Tre impianti tra 15 e 30 MW su ex laghi di sabbia hanno ottenuto sostegno, rifiuto e indifferenza

Nel 2050 i Paesi Bassi potrebbero avere 200 GWp di capacità solare complessiva, di cui 25 GWp su acque interne e 45 GWp in mare, secondo scenari citati da TNO. Ma sul lago di Deest uno dei progetti fotovoltaici galleggianti studiati ha già incontrato una forte opposizione. All’inizio di agosto, i ricercatori Carel Dieperink e Henriëtte Tulp del Copernicus Institute of Sustainable Development dell’Università di Utrecht hanno pubblicato sulla rivista Energy Policy un quadro analitico per confrontare l’accettazione sociale di tre progetti fotovoltaici galleggianti olandesi.

25 GWp sull’acqua: la scommessa olandese

Gli scenari nazionali olandesi, ripresi da TNO, prevedono 25 GWp di solare su acque interne entro il 2050. È una quota che si aggiunge ai 45 GWp previsti in mare: in prospettiva, il fotovoltaico galleggiante non è una nicchia, ma una componente strutturale della strategia energetica dei Paesi Bassi. Finora, però, la letteratura ha studiato soprattutto gli aspetti tecnici e ambientali dei sistemi FPV. L’accettazione da parte delle comunità resta una barriera importante per la diffusione del fotovoltaico galleggiante e rimane in gran parte poco esplorata. In altre parole, si sa molto su come costruire i pannelli sull’acqua e molto meno su come farli accettare da chi vive intorno.

Il passaggio dal dato al territorio, però, è proprio quello che decide. Ma cosa succede quando progetti di questo tipo incontrano davvero le comunità locali?

Tre laghi, tre reazioni

Il confronto messo a punto dai ricercatori di Utrecht parte da una domanda semplice: perché progetti quasi identici possono avere destini opposti? Secondo il documento di ricerca, i tre impianti analizzati — Beilen, Deest e Tynaarlo — hanno capacità comprese tra 15 e 30 MW e sorgono su ex laghi di estrazione di sabbia, a distanze simili da aree residenziali e con caratteristiche socio-demografiche paragonabili. Eppure gli esiti sono opposti: il progetto di Beilen ha ricevuto un forte sostegno pubblico, quello di Deest una forte opposizione, mentre il sito di Tynaarlo ha ottenuto una risposta neutrale.

Questa divergenza smentisce l’idea che l’ubicazione su ex laghi di estrazione di sabbia basti da sola a garantire il consenso. La scelta di collocare i parchi olandesi come Beilen, Deest e Tynaarlo su ex laghi di estrazione risponde a una logica precisa: stando a un articolo di pv magazine del luglio 2021, due impianti da 41,1 MW e 29,8 MW sono stati costruiti su ex laghi di estrazione di sabbia a Selling, nelle province di Groningen e Gelderland, e i parchi olandesi successivi hanno seguito lo stesso schema. Ma il caso di Deest mostra che, a parità di contesto, la reazione può essere di aperto rifiuto. Se l’accettazione è così imprevedibile, cosa significa per le ambizioni olandesi e per il mercato europeo?

Un mercato che frena proprio dove servirebbe

La lezione dei tre laghi trova conferma nei numeri di mercato. Nel 2022 i Paesi Bassi rappresentavano il 32% del mercato europeo del fotovoltaico galleggiante, secondo i dati di Wood Mackenzie. Un primato costruito negli anni precedenti: sempre secondo Wood Mackenzie, nel 2021 era entrato in funzione il parco solare galleggiante di Sellingen, da 41,4 MW. Ma le previsioni al 2033 raccontano un’altra storia. In una stima pubblicata a novembre 2024, Wood Mackenzie prevede che i tre mercati principali in Europa saranno Germania, Francia e Paesi Bassi, con 2,2 GW, 1,2 GW e 1 GW rispettivamente. Nella stessa previsione, Wood Mackenzie osservava che la crescita del solare galleggiante in Europa rimane limitata da vincoli di copertura e distanza.

Detto altrimenti: il paese che nel 2022 guidava il mercato europeo con quasi un terzo della capacità è previsto al 2033 terzo, con 1 GW, dietro Germania e Francia. La distanza tra il 32% del 2022 e il terzo posto del 2033 è il segnale che la frenata non riguarda solo la tecnologia o l’economia. I vincoli di copertura e distanza citati da Wood Mackenzie si sommano a una variabile che i numeri da soli non catturano: la reazione delle comunità. Resta da vedere se l’accettazione sociale farà deragliare queste previsioni.

Il numero da tenere d’occhio non è il 25 GWp del 2050, ma l’1 GW previsto per i Paesi Bassi al 2033. Se l’accettazione sociale non diventa un parametro di progetto, quel target rischia di restare sulla carta.