La domanda dei data centre cresce del 15% all’anno, ma i tempi dei trasformatori dettano il ritmo

Le celle a batteria costano oltre l’80% in meno rispetto al 2013; in mercati come Germania e Pakistan il solare ad autoconsumo si ripaga in meno di tre anni. Eppure, lo scorso 9 luglio, al Solarplaza Summit Italy 2026, Gerard Reid — co-fondatore e partner di Alexa Capital — ha spostato il discorso su un collo di bottiglia diverso: non il prezzo dell’energia pulita, ma la capacità di alimentare i data centre della Quinta Rivoluzione Industriale. È quanto emerge dall’analisi pubblicata da Solarplaza il 4 agosto 2026 dedicata alla sua relazione.

La fame elettrica della Quinta Rivoluzione Industriale

Reid non usa mezzi termini. «Credo che siamo all’inizio della Quinta Rivoluzione Industriale, che sarà la più grande trasformazione tecnologica ed economica della nostra vita», ha scritto nel report pubblicato su Substack. Non sarà guidata da una sola tecnologia, ma dalla convergenza di intelligenza artificiale, robotica, automazione, calcolo avanzato e infrastrutture sempre più intelligenti; «la linfa vitale di tutto questo sarà l’elettricità». I numeri della domanda danno forma alla promessa. Secondo i dati dell’IEA sull’energia e l’IA, il consumo globale di elettricità dei data centre è destinato a raddoppiare fino a circa 945 TWh entro il 2030 nello scenario base, con una crescita di circa il 15% all’anno dal 2024 al 2030: oltre quattro volte più rapida di quella del consumo elettrico complessivo di tutti gli altri settori. Qui sta il paradosso da cui parte Reid: la tecnologia pulita è già economica, ma la corsa non è vinta. Se le celle costano oltre l’80% in meno rispetto al 2013 e il fotovoltaico ad autoconsumo si ripaga in meno di tre anni, il problema non è quanto costa produrre un kilowattora pulito, ma se riusciamo a produrlo e a consegnarlo abbastanza in fretta.

La fisica non scala come il software

La domanda cresce del 15% all’anno, ma la risposta non è solo questione di gigawatt annunciati. OpenAI punta da sola a 250 GW di capacità energetica entro il 2033: un ordine di grandezza da grande utility, non da singolo operatore cloud. Già nel settembre 2025 Sam Altman, CEO di OpenAI, aveva quantificato l’obiettivo in un memo interno in cui dichiarava di voler costruire fino a 250 gigawatt di capacità di calcolo entro il 2033, come si legge in un’analisi di Tom’s Hardware.

Ma quei gigawatt non si comprano a tavolino. Secondo un’analisi dell’IEA sui colli di bottiglia, l’implementazione dell’IA si scontra sempre più con una serie di vincoli fisici che limitano il ritmo di espansione dei data centre nel breve termine. Le catene di fornitura per tecnologie energetiche come turbine a gas e trasformatori, così come quelle per chip avanzati e componenti IT, si sono irrigidite nel corso dell’ultimo anno. Non è un limite di budget: sono i tempi di consegna di trasformatori, turbine e semiconduttori a dettare la velocità massima.

Reid allarga il ragionamento alla struttura stessa del sistema elettrico europeo. Al summit ha sostenuto che la stagione di stabilità dell’Europa continentale — costruita su gas importato a basso costo, filiere globalizzate, tassi di interesse bassi e sicurezza esternalizzata — è terminata. Il confronto è netto: da una parte una convergenza tecnologica che ha bisogno di elettricità, dall’altra un’infrastruttura e una filiera che non si dilatano al ritmo del software.

Un gigawatt qua, un gigawatt là

La risposta, per ora, non è un unico grande piano ma una somma di mosse distribuite. Amazon ha aggiunto al suo portafoglio di acquisti di energia carbon-free un accordo per comprare 1,9 gigawatt fino al 2042 dall’impianto nucleare di Talen Energy a Susquehanna, in Pennsylvania. Sul fronte distribuito, il crollo dei costi hardware ha portato i periodi di ammortamento del solare ad autoconsumo sotto i tre anni in mercati come Germania e Pakistan: per chi installa impianti è la prova che il freno non sta più nel prezzo dei moduli o delle batterie, ma nella velocità con cui i progetti riescono a entrare in esercizio.

È il trade-off che resta sul tavolo per progettisti, installatori e gestori di reti: da un lato la domanda dei data centre cresce del 15% all’anno e punta a 945 TWh entro il 2030; dall’altro i singoli gigawatt si sommano con tempi fisici e di filiera che non seguono le roadmap del software. La Quinta Rivoluzione Industriale non è un problema di costo dell’energia pulita, ma di scala e velocità: per chi installa e gestisce impianti, la finestra aperta dal crollo dei prezzi delle celle — oltre l’80% in meno dal 2013 — si chiuderà se la fisica e le filiere non seguiranno la fame dei data centre. Resta da capire quanto tempo rimanga prima che la somma dei singoli gigawatt diventi sufficiente.