La soglia dei 200 euro era già comparsa ad agosto, ma ora anche le medie settimanali la superano
205,52 euro al MWh. Per la seconda volta in un’estate il prezzo dell’energia elettrica sulla borsa italiana ha superato i 200 euro. Lo segnala Staffetta Quotidiana, negli scambi di fine agosto: era già successo per il 5 agosto, quando il Pun giornaliero aveva toccato quota 207,84 euro. Non è un incidente isolato, ma una soglia che torna a fare capolino.
Oltre la soglia dei 200: da picco a livello
Il 2 settembre il Pun Index Gme ha raggiunto 212 euro al MWh, superando il picco del 5 agosto di 207 euro, come riporta Il Sole 24 Ore. Nella prima settimana di settembre, nel periodo fra il 31 agosto e il 6 settembre, il prezzo all’ingrosso in Italia ha avuto una media di 202,89 euro, sopra i 200, secondo i dati del Gme. La progressione dei mesi estivi racconta l’altra metà della storia: il prezzo medio mensile era 119 euro a maggio, 132 a giugno, 157 a luglio, 180 ad agosto.
La soglia dei 200 si ripete quindi non solo nei picchi giornalieri, ma anche nelle medie settimanali. Il 5 agosto poteva sembrare un episodio; a inizio settembre è diventato un livello.
Le molle del prezzo: gas e clima
La soglia si ripete, ma la spiegazione non è solo nella domanda estiva. Ad agosto 2026 i prezzi medi mensili sono aumentati in tutti i principali mercati elettrici europei, come rileva AleaSoft Energy Forecasting. In Italia l’aumento del costo dell’elettricità è dovuto al rialzo delle quotazioni del gas a seguito della guerra in Iran — la corrente è prodotta in gran parte con il metano — e ai consumi elevati per il forte uso di aria condizionata. Su scala globale, i prezzi di petrolio e gas sono cresciuti per la guerra in Iran e per le interruzioni al traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, come riporta Euronews.
Il precedente del 2021 mostra che la dinamica è nota, ma con un mix diverso. Nella relazione annuale 2021 del GME, il prezzo medio mensile sul Mercato del Giorno Prima passò da 60,71 euro a gennaio a 281,24 euro a dicembre, trascinato dal costante aumento dei prezzi all’ingrosso del gas naturale e della CO2. In questa fase il gas è di nuovo al centro, mentre la domanda per il raffrescamento sostiene i consumi: un mix diverso da allora, ma con lo stesso effetto di trascinamento sul listino.
Il conto che arriva a settembre
L’aumento dell’energia non resta sul listino borsistico. Secondo Eurostat, i prezzi dell’energia sono aumentati del 14,3% su base annua ad agosto, in accelerazione rispetto al 10,3% di luglio; l’inflazione dell’Eurozona ne risente, con la componente energetica al centro del rialzo.
Eppure il prezzo del listino non è quello che pagano tutti. Nel 2025, secondo Elettricità Futura, su un Pun medio di 116 euro al MWh le aziende energivore italiane hanno ricevuto circa 80 euro al MWh tra rimborsi di CO2, Energy release, Interconnector e interrompibilità: hanno pagato realmente circa 35 euro, in linea con Spagna (34 euro) e Germania (35 euro). Con il PUN sopra i 200, la distanza tra prezzo di mercato e costo reale per le imprese diventa il tema da osservare.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è la media settimanale del PUN. Nella prima settimana di settembre era a 202,89 euro: sopra soglia. Se quella media si stabilizza sopra 200, non si tratterà più di una singola giornata calda o di un picco geopolitico, ma di un livello strutturale. E il cuneo tra prezzo di mercato e prezzo reale per le imprese, ridotto nel 2025 dai rimborsi, andrà misurato con attenzione.




