Le vendite di caldaie murali sono scese del 15,7% nel 2025, mentre restano 9 milioni di apparecchi obsoleti

Nel 2025 le caldaie murali vendute in Italia si sono fermate a 769.090 unità, il 15,7% in meno rispetto alle 911.899 del 2024. È il dato che Assotermica, nella documentazione pubblicata il 15 settembre 2026, ha rilanciato nei propri comunicati stampa: a questo si sommano circa 9 milioni di apparecchi obsoleti, con efficienza inferiore alle soluzioni oggi disponibili. Sostituirli tutti ridurrebbe i consumi di gas fino al 20%, tagliando 5,5 miliardi di metri cubi. La posta in gioco, per chi progetta e installa impianti di riscaldamento, non è simbolica.

Il -15,7% che spiega la partita

La flessione da 911.899 a 769.090 unità in dodici mesi non è un semplice aggiustamento di stagione: segnala che il comparto dei generatori di calore sta assorbendo un cambiamento strutturale. Il problema non è soltanto il volume delle vendite. In Italia si contano circa 9 milioni di apparecchi obsoleti, con livelli di efficienza inferiori rispetto alle soluzioni oggi disponibili e con un impatto energetico e ambientale più elevato. Assotermica stima che sostituire questo parco vetusto porterebbe a un taglio di 5,5 miliardi di metri cubi di gas, pari al 20% dei consumi. È dentro questo scarto tra potenziale di risparmio e realtà installata che si inserisce la proposta dell’industria: non abbandonare la rete, ma tentare di riconvertirla.

I numeri sul mercato arrivano dall’allarme lanciato da Assotermica sulla forte contrazione del comparto: il parco installato di apparecchi obsoleti resta il nodo centrale, perché ogni caldaia sostituita oggi non è una questione neutrale dal punto di vista dell’infrastruttura energetica.

La scommessa multi-tecnologica: biometano e ibridi contro il phase-out

La risposta dell’industria a questo scenario non è un semplice no al cambiamento, ma una proposta che punta a rimettere in gioco la rete del gas. Assotermica propone un modello multi-tecnologico: la rete esistente può mantenere la sua funzionalità utilizzando biometano e sistemi ibridi factory-made. Il presidente Giuseppe Lorubio lo spiega così: «Con la domanda elettrica in forte crescita, trainata anche dai data center, la rete gas esistente può mantenere la sua funzionalità attraverso biometano e sistemi ibridi factory-made, per una transizione più sostenibile nei costi e nei tempi». In concreto, la rete non verrebbe smantellata: verrebbe alimentata con gas rinnovabili e affiancata da apparecchi ibridi già costruiti in fabbrica, riducendo i costi di riconversione per gli edifici.

Questa posizione trova convergenze sul fronte della distribuzione. Secondo l’articolo dell’ANSA pubblicato il 14 aprile 2026, Proxigas e Assotermica hanno firmato un accordo per una decarbonizzazione sostenibile: l’intesa, firmata da Pier Lorenzo Dell’Orco e Giuseppe Lorubio, mira a valorizzare il ruolo dei gas rinnovabili per consentire ai consumatori di contribuire alla transizione energetica riducendo le emissioni, coniugando fattibilità tecnica e sostenibilità economica per i cittadini. Assotermica ha accolto con favore anche la flessibilità di bilancio europea per rafforzare sicurezza energetica e decarbonizzazione; per Lorubio occorre sostenere tutte le tecnologie efficienti e rinnovabili per accelerare la transizione energetica e rafforzare la competitività europea.

Sulla direttiva RED III, che secondo la documentazione diffusa dall’associazione entra in vigore il 3 agosto estendendo gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici, Assotermica chiede che si proceda con gradualità, neutralità tecnologica e strumenti per sostenere cittadini e imprese. L’assemblea dei soci ha intanto eletto il nuovo Consiglio Generale e nominato vicepresidenti Valentina D’Acunti, Mauro Farronato ed Ettore Rossi, in una fase in cui l’associazione prova a consolidare la propria linea industriale.

A che punto siamo davvero per chi installa

Dalle promesse tecnologiche alle conseguenze pratiche il passo è breve. Già dal 1° gennaio 2025 sono terminati gli incentivi finanziari per le caldaie autonome alimentate da combustibili fossili; stando alla direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, i boiler a combustibili fossili saranno gradualmente eliminati. In parallelo, dall’inizio del 2025 i governi dell’UE non possono più sovvenzionare o incentivare la vendita di caldaie a combustibili fossili autonome.

Il vincolo più lungo lo fissa il diritto europeo: entro il 2040 gli Stati membri devono pianificare una completa eliminazione delle caldaie a combustibili fossili. Per chi oggi deve sostituire un generatore di calore, il calcolo non riguarda solo il prezzo di acquisto: una caldaia a gas autonoma è già fuori dagli incentivi, mentre una soluzione ibrida o un impianto allacciato a gas rinnovabile può dialogare con la rete esistente. La domanda resta aperta: tra rete gas riconvertita ed elettrificazione, chi guiderà la transizione? Il confronto europeo sulle date di eliminazione mostra che la finestra per il gas convenzionale si sta restringendo.

La rete gas può ancora avere un ruolo, ma solo se la transizione tecnica — biometano e ibridi factory-made — corre più veloce del phase-out normativo. Per chi installa e gestisce impianti, il messaggio è chiaro: ogni caldaia sostituita oggi è una scelta tra gas riconvertito e vettori alternativi, con incentivi che non torneranno.