Il biometano non rientra tra i carburanti ammissibili all’articolo 36b del GBER, quindi gli aiuti restano limitati

Due numeri, in Lituania, spiegano meglio di molti discorsi l’incrocio tra le regole europee sugli aiuti di Stato e il mercato del biometano. Il primo è 16 milioni di euro: la dotazione di una finestra finanziata dal Climate Change Programme, aperta dal 29 luglio al 27 novembre attraverso il sistema APVIS, destinata a sostenere gli investimenti nella produzione di biometano e nell’upgrading del biogas. Il secondo è 300.000 euro: il tetto de minimis entro cui, secondo la ricostruzione pubblicata il 29 agosto da InfoErdve, può muoversi chi vuole acquistare un veicolo alimentato a biometano. Il divario non è tecnico: è scritto nell’articolo 36b del GBER.

Il paradosso dei 300mila euro

La richiesta lituana, rinnovata a fine agosto, rende visibile l’asimmetria. Il ministero dell’Ambiente ha chiesto alla Commissione europea di consentire un sostegno statale più ampio per i veicoli a biometano. Vuole che il biometano venga aggiunto ai carburanti ammissibili ai sensi dell’articolo 36b del GBER, la norma che nella formulazione descritta dalla fonte include solo veicoli elettrici e a idrogeno. Per la seconda volta il ministero si è rivolto al Competition Council, l’autorità nazionale per la concorrenza e gli aiuti di Stato, chiedendogli di sollecitare un chiarimento alla Commissione. La richiesta di aprile non era stata recepita nella bozza di revisione.

Il sostegno per i veicoli a biometano, infatti, può essere concesso solo nel quadro de minimis europeo: di norma 300.000 euro per una singola impresa nell’arco di tre anni. Una cifra che può coprire l’acquisto di pochi mezzi o una piccola parte di una flotta. Dall’altro lato, come indicato nei documenti del programma lituano, i 16 milioni sono destinati al sostegno agli investimenti per la produzione di biometano e/o all’upgrading del biogas. Sono due strumenti separati: si finanzia la produzione del gas, ma non la domanda che potrebbe assorbirlo nei trasporti.

Perché il biometano resta fuori

Perché un gas che l’Unione europea vuole portare a 35 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030 non può ricevere, sui mezzi che lo usano, aiuti superiori al de minimis? La risposta non è tecnica, è regolatoria. L’articolo 36b copre gli aiuti all’investimento per l’acquisto di veicoli puliti o a zero emissioni e per la modifica dei veicoli, ma l’elenco dei carburanti ammissibili si ferma a elettrico e idrogeno. Il biometano, pur essendo un gas rinnovabile, non è compreso in quell’elenco.

Il calendario, del resto, è definito: secondo la Commissione europea, l’adozione del GBER rivisto è prevista per la fine del 2026, con entrata in vigore il 1° gennaio 2027. La richiesta lituana, presentata ad aprile e rinnovata a fine agosto, si inserisce in una revisione più ampia. Non è solo Vilnius a chiedere un intervento sulla mobilità: anche la Confederation of Swedish Enterprise, nella consultazione sul GBER, ha chiesto di rivedere le disposizioni su veicoli e infrastrutture di ricarica o rifornimento per sostenere meglio la transizione del parco veicoli europeo. La palla, insomma, è nelle mani della Commissione europea.

Il numero da tenere d’occhio: 37 miliardi

La questione non è solo lituana. Il biometano è un tassello della strategia europea: la Commissione europea indica che la produzione dell’Unione, sia come biogas sia nella versione purificata, deve raggiungere 35 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2030. Per arrivarci, il fabbisogno di investimenti stimato per il periodo è di 37 miliardi di euro. Trentacinque miliardi di metri cubi è un volume di produzione annua, non una potenza installata; 37 miliardi è una stima di spesa complessiva per il periodo, non un costo annuale. Serve a dimensionare la scala del mercato, non a leggere un singolo prezzo.

Secondo la Commissione europea, il biometano può anche servire a diversificare le forniture di gas dell’Unione, eliminando la dipendenza dai combustibili fossili russi e riducendo l’esposizione dei consumatori alla volatilità dei prezzi del gas naturale. Dentro questo quadro, il nodo dell’articolo 36b non è un dettaglio: se i veicoli a biometano restano esclusi dalla lista dei carburanti ammissibili, il sostegno pubblico alla domanda resta schiacciato sul de minimis, mentre la produzione può contare su strumenti ben più robusti. In Lituania, i 16 milioni del Climate Change Programme viaggiano su un binario separato rispetto ai 300.000 euro per impresa. Il rischio è che si finanzi il gas senza finanziare il suo utilizzo.

Il prossimo numero da tenere d’occhio, allora, non è un prezzo ma una data: il 1° gennaio 2027. Se la revisione del GBER, attesa per la fine del 2026, non allargherà l’articolo 36b ai veicoli a biometano, la Lituania si troverà ancora a finanziare la produzione di un gas senza una strada regolatoria per farlo circolare nei trasporti. La distanza tra 16 milioni e 300.000 euro resterà esattamente quella che è: un problema scritto nelle regole, non nella tecnologia.