Ondate di calore: la domanda serale cresce, il fotovoltaico si ferma e la rete ha bisogno di flessibilità
Il paradosso italiano: domanda su, solare fermo
Secondo il rapporto Ember del 2026, durante le ondate di calore iniziate a fine giugno la domanda giornaliera di energia è aumentata fino al 28% in Italia, 23% in Ungheria, 14% in Francia e 13% in Spagna rispetto alla settimana precedente. L’Italia guida la classifica, e non è una buona notizia: significa più pressione sulla rete proprio quando l’offerta di generazione è più fragile. La domanda di picco è cresciuta fino al 17% in Ungheria, 14% in Italia, 11% in Spagna e 9% in Francia. È una pressione che si scarica in un momento preciso della giornata: quando il sole è basso e il contributo del fotovoltaico si riduce.
Poi c’è il dato che smonta l’entusiasmo. I dati di Euronews mostrano che, durante le ondate di calore, la generazione solare media giornaliera è stata del 17% superiore in Francia e Ungheria rispetto agli altri giorni di giugno e luglio, del 5% superiore in Spagna e invariata in Italia. Mentre i consumi per il raffrescamento esplodevano, il fotovoltaico italiano è rimasto fermo. Non è una condanna del solare: è la misura dei suoi limiti.
Il solare salva il giorno, non la sera
Per capire il paradosso italiano serve guardare all’intera estate europea. Le temperature elevate hanno fatto crescere i consumi per il raffrescamento proprio mentre siccità e caldo limitavano la disponibilità di diverse fonti di generazione. In altre parole, la domanda saliva mentre parte dell’offerta tradizionale arrancava. È in questo contesto che il solare è diventato una risorsa preziosa. Secondo Ember, il solare ha avuto un ruolo nelle ore diurne, ma la stessa analisi evidenzia il bisogno di più accumuli e flessibilità la sera. Non è una questione di quantità di pannelli, ma di quando l’energia prodotta è effettivamente disponibile.
Il confronto con l’anno precedente aiuta a leggere la tendenza. Già l’ondata di calore del 2025 aveva aumentato la domanda giornaliera di energia elettrica fino al 14%. E a giugno 2025 l’UE ha registrato la produzione solare più alta di sempre, pari a 45 TWh. Il solare cresce, quindi, ma concentra il suo contributo nelle ore centrali della giornata. La domanda serale, quando il sole cala, resta il nodo scoperto. Ed è lì che si gioca la partita vera del sistema elettrico.
La flessibilità è il vero collo di bottiglia
Da quel vuoto serale nasce la domanda politica. Se il solare ha retto il giorno, chi copre il picco quando il sole tramonta? I numeri della domanda di picco non lasciano spazio a equivoci: fino al 17% in Ungheria, 14% in Italia. Sono aumenti che si concentrano proprio nelle ore in cui il fotovoltaico smette di produrre. Tradotto: servono accumuli e flessibilità serale, non solo più pannelli.
La risposta non arriverà dai prossimi gigawatt installati, ma da come si governa la rete dopo il tramonto. Il solare ha retto il giorno; il problema è la sera. Senza accumuli e flessibilità, ogni ondata di calore continuerà a trovare l’Europa impreparata. Per politici e imprese la domanda non è quanta potenza installare, ma come rendere disponibile l’energia quando il sole non c’è. Con quali risorse e con che tempi, resta da capire.




