Il piano prevede 3500 veicoli elettrici e 875 stazioni di ricarica, ma l’accumulo fotovoltaico riguarda solo 21 caserme

Tremilacinquecento mezzi 100% ecologici, totalmente elettrici, ricaricati attraverso 875 stazioni alimentate da pannelli fotovoltaici. È l’obiettivo previsto per la flotta del Corpo nazionale dei vigili del fuoco nell’ambito del PNRR. Ma quando l’energia deve essere immagazzinata, la scala cambia di colpo. La gara pubblicata su TED, la piattaforma degli appalti dell’Unione europea, riguarda la realizzazione di impianti fotovoltaici con accumulo su 21 caserme, distribuite tra Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Lazio. Il paradosso è nella differenza tra i due numeri: 875 punti di ricarica previsti, 21 siti con capacità di stoccaggio.

A leggere i documenti di programma, l’ambizione non manca. Secondo quanto illustrato dal Corpo nazionale, l’acquisizione di 3500 veicoli classificabili come 100% ecologici, totalmente elettrici e ricaricati attraverso 875 stazioni alimentate da pannelli fotovoltaici. Un parco di pronto intervento che, almeno sulla carta, dovrebbe smettere di dipendere dai carburanti fossili per appoggiarsi all’energia prodotta sul posto. L’annuncio regge finché si resta sul numero dei mezzi. Si complica quando si passa all’ultimo miglio dell’infrastruttura, quello che decide se l’energia c’è quando serve.

Numeri verdi, magazzini vuoti

È qui che il divario diventa misurabile. L’accumulo fotovoltaico — la capacità di conservare l’energia prodotta dai pannelli e renderla disponibile quando serve — è previsto su 21 caserme, distribuite tra Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Lazio. Non un’infrastruttura diffusa, ma un perimetro circoscritto a cinque regioni del Mezzogiorno e al Lazio. Il dato va letto accanto all’altro: 875 stazioni di ricarica a fronte di 21 siti con accumulo. Il che significa che gran parte della ricarica dei 3500 veicoli elettrici dovrebbe poggiare su punti di alimentazione privi, nel loro insieme, di una capacità di stoccaggio dedicata.

È legittimo immaginare che una gara sia un primo lotto, non necessariamente l’orizzonte finale. Ma tra il target dichiarato e l’infrastruttura messa a gara la distanza è ampia, e i numeri non la nascondono. Qui non si discute la sensatezza della transizione: si discute il rapporto tra annuncio e attuazione. Un conto è dire quanti mezzi si comprano.
Un altro è dire dove e come si produce, si conserva e si rende disponibile l’energia per farli muovere.

Invitalia e il Mezzogiorno: chi vince, chi perde

Chi governa questa partita? La risposta passa da un soggetto preciso. Già a settembre 2022, il decreto-legge Aiuti ter aveva identificato Invitalia quale soggetto qualificato per l’avvio e la gestione di procedure per Accordi Quadro relative all’affidamento dei servizi tecnici e dei lavori legati agli interventi PNRR, come documentato dall’analisi pubblicata da Anci. Tradotto: l’agenzia pubblica è la centrale di committenza che muove i cantieri del Corpo nazionale. È un passaggio collocato quasi quattro anni prima della gara pubblicata su TED nell’agosto 2026. Serve a ricordare che dietro la singola procedura non c’è un’iniziativa estemporanea, ma un binario amministrativo già tracciato dal legislatore.

E i territori? Il perimetro delle 21 caserme è tutto meridionale, con l’eccezione del Lazio: Campania, Calabria, Puglia, Basilicata. Vuol dire che il primo banco di prova dell’elettrificazione dei vigili del fuoco si gioca in cinque regioni, mentre il resto del territorio nazionale non è coperto da questo intervento. Per i cittadini e le imprese delle aree coinvolte l’effetto può essere concreto: caserme con una capacità di generare e trattenere energia propria. Per tutti gli altri resta la domanda su tempi e estensione dell’intervento.

Tempi e territorio: il cantiere aperto

E arriviamo al nodo finale: quando si materializzeranno davvero colonnine e impianti di accumulo? La gara pubblicata su TED all’inizio di agosto 2026 fotografa un processo iniziato con un decreto del 2022. Quattro anni tra l’individuazione di Invitalia come soggetto attuatore e la pubblicazione della procedura per le 21 caserme. È un tempo che va letto per quello che è: il PNRR ha scadenze precise, e ogni gara è solo un passaggio intermedio verso i cantieri. La differenza tra mezzi acquistati ed energia realmente disponibile nelle caserme resta il vero banco di prova. E, a oggi, il conto tra annunci e realizzazioni è ancora aperto.

La transizione ecologica dei vigili del fuoco non si misurerà nei mezzi acquistati, ma nell’energia disponibile dove serve. Il conto è ancora aperto.