L’accordo con European Energy e Mitsui fa di Shell il quinto acquirente dell’impianto danese, che produce 42.000 tonnellate l’anno
Shell è stata individuata come quinto acquirente del metanolo prodotto nell’impianto di Kassø, in Danimarca. Lo riferisce una fonte pubblicata lo scorso 2 settembre, secondo cui European Energy e Mitsui hanno messo in fila la major petrolifera tra gli acquirenti del metanolo del loro impianto. In sostanza, Shell comprerà metanolo a base di idrogeno verde da un progetto danese. La notizia dice una cosa; la strategia della stessa Shell ne racconta un’altra.
Il quinto acquirente che non vuole chiamarsi pioniere
Secondo TradeWinds, la strategia di Shell per i carburanti marini mette LNG e bio-LNG davanti agli e-fuels. Prima il gas naturale liquefatto e le sue versioni bio, poi i carburanti sintetici. Eppure l’e-metanolo di Kassø è esattamente un e-fuel: idrogeno verde e anidride carbonica trasformati in un liquido che può alimentare navi, mezzi pesanti e processi industriali. Shell non è la prima major ad accostarsi a un progetto del genere, né la prima a tenere insieme due linee che faticano a parlarsi. Ma la tensione è lì: da un lato il gas naturale come prima scelta per il bunkeraggio, dall’altro la decisione di diventare il quinto acquirente di un carburante che quella scelta la mette in discussione. La domanda, a questo punto, non è se Shell creda nell’e-metanolo, ma cosa significhi davvero per chi produce a Kassø.
Kassø, 42.000 tonnellate e una nave: i vincitori della prima ora
Per capire se il paradosso regge, servono i numeri. L’impianto di Kassø è il primo al mondo a produrre e-metanolo su scala commerciale, con una capacità produttiva annua di 42.000 tonnellate. La stessa European Energy, nel comunicato con cui ha annunciato l’inaugurazione a maggio 2025, lo ha definito il primo impianto di e-metanolo su scala commerciale al mondo. Il progetto include anche un parco solare, che fornisce l’elettricità rinnovabile per la produzione di idrogeno verde.
I vincitori della prima ora sono European Energy e Mitsui, che hanno costruito l’impianto, e Maersk. Il gruppo danese dello shipping ha dichiarato di voler utilizzare l’e-metanolo dell’impianto per alimentare la Laura Mærsk, la prima portacontainer al mondo in grado di funzionare a metanolo. Anche qui i numeri ridimensionano l’annuncio: 42.000 tonnellate all’anno sono poche rispetto al consumo globale di carburanti marini, e Shell è solo il quinto acquirente. La produzione va suddivisa tra più soggetti, e non basta a fare di questo accordo un mercato di massa.
Oltre le navi: RED III e la domanda fantasma
Se Kassø è solo l’inizio, il vero banco di prova è altrove. Secondo European Energy, l’impegno pluriennale dimostra che un mercato reale e in crescita per il metanolo rinnovabile esiste, con le imprese che cercano la conformità alla direttiva RED III e modi credibili per ridurre le emissioni dei carburanti e dei processi industriali. La stessa fonte aggiunge che il mercato si sta maturando e diversificando oltre i carburanti marini, verso carburanti per i trasporti e prodotti chimici.
Il confronto con l’altro numero serve a pesare la notizia. Una volta operativo, il progetto BLRE produrrà oltre 500.000 tonnellate di metanolo verde all’anno. Sono più di dieci volte la capacità di Kassø. Questo non toglie valore al primo impianto commerciale, ma dice quanto sia presto per parlare di mercato maturo. La domanda vera è un’altra: quanto di questa crescita è domanda reale dei clienti e quanto è preparazione a una scadenza normativa?
Un impegno pluriennale, come lo descrive European Energy, non è una svolta: è una scommessa vincolata ai volumi. La domanda che resta è se 42.000 tonnellate bastino a trasformare una nicchia in una strategia, o se restino una concessione alla compliance.




