Il ritorno all’utile è arrivato insieme a 1,6 miliardi di accantonamenti per i difetti di qualità

Ad agosto, come documentava Windpower Monthly, Siemens Gamesa ha riportato il primo risultato positivo dall’anno fiscale 2022. Ma quel segno più convive con un altro dato, meno rassicurante: 1,6 miliardi di euro accantonati per rimediare ai difetti di qualità. Due mesi dopo, il paradosso merita di essere guardato da vicino.

Perché il ritorno all’utile non è, da solo, un punto d’arrivo. È il punto di partenza di un risanamento che deve fare i conti con costi straordinari, una ristrutturazione avviata e un mercato eolico diviso a metà. La domanda, per chi segue la transizione, non è se l’utile sia tornato: è se il pareggio promesso per il 2026 basti a reggere l’urto.

Un utile costruito sugli accantonamenti

La notizia che si legge nei comunicati ha un contorno ingombrante. Nel terzo trimestre, precisa Siemens Energy, sono stati considerati oneri per spese future pari a 1,6 miliardi di euro per porre rimedio ai problemi di qualità. In altre parole, il primo risultato positivo dal 2022 arriva nello stesso trimestre in cui l’azienda mette sul piatto una cifra enorme per riparare ciò che non ha funzionato.

Siemens Gamesa ha avviato misure di ristrutturazione con l’obiettivo di raggiungere il pareggio entro il 2026 e poi tornare a una crescita profittevole. L’azienda sostiene di essere sulla buona strada per il break-even nel 2026. Tradotto: il ritorno all’utile annunciato ad agosto non è la normalità ritrovata, ma il primo mattone di un percorso che ha ancora davanti a sé la parte più pesante dei costi di qualità e della riorganizzazione. Il fatto di essere “sulla buona strada” è, per ora, un’autodichiarazione: i 1,6 miliardi di oneri per la qualità suggeriscono che la strada sia più lunga di quanto il segno più del trimestre lasci intendere.

Quando un’azienda annuncia un target, la prima domanda da farsi è con quali risorse e con che tempi. Qui le risorse sono in parte già assorbite dagli accantonamenti, i tempi sono segnati dal 2026. Eppure un’azienda non vive solo dei propri conti: il confronto con i concorrenti dice quanto il recupero sia condizionato dal mercato.

Vestas accelera, gli altri arrancano

Se il risanamento interno è la prima variabile, la seconda è il campo di gioco. E qui la fotografia è spaccata. Da un lato Vestas: il trimestre si è chiuso con ricavi a 4,7 miliardi di euro e un margine EBIT prima delle voci speciali del 9,4 per cento. La casa danese ha registrato un order intake di 3,4 miliardi di euro e un backlog combinato di 76,9 miliardi, e ha alzato le previsioni per l’intero anno.

Dall’altro lato, i conti di GE Vernova raccontano una storia diversa. Gli ordini da 1,2 miliardi di dollari sono diminuiti del 40 per cento su base organica, a causa dei minori equipaggiamenti nell’onshore. E le perdite EBITDA di segmento sono cresciute per i minori volumi dell’onshore e i maggiori costi dei progetti offshore, solo in parte compensate dai servizi onshore.

Insomma: mentre Vestas macina ordini e alza la guidance, altri attori del settore arretrano. È esattamente il contesto in cui Siemens Gamesa deve dimostrare che il suo piano regge.

Il pareggio 2026 basta alla transizione?

Il target del 2026 è ormai un punto fermo. Ma la posta in gioco è più alta del pareggio di una singola azienda. Se il break-even è un traguardo minimo, la transizione eolica europea ha bisogno di volumi e affidabilità che vanno oltre i conti di Siemens Gamesa. Con quali risorse e con che tempi, appunto. La risposta non è nei numeri di agosto, ma nei prossimi trimestri.

I prossimi trimestri diranno se il risanamento di Siemens Gamesa regge l’urto della concorrenza e dei costi di qualità, o se il pareggio 2026 resterà un’illusione per la transizione europea.