La Commissione propone di ridurre del 90% le emissioni allo scarico, compensando il resto con e-fuel e acciaio verde
Le autovetture e i veicoli commerciali leggeri sono responsabili rispettivamente di circa il 16% e il 3% delle emissioni totali di CO2 dell’UE, secondo i dati della Commissione europea. È su questo segmento che l’Unione ha costruito una delle promesse più impegnative della sua politica climatica: dal 2035 le nuove auto con motore a combustione dovrebbero sparire. Ma la Commissione europea ha proposto di allentare quel vincolo. Dal 2035 in poi, secondo la proposta, i costruttori dovranno rispettare un obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico del 90%, mentre il restante 10% dovrà essere compensato con acciaio a basse emissioni di carbonio prodotto nell’Unione, o con e-fuel e biocarburanti. Il 90% di un divieto non è un divieto: è il trionfo della contabilità climatica.
Il divieto che non è più un divieto
Nel 2023 l’UE ha raggiunto un accordo che vieta di fatto le nuove auto con motore a combustione dal 2035. L’intesa ha chiuso una disputa sull’uso degli e-fuel dopo il 2035, consentendo di immatricolare auto dopo quella data solo se il carburante utilizzato è esclusivamente carbon neutral. Era già un compromesso pensato per Berlino, ma la pressione tedesca ha continuato a spingere oltre. Il cancelliere Merz ha esortato la Commissione europea a modificare il divieto del 2035 sulle nuove auto con motore a combustione.
I numeri raccontano che qualcosa si muoveva già. Tra il 2019 e il 2024 le emissioni medie delle nuove autovetture registrate in Europa sono diminuite del 28%, quelle dei furgoni del 9%; nel 2024 le auto elettriche a batteria e ibride plug-in rappresentavano rispettivamente il 14,5% e il 6,4% delle immatricolazioni di auto e furgoni nuovi nell’UE, in Norvegia e Islanda. Ma la flessibilità proposta sposta l’asticella. Non è un dettaglio tecnico: la Commissione europea ha proposto di consentire alle case automobilistiche di continuare a vendere auto con motore a combustione, nonostante l’obiettivo UE di eliminare le auto inquinanti entro il 2050. Ma chi festeggia e chi vede un pericolo?
Chi vince e chi perde: industria, ambiente, concorrenza
La proposta non è neutra: distribuisce costi e benefici in modo asimmetrico. Per l’industria europea, soprattutto per i costruttori che hanno accumulato ritardi sull’elettrico, è una boccata d’ossigeno. Sigrid de Vries, direttrice generale dell’ACEA, l’associazione europea dei costruttori di automobili, ha dichiarato che le proposte riconoscono giustamente la necessità di maggiore flessibilità e neutralità tecnologica per il successo della transizione verde. Tradotto: più tempo, meno vincoli.
Per l’ambiente e per chi ha già investito nell’elettrico, il conto è diverso. Secondo Transport & Environment, l’allentamento dell’obiettivo sulle emissioni comporterebbe fino al 25% in meno di veicoli elettrici a batteria venduti nel 2035. Non è una stima marginale: è un taglio a un mercato che nel 2024 valeva il 14,5% delle immatricolazioni di auto e furgoni nuovi. È il motivo per cui T&E legge la proposta come un via libera alla continuità del motore a combustione, nonostante l’obiettivo UE di togliere dalle strade le ultime auto inquinanti entro il 2050.
E la Cina? I costruttori automobilistici, secondo Transport & Environment, chiedono all’UE di chiudere un occhio per ritardare gli investimenti in auto completamente elettriche. Ma se l’Europa vuole mantenere una possibilità di competere con la Cina nella corsa globale agli EV, deve resistere a qualsiasi tentativo di indebolire i fattori di utilità. Il ragionamento è semplice: ogni anno di flessibilità concessa ai motori tradizionali è un anno in cui i produttori cinesi consolidano il vantaggio sulle batterie e sui veicoli elettrici a batteria.
Il 2035: scadenza o clausola di fuga?
Resta una domanda: cosa significa per chi comprerà un’auto nel 2035? Se le regole cambiano ogni cinque anni, come possono le imprese pianificare gli investimenti e i consumatori scegliere? La proposta della Commissione non abolisce formalmente il 2035, ma lo trasforma in un obiettivo negoziabile: il 90% di riduzione allo scarico, con il resto compensato altrove. La differenza tra un traguardo e una clausola di fuga sta tutta qui. Il 2035 è dietro l’angolo: sapremo dire se era un traguardo o una bandiera bianca?




