Il sistema ibrido con fotovoltaico ed eolico costa 0,237 CNY/kWh contro 0,189 del solo fotovoltaico

Duecento kilowatt di fotovoltaico, 200 kW di eolico, 100 kWh di batteria. Non è la configurazione più economica, ma è quella che porta una comunità da 1.000 kWh al giorno al 70,8% di autosufficienza. Perché? Lo spiega uno studio pubblicato su pv magazine lo scorso agosto, che ha modellato sistemi ibridi e standalone nelle città cinesi di Karamay e Kashgar, entrambe nello Xinjiang, con una domanda media di elettricità di 1.000 kWh al giorno, circa 365 MWh all’anno.

L’autosufficienza del 70,8%: il dettaglio tecnico che fa la differenza

Il dato di partenza è la combinazione. Il sistema ibrido composto da 200 kW di fotovoltaico, 200 kW di eolico e una batteria da 100 kWh raggiunge un tasso di autosufficienza (SSR) del 70,8% per una comunità che consuma 1.000 kWh al giorno. In termini annuali significa che la parte autoconsumata e accumulata copre più di due terzi del fabbisogno; il resto arriva dalla rete. I due sistemi standalone, presi singolarmente, restano molto più indietro: il fotovoltaico da solo si ferma al 58,2% e ha bisogno di 152,6 MWh all’anno dalla rete; l’eolico standalone arriva al 58,0% e richiede 153,2 MWh all’anno.

Il contesto geografico aiuta a leggere il risultato. Karamay, una città storicamente dipendente dal petrolio nel nord della regione, è oggi orientata all’eolico e al solare; Kashgar, nel sud-ovest, presenta un profilo diverso. Lo Xinjiang, del resto, ha margini enormi: nel periodo 2015-2025, il potenziale teorico annuo della generazione fotovoltaica è stato stimato in circa 113,5 PWh, mentre applicando i vincoli di idoneità del territorio il potenziale tecnico scende a 71,4 PWh, circa il 63% del valore teorico. Anche in una regione con risorse abbondanti, la quantità di energia realmente sfruttabile si riduce di quasi un terzo quando si considerano i vincoli territoriali.

Il 70,8% ha però un costo preciso, che si misura in yuan per kilowattora.

Il conto economico: il fotovoltaico standalone vince, ma non basta

Il prezzo arriva con il costo livellato dell’energia. Lo studio ha calcolato che il fotovoltaico standalone ha l’LCOE più basso: 0,189 CNY/kWh, contro 0,237 CNY/kWh per il sistema ibrido PV-eolico e 0,291 CNY/kWh per il solo eolico. In altre parole, il sistema che garantisce la massima autosufficienza costa 0,048 CNY/kWh in più rispetto al solo fotovoltaico. È un divario contenuto in valore assoluto, ma su 365 MWh all’anno di domanda il differenziale si accumula.

Il confronto tra le due città rende il trade-off più concreto. «Karamay mostra un SSR più alto e un LCOE più basso, ma soffre di un curtailment maggiore; Kashgar mantiene un tasso di autoconsumo più alto, ma un SSR più basso e una minore competitività economica», spiegano i ricercatori. Tradotto: dove c’è più vento e più sole, il sistema ibrido produce di più ma deve anche tagliare più energia quando la rete non la assorbe; dove il consumo locale è più allineato alla produzione, si perde meno energia ma la resa complessiva e il costo finale non sono altrettanto favorevoli. Il curtailment è il rovescio della medaglia dell’abbondanza rinnovabile: potenza che non si può immettere né accumulare.

Il fotovoltaico standalone vince sul costo ma non basta a chi vuole ridurre la dipendenza dalla rete: lascia infatti il 41,8% del fabbisogno annuale nelle mani della rete. L’ibrido copre il 70,8% ma paga un sovrapprezzo. È il cuore della scelta: quanto vale l’energia non prelevata dalla rete?

Sul campo: cosa cambia per chi progetta tra costi globali e transizione

La risposta non è solo locale. I numeri cinesi vanno letti accanto alla traiettoria globale dei costi. Secondo le stime IRENA riportate da pv magazine, nel 2025 i costi dell’eolico con accumulo in configurazione firm, cioè con erogazione stabilizzata dall’accumulo, andavano da circa 59 dollari per MWh in Inner Mongolia fino a 88-94 dollari per MWh in Brasile, Germania e Australia; le proiezioni al 2030 li collocano tra 49 e 75 dollari per MWh. C’è un elemento coerente con lo studio dello Xinjiang: la competitività dell’accumulo resta legata al costo del capitale e ai profili di vento e sole, e il divario tra regioni è ampio.

La transizione energetica pulita della Cina, secondo un’analisi di Ember, sta accelerando e approfondendosi nonostante le tensioni geopolitiche e le pressioni economiche interne. Per chi progetta comunità energetiche nello Xinjiang il punto è un altro: il sistema ibrido non è la soluzione più economica, ma è quella che massimizza l’autosufficienza. Va scelto quando l’indipendenza dalla rete vale più del differenziale di costo; va scartato quando si insegue il costo minimo dell’energia.

Alla fine, il trade-off è tutto in quelle due cifre: 0,189 e 0,237 CNY/kWh. Il fotovoltaico standalone è la via più economica, l’ibrido serve dove l’indipendenza dalla rete vale più del differenziale di costo. Quel divario di 0,048 yuan per kilowattora è la misura concreta del trade-off sul campo.