, oltre a cauzioni e tempi di graduatoria.

Il quadro dentro cui si sceglie è fissato dal decreto: per il fotovoltaico il contingente è di 10 GW, il prezzo di esercizio di riferimento è a 80 €/MWh e il termine finale del meccanismo coincide con il 31 dicembre 2030, come indicato da Ludovica Terenzi. Resta da vedere se contingentamento e prezzo di esercizio basteranno a compensare i ritardi accumulati nella fase di avvio.

Per chi installa e gestisce, la potenza non è più un dato neutro: è una leva che decide il destino economico di un impianto. Ogni kWp in più può significare accesso diretto o procedura competitiva.