L’avviso del Comune, pubblicato ad agosto 2026, ha già spostato la scadenza al 25 ottobre
741.320.000 euro e 13.000 punti di ricarica rapida nei centri urbani. Sono i numeri dell’Investimento 4.3 del PNRR sull’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica. Poi guardi Trieste: ad agosto 2026 è stato pubblicato un avviso pubblico per la presentazione di manifestazioni di interesse per l’installazione, la gestione e la manutenzione di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici su aree di proprietà comunale. Le linee guida che individuano le aree risalgono al 2025. E la scadenza dell’avviso è già stata prorogata al 25 ottobre 2026. La transizione elettrica, si scopre, non è solo una questione di colonnine: è soprattutto una questione di tempi che si allungano.
La scadenza che si allunga
L’avviso del Comune di Trieste è arrivato ad agosto 2026, ma il percorso parte da più lontano. Le aree comunali destinate alle colonnine sono individuate nelle linee guida approvate con delibera di giunta comunale n. 74/2025: un atto dell’anno precedente, che definisce il quadro territoriale dentro cui gli operatori devono collocare le proprie proposte. L’avviso, pensato per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di soggetti privati, ha già subito una modifica dei tempi: la scadenza è stata prorogata al 25 ottobre 2026. Il fatto che un ente locale allunghi i termini prima ancora di completare la raccolta delle candidature dice qualcosa sulla distanza tra la pianificazione nazionale e la capacità di un singolo comune di metterla in pratica: la prima produce target e importi, la seconda procede con avvisi che rischiano di restare aperti più del previsto.
Il PNRR promette 13mila punti rapidi, ma Trieste cerca ancora operatori
Il dato nazionale è sintetizzabile in due cifre: 741.320.000 euro di importo complessivo per l’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica e 13.000 punti di ricarica rapida nei centri urbani, come previsto dall’Investimento 4.3 del PNRR. Il metodo locale è diverso. Il Comune di Trieste cerca operatori privati disponibili a installare, gestire e mantenere le colonnine su aree pubbliche. È questo il meccanismo dell’avviso: le aree sono comunali, l’esecuzione viene affidata a chi risponde alla manifestazione di interesse. Non è un’anomalia: è il modello prevalente, in cui la mano pubblica mette a disposizione lo spazio e il privato si assume costi e gestione.
Qui sta il nodo che Motus-E descrive con realismo. Gli operatori della ricarica, spiega l’associazione, stanno portando avanti, sostanzialmente da soli, con responsabilità e impegno, un processo di infrastrutturazione strategico per il Paese. Un processo per il quale non è più rinviabile un reale coordinamento tra tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti. Parole che arrivano da chi il settore lo vive dall’interno: se gli operatori stessi chiedono un coordinamento, vuol dire che oggi quel coordinamento non c’è.
Il contrasto non sta solo nei numeri, ma nella direzione di marcia. Da una parte un obiettivo nazionale definito a monte, con un importo che sfiora i tre quarti di miliardo. Dall’altra un avviso comunale che, ad agosto 2026, cerca ancora operatori disponibili e già ha dovuto spostare in avanti il termine. Chi deve decidere se passare all’elettrico si trova davanti a un sistema in cui la promessa è nazionale e l’attuazione è affidata a soggetti privati che, per ammissione dello stesso settore, operano in uno spazio di coordinamento che non è mai diventato reale.
Chi resta in attesa
Se gli operatori fanno da soli, la domanda è semplice: chi risponde alle esigenze di cittadini e imprese che aspettano una rete affidabile? L’avviso di Trieste è una manifestazione di interesse: non assegna finanziamenti, non impegna il Comune a costruire nulla con risorse proprie, non dà agli operatori garanzie oltre alla messa a disposizione delle aree. È lo strumento minimo di un processo che, per funzionare, richiederebbe un coordinamento che a oggi resta sulla carta.
La conseguenza è facile da formulare e complicata da risolvere. Il PNRR fissa obiettivi nazionali; i comuni procedono con avvisi e proroghe; i privati devono decidere se investire in un contesto in cui i tempi pubblici non sono mai certi. E chi aspetta una colonnina sotto casa, o un punto di ricarica rapida per lavorare, si trova a fare i conti con una rete che cresce per iniziativa dei singoli, non per disegno pubblico. Con queste premesse, la domanda resta aperta: chi coordinerà davvero la rete di ricarica, e con quali tempi, per chi deve decidere oggi se passare all’elettrico?




