Il fondo aveva 20 milioni di euro ma le richieste ne valevano 120: la domanda resta sei volte l’offerta

Trenta secondi per la transizione

Il secondo bando EAG per gli investimenti in fotovoltaico si è chiuso lo scorso 30 giugno con quasi 28.000 domande presentate. Secondo l’annuncio ufficiale del ministero dell’economia, solo circa 3.000 richieste possono essere finanziate: le altre 25.000 restano fuori. In pratica, poco più di una domanda su dieci troverà copertura.

Il divario è nei numeri. Per il secondo bando erano disponibili circa 20 milioni di euro — 12 dalle risorse ordinarie e 8 da fondi residui. Le richieste presentate, però, valgono circa 120 milioni: sei volte tanto. Stando a quanto riferito da ORF, il fondo si è esaurito in circa 30 secondi; da PV Austria il conteggio sale a 33. Il tempo di un semaforo, appunto.

Il punto non è solo la velocità con cui si chiude il rubinetto. Il punto è capire se si tratta di un incidente isolato o del sintomo di un cortocircuito più profondo.

Il cortocircuito viene da lontano

Il dato di giugno non è un’anomalia. A guardare i numeri, il nuovo fotovoltaico installato in Austria mostra un netto arretramento: il dato citato da Vera Immitzer parla di 1.634 megawatt, il 22% in meno rispetto al 2024. Ancora più distanti i 2.476 megawatt del 2023, il record degli ultimi anni. In due anni, il ritmo si è ridotto di circa un terzo.

Non è un problema di domanda assente, semmai il contrario. Nel 2026, un bando EAG precedente aveva già raccolto quasi 29.000 domande: erano previsti 40 milioni di euro tra fotovoltaico e sistemi di accumulo, ma le richieste sono arrivate a circa 135 milioni, più di tre volte la dotazione. La coda, insomma, è cronica.

In mezzo c’è un paradosso: i costi scendono, la fame di sussidi no. Secondo Fraunhofer ISE, i prezzi dei moduli fotovoltaici sono diminuiti di circa il 90% tra il 2010 e il 2020. Eppure il sostegno pubblico resta conteso. La nuova legge EAG va nella direzione di ridurre la posta per ciascun beneficiario: l’intensità massima del finanziamento per il fotovoltaico scenderà dal 30% al 20% a partire dal 2027. Per chi riesce a entrare, il sostegno sarà più contenuto; per gli altri, la porta resterà altrettanto stretta.

E qui tornano le 25.000 domande rimaste fuori a giugno. Cosa succede a chi aveva già progettato un impianto, e alle imprese di installazione che su questi bandi hanno costruito il proprio lavoro? Il cortocircuito non è solo finanziario: è di pianificazione.

Oltre lo stop-and-go: il bivio

Di fronte a questo andamento, imprese e consumatori chiedono un cambio di rotta. Da PV Austria arriva la richiesta di superare il meccanismo dei bandi-lampo, puntando su incentivi fiscali e ammortamenti per più pianificazione: più certezza per consumatori e installatori, meno rincorse a un fondo che si svuota in mezzo minuto.

La Germania ha preso la strada opposta. Il governo tedesco ha approvato una riforma che elimina le tariffe feed-in garantite per i nuovi piccoli impianti su tetto, sotto i 25 kilowatt: secondo il ministro dell’economia è un cambiamento di approccio volto a ridurre i costi e a favorire l’integrazione nel mercato. Niente più prezzo garantito, insomma: chi produce energia solare dovrà confrontarsi con il mercato.

Restano due strade, opposte. Da una parte un sostegno pubblico che continua ad attrarre più domanda dei fondi disponibili; dall’altra il ritiro progressivo del sostegno, con l’idea che il fotovoltaico debba camminare da solo. In Austria la domanda resta aperta: continuare a finanziare bandi che si esauriscono in trenta secondi, o ripensare davvero il sostegno al fotovoltaico. La Germania ha già voltato pagina. Qui, per ora, cambia solo la velocità con cui si chiude il rubinetto.