Il picco serale riflette il costo del gas importato, mentre a mezzogiorno il prezzo scende per la maggiore offerta rinnovabile

Il mercato elettrico day-ahead turco di fine agosto dice una cosa precisa: nelle ore serali, tra le 18 e le 21 ora locale, un megawattora è stato prezzato a 4.500 lire turche, mentre a mezzogiorno è sceso a 2.699,99 lire. Un differenziale di circa il 66% tra l’ora più cara e quella più economica, fotografato dai dati ufficiali sul mercato day-ahead diffusi in quei giorni, che non è un caso: è la firma del costo marginale del gas importato.

L’anatomia di un picco serale

I numeri della seduta day-ahead dicono molto. Il prezzo più alto, 4.500 lire per megawattora, si concentra tra le 18 e le 21 ora locale, mentre il minimo di 2.699,99 lire arriva a mezzogiorno. La media aritmetica è stata calcolata a 3.634,98 lire e quella ponderata a 3.675,22 lire: il divario tra le due mostra che i volumi scambiati si addensano nelle ore in cui il prezzo è maggiore. Anche il confronto con la seduta precedente rivela la stessa struttura: martedì il massimo era stato di 4.295 lire alle 20, con un minimo di 1.499,97 lire a mezzogiorno. Nel frattempo il volume di scambio è cresciuto del 23,7% rispetto al giorno prima, toccando circa 2,71 miliardi di lire, secondo l’Energy Exchange Istanbul. Non è poca cosa: una liquidità in aumento rende il segnale di prezzo meno volatile e più rappresentativo.

Il dettaglio tecnico sta nel differenziale tra mezzogiorno e sera. Quando il sole cala, la domanda sale e l’offerta rinnovabile si riduce: resta il parco termoelettrico a coprire il picco, e il prezzo si sposta verso l’alto. Ma perché quel picco serale è così più alto del minimo di mezzogiorno? La risposta sta nel modo in cui si forma il prezzo all’ingrosso.

Gas importato: il prezzo marginale che non molla

Per capirlo bisogna guardare al costo marginale. La struttura del mercato turco è nota: i prezzi al dettaglio sono controllati dallo Stato, ma i prezzi all’ingrosso sono pesantemente influenzati dal costo del gas importato. In un meccanismo marginalista, l’offerta più costosa chiamata a soddisfare la domanda fissa il prezzo per tutte le altre; nelle ore serali, quando la domanda cresce e il fotovoltaico smette di produrre, quella risorsa è normalmente il gas importato. Il risultato è il picco a 4.500 lire contro il minimo di mezzogiorno.

Eppure i dati del 2025 raccontano un paradosso misurabile. Già nel corso di quell’anno, la generazione da fonti rinnovabili ha ridotto i prezzi all’ingrosso di circa il 23% durante le ore di picco dei consumi rispetto ai combustibili fossili. Nei periodi di bassa domanda elettrica nazionale l’impatto è stato ancora più marcato, con prezzi fino al 45% inferiori. In altre parole, laddove le rinnovabili coprono una quota maggiore della domanda, il prezzo marginale si abbassa; dove non bastano, il gas importato riprende la regia. Il mercato segnala così un problema strutturale: la dipendenza dal fossile non è solo una questione di volumi, ma di chi determina l’ultimo megawattora accettato.

Aumenti tariffari: il paradosso in bolletta

Il conto arriva nelle tariffe. L’Autorità di regolamentazione del mercato energetico ha annunciato un aumento del 25% delle tariffe elettriche per i consumatori residenziali. Per i settori dei servizi pubblici e privati l’aumento è stato del 15%, mentre gli utenti industriali hanno subito un rincaro del 10%. Le tre categorie non vengono trattate allo stesso modo: il carico maggiore ricade sui consumatori residenziali, seguiti dai servizi e dall’industria. È un trasferimento del costo del sistema direttamente su chi consuma nelle ore in cui il prezzo all’ingrosso è più rigido e meno coperto dall’offerta rinnovabile.

Il paradosso è tutto qui: il mercato all’ingrosso segnala che le rinnovabili possono calmierare i prezzi, ma le tariffe finali continuano a salire. Finché il gas importato fissa il prezzo marginale nelle ore critiche, installare e gestire rinnovabili resta l’unica leva per ridurre il costo in quelle stesse ore. Ma il beneficio va misurato sul campo, non sulla carta.