Il piano energetico indica 62 TWh entro il 2035, ma la capacità produttiva stimata si ferma a 16,3 TWh

Il conto che non torna: 62 TWh contro il 2,6% di oggi

I numeri ufficiali non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Secondo i dati di NaTran, nel secondo trimestre del 2026 la rete francese di distribuzione e trasporto del gas naturale contava 837 siti di iniezione di biometano. La capacità produttiva stimata nel secondo semestre dell’anno è di 16,3 TWh all’anno, circa il 2,6% del consumo francese di gas. Il target ribadito nel piano energetico pluriennale pubblicato lo scorso febbraio è di 62 TWh entro il 2035. Tra il dato attuale e l’obiettivo c’è un salto che nessun singolo progetto, per quanto ben riuscito, può coprire da solo.

Qui va fatta una distinzione. Il piano energetico pluriennale è un atto di indirizzo: indica la direzione, ma non costruisce impianti. L’attuazione reale si misura in cantieri, commesse e tempi di allacciamento. E la domanda resta: chi costruirà la capacità che manca?

La mappa dei costruttori: EnviTec, Cler Verts e chi sfida

La risposta, per ora, si trova nei cantieri e nelle commesse già assegnate. EnviTec Biogas è entrata nel mercato francese nel 2007 e ha realizzato 48 progetti di impianti. Il primo, chiamato “Cler ENR” a Bélesta-en-Lauragais, è stato commissionato nel 2015 con una capacità elettrica di 637 kilowatt; per la stessa Cler Verts è stato completato nel 2016 un impianto biogas da 637 kW. C’è poi Biowatt, commissionato già nel 2010 con 526 kilowatt elettrici e alimentato, in origine, con liquame suino, scarti agricoli e grassi. Ora EnviTec si prepara ad avviare la costruzione di un nuovo impianto di biogas a Montans, a nord-est di Tolosa, ancora per Cler Verts. Non è un caso: il mercato francese resta considerato strategicamente rilevante anche quando i numeri di rete sono quelli del 2,6%.

La concorrenza, intanto, si muove. Kanadevia Inova BioMethan costruirà tre nuovi impianti a biogas con produzione di biometano in Francia, usando una tecnologia di upgrading del gas a membrane: un concorrente diretto della tecnologia EnviThan di EnviTec nel mercato francese della costruzione di impianti biogas e biometano. La competizione si gioca su efficienza e costi, in un quadro regolatorio che non ha ancora espresso tutte le sue carte.

EnviTec, dal canto suo, ha investito in anticipo sulla capacità produttiva. Nel 2023 ha costruito a Saerbeck un capannone di produzione da 1.800 metri quadrati per i container EnviThan, raddoppiando la capacità e portando la superficie utilizzabile a 2.100 metri quadrati su un sito di 5.000. Nel 2025 il gruppo ha generato ricavi per 312,6 milioni di euro e un EBT di 26 milioni. Ma avere più impianti o più spazio produttivo non basta: la domanda vera è se il quadro regolatorio trasformerà questa capacità in mercato.

Il mandato del 2026: pistola di partenza o falso amico?

Il mandato di miscelazione è il pezzo che manca, o forse no. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, il nuovo obbligo francese di miscelare biometano nell’iniezione in rete entrerà in vigore nel 2026; l’Irlanda ha già stabilito un mandato nazionale di miscelazione per il riscaldamento. Ma un mandato è un obbligo, non una garanzia: fissa una quota da immettere in rete, non costruisce gli impianti per produrla. Con quali risorse e con che tempi? La risposta resta aperta almeno finché la capacità reale sarà una frazione minima dell’obiettivo. Per cittadini e imprese il nodo è la prevedibilità: un obbligo troppo aggressivo rispetto alla capacità disponibile può tradursi in costi più alti, uno timido rischia di non spostare nulla. Parigi ha scelto il 2026 come data di partenza; resta da capire se sarà una pistola di partenza o un falso amico, capace più di contare i 16,3 TWh attuali che di portarli verso i 62 TWh del 2035.