Il decreto fissa 80 €/MWh di riferimento e 10 GW, ma il prezzo d’asta può scendere.
Da 56,825 a 80 €/MWh: +40,8% nel passaggio dall’asta di dicembre 2025 al decreto pubblicato lo scorso 6 agosto. Il nuovo decreto FER X ha stabilito per il fotovoltaico un contingente di 10 GW e un prezzo di esercizio di riferimento di 80 €/MWh. Un livello che molti operatori non si aspettavano, soprattutto alla luce dei risultati della prima asta FER X, i cui esiti erano stati pubblicati a dicembre 2025 e che si era chiusa a un prezzo medio di 56,825 €/MWh.
Per capire il salto occorre distinguere i piani: 10 GW è un contingente di potenza, cioè capacità installata; 80 €/MWh è il prezzo dell’energia incentivata, non una bolletta né una garanzia automatica di ricavo per tutti i progetti. In un’asta competitiva il prezzo medio può scendere sotto il riferimento, come è già accaduto a dicembre 2025.
Un prezzo che sale del 40%
Il decreto pubblicato lo scorso 6 agosto traduce in cifre il rialzo. Oltre al contingente di 10 GW per il fotovoltaico e al prezzo di esercizio di riferimento di 80 €/MWh, sono previste due maggiorazioni del prezzo di aggiudicazione: +27 €/MWh per gli impianti realizzati in sostituzione di coperture in eternit o amianto e +10 €/MWh per quelli su specchi d’acqua. Gli impianti fotovoltaici collocati in posizione utile in graduatoria dovranno entrare in esercizio entro 36 mesi.
Il meccanismo riservato agli impianti di potenza pari o inferiore a 1 MW cesserà di applicarsi il 31 dicembre 2030, oppure decorsi sessanta giorni dal raggiungimento del contingente di 10 GW, a seconda di quale condizione si verifichi prima. È una finestra lunga, ma con un limite di capacità esplicito.
Il confronto con la prima asta rende evidente il cambio di passo: a dicembre 2025 il prezzo medio era stato di 56,825 €/MWh, quasi 23 euro in meno rispetto al nuovo riferimento. Non è un aggiornamento tecnico di poco conto: è una revisione al rialzo del 40,8%.
Il paradosso: pagare di più per dipendere meno
La spiegazione sta nel cambio di fase. Il decreto Fer X transitorio era entrato in vigore il 28 febbraio 2025 ed è rimasto valido fino al 31 dicembre 2025, sostenendo impianti a fonti rinnovabili con costi di generazione vicini alla competitività di mercato: fotovoltaico, eolico, idroelettrico e gas residuati dai processi di depurazione. Quel meccanismo è scaduto; il decreto definitivo arriva dopo e deve fare i conti con un mercato diverso.
Qui si inserisce una scelta industriale esplicita: il prezzo di aggiudicazione più alto è una revisione deliberata al rialzo, pensata per continuare ad attrarre progetti solari. In parallelo, il decreto prevede aste separate che escludono i componenti solari di produzione cinese. In altre parole, si paga di più per provare a dipendere meno da forniture che non si vogliono incentivare. Il paradosso è solo apparente: il prezzo più alto è il costo della selezione.
Ma un prezzo di riferimento più alto non basta. Serve capire quanta capacità arriverà davvero in rete e con quali tempi; il vincolo dei 36 mesi per l’entrata in esercizio sarà il primo filtro.
27,15 GW in palio: l’asta di dicembre è il vero test
Il rialzo non è un fine a sé stesso: è parte di un disegno più ampio. La Commissione europea ha approvato un pacchetto da 23 miliardi di euro di aiuti di Stato per sostenere la diffusione delle rinnovabili in Italia. L’obiettivo è aggiungere 37,15 GW di capacità di generazione alla rete italiana, portando la capacità rinnovabile totale a quasi il 50% in più rispetto ai livelli precedenti.
Di questi 37,15 GW, gli impianti fino a 1 MW possono accedere direttamente al meccanismo di supporto fino alla fine del 2030, per un contingente complessivo di 10 GW. I restanti 27,15 GW saranno assegnati tramite aste tra il 2026 e il 2028; in totale sono previste sette aste per le quattro tecnologie, con la prima fissata a dicembre 2026.
È qui che si vedrà se il mercato accetterà il nuovo prezzo di riferimento o tornerà a spuntare ribassi. La prima asta FER X di dicembre 2025 aveva già mostrato che il prezzo medio può scendere ben sotto il riferimento: 56,825 €/MWh a fronte di un nuovo riferimento di 80 €/MWh. La domanda, per dicembre 2026, è se quegli 80 €/MWh diventeranno il nuovo equilibrio di mercato o un tetto che gli operatori sono disposti a sfidare.
Tenete d’occhio il prezzo medio della prima asta FER X di dicembre 2026: dirà se il rialzo è stato assorbito dal mercato o se la competizione lo ha già superato.




