Riciclo pannelli solari: centinaia di milioni di tonnellate a fine vita, ma pareggio commerciale non prima del 2035-2040
La transizione energetica ha anche un lato fisico: montagne di moduli fotovoltaici a fine vita. Un’analisi pubblicata a fine agosto su QualEnergia.it cita uno studio secondo cui entro il 2060 si potrebbero accumulare tra 297 e 402 milioni di tonnellate di pannelli esauriti. Non è una quantità astratta: stando alla stessa elaborazione, una gestione adeguata del riciclo potrebbe generare benefici economici netti cumulati tra 529,1 e 935,5 miliardi di dollari. C’è anche una proiezione leggermente diversa, citata nello stesso testo, che stima oltre 400 milioni di tonnellate di rifiuti fotovoltaici nel mondo al 2060. L’ordine di grandezza, al netto delle differenze, è lo stesso: il problema esiste, arriverà in ritardo rispetto all’installazione dei pannelli e va preso sul serio.
Ma quei numeri, da soli, non dicono chi pagherà per trasformare un costo ambientale in un beneficio economico. È la domanda più scomoda, e merita di restare al centro.
Le proiezioni: tanto vetro, poco valore immediato
Il tema non nasce adesso. Il rapporto End-of-Life Management: Solar Photovoltaic Panels di IRENA e IEA-PVPS, descritto come la prima proiezione dei volumi di rifiuti da pannelli al 2050, stimava 78 milioni di tonnellate globali entro metà secolo, per lo più vetro. Se i materiali recuperati fossero interamente reimmessi nell’economia, il loro valore potrebbe superare i 15 miliardi di dollari entro il 2050. È una cifra più prudente rispetto ai 529-935 miliardi netti dello studio citato da QualEnergia, ma la direzione è identica: il flusso di rifiuti fotovoltaici crescerà con anni di ritardo rispetto alla diffusione dei moduli. Il punto non è se ci sarà materiale da trattare — le proiezioni concordano che ce ne sarà — ma se il sistema sarà pronto a trattarlo quando arriverà, e a quali condizioni.
Il pareggio arriva dopo il 2035: prima è una questione di politica
Qui si inserisce l’avvertimento di John Laurence Esguerra, professore assistente alla Linköping University e coautore dello studio citato dalle fonti. Il riciclaggio dei moduli fotovoltaici, secondo Esguerra, non sarà commercialmente redditizio prima del 2035-2040 circa. «Gli impianti di riciclaggio e le normative richiedono un decennio o più per essere istituiti, e abbiamo scoperto che il riciclaggio non raggiungerà il pareggio prima del 2035-2040 circa», ha spiegato. In altre parole, il mercato da solo non basta: in questo decennio il sostegno politico è la variabile decisiva, perché le infrastrutture e le regole non si costruiscono in pochi mesi.
Esguerra mette il dito su un altro punto, meno citato: efficienza ed equità non vanno automaticamente di pari passo, e questa è la tensione centrale dello studio. Un impianto efficiente non garantisce che i benefici del riciclo vengano distribuiti in modo equo. Si può riciclare bene e comunque scaricare i costi iniziali su consumatori o contribuenti, mentre il valore dei materiali recuperati finisce altrove. Quando si leggono i miliardi di possibili benefici netti, andrebbe chiesto con quali risorse si arriva al pareggio e chi copre le perdite degli anni in cui il riciclo non sta in piedi da solo. È la domanda che si applica a molti annunci di target: con quali tempi, e con quali soldi.
Il caso francese: recuperi al 90%, ma i volumi sono ancora piccoli
Un esempio concreto viene dalla Francia. Nell’articolo pubblicato da pv-magazine ad agosto si riporta che Soren ha supervisionato il trattamento di oltre 12.736 tonnellate di pannelli nel 2025, con un tasso di recupero superiore al 90%. È un dato reale, non una simulazione. Soren, secondo quanto riportato, risultava collaborare con i partner di riciclo Envie 2E, Galloo, Rosi, RVE e First Solar.
Il dato va letto con un po’ di scetticismo utile. Dodicimila tonnellate sono poche se confrontate con i 78 milioni previsti al 2050 o con le centinaia di milioni al 2060. Un tasso di recupero del 90% risponde alla domanda tecnica — quanto materiale viene separato — ma non a quella economica: quanto costa farlo, chi acquista il vetro e i metalli recuperati, e quanto è stabile la catena commerciale. La Francia mostra che impianti e partnership esistono; non dimostra ancora che il sistema possa reggere una crescita di ordini di grandezza senza sussidi o regole ad hoc.
In definitiva, le proiezioni e il caso francese raccontano la stessa storia. Il riciclo dei moduli fotovoltaici è tecnicamente possibile e potenzialmente redditizio sulla carta, ma il pareggio commerciale arriva solo dopo il 2035-2040. Chi annuncia benefici per centinaia di miliardi dovrebbe spiegare anche chi paga il primo decennio, con quali regole e con quali garanzie sui flussi in ingresso. Altrimenti il rischio non è che non si ricicli, ma che si ricicli tardi, male, e scaricando le perdite su chi ha meno strumenti per difendersi.




