Lo scorso agosto, la Romania ha vissuto uno stress test estivo che ha messo a nudo la fragilità elettrica del Sud-Est Europa. Con il Danubio a livelli storicamente bassi, il paese aveva spento entrambe le unità nucleari di Cernavoda e dichiarato lo stato di emergenza energetica, come ricostruito da Montel News. Il dato che dà la misura della dipendenza: secondo il Guardian, la Moldova dipende dalle importazioni rumene per fino al 60% del suo deficit elettrico. Tradotto in termini concreti: quando la Romania perde produzione, non è soltanto un problema rumeno.

Il nucleare spento dall’acqua che non c’è

Il 5 agosto 2026, le immagini del Danubio vicino alla centrale di Cernavoda mostravano già il problema: il fiume era sceso a livelli storicamente bassi. Nuclearelectrica annunciò che l’unità 1 veniva spenta e disconnessa dal Sistema Energetico Nazionale a causa del livello senza precedenti del Danubio, provocato da una grave siccità. In concreto, l’unità 1 era stata fermata a fine luglio 2026 e la seconda unità a metà agosto.

Per tutto agosto, la Romania aveva dichiarato lo stato di emergenza energetica e aveva chiesto a imprese e famiglie di ridurre i consumi nelle ore di punta. Sempre secondo il Guardian, le case automobilistiche Dacia e Ford avevano sospeso la produzione. Il paradosso è evidente: una fonte di energia pensata per produrre in modo continuo si è fermata non per un guasto tecnico, ma per la scarsità d’acqua nel fiume da cui dipende. La crisi di agosto, però, non nasce dal nulla: era già scritta nei prezzi e nelle strutture del mercato.

Il 2024 non era un’eccezione: era uno specchio

La siccità ha fatto da detonatore, ma il quadro dei prezzi racconta una storia più lunga. Come segnalato in un rapporto sull’Europa sud-orientale, nel 2025 i livelli dei prezzi elettrici non hanno raggiunto i massimi registrati nel 2024; eppure le differenze di prezzo tra Europa sud-orientale e centrale sono proseguite per tutto il 2025 e anche nei primi mesi del 2026. È questo il dettaglio che conta: se il problema fosse stato soltanto la siccità del 2024, con il calo dei prezzi medi il divario si sarebbe dovuto ridurre. Non è accaduto.

Secondo ACER, gli sviluppi osservati nel 2024 non erano solo il risultato di circostanze eccezionali, ma riflettevano anche sfide strutturali che interessano la regione. In altre parole, il 2024 non va letto come un incidente isolato, ma come uno specchio delle fragilità che il Sud-Est Europa si porta dietro. Il fermo di Cernavoda dell’estate 2026 si inserisce in questo quadro: ha reso immediatamente visibile il vincolo idrico e ha avuto ripercussioni immediate sulla Moldova, che dipende in larga parte dalle importazioni rumene per coprire il proprio fabbisogno.

Quale indicatore ci dirà se il sistema regge?

Se il 2024 ha mostrato la struttura, cosa aspettarsi per i prossimi mesi? La risposta non va cercata solo nel livello del Danubio. Il trend si misurerà nella persistenza del differenziale di prezzo tra Sud-Est e Centro Europa: finché resterà ampio, la fragilità strutturale continuerà a pesare su famiglie e industrie. La domanda non è se il fiume risalirà, ma come il sistema affronterà il prossimo shock.