Lo scorso 20 luglio, l’avviso per la riqualificazione energetica delle ASL abruzzesi ha messo sul tavolo 21,5 milioni di euro. Il finanziamento previsto è pari al 100% a fondo perduto. È un dato che, accostato ai tassi di contribuzione di un bando analogo per edifici pubblici, non chiude il discorso: lo apre. Perché se da una parte si promette la copertura integrale dei costi, dall’altra il confronto con pratiche già in campo fissa contributi tra il 60 e il 70 per cento. In mezzo ci sono ospedali, cappotti termici, impianti e una scadenza ravvicinata.

Il 100% che stride con il bando

L’avviso non lascia margini di ambiguità: 100% di finanziamento a fondo perduto. Il testo intende finanziare la realizzazione di progetti di riqualificazione energetica degli edifici nelle strutture sanitarie regionali. L’azione è finalizzata a perseguire l’efficientamento energetico e la riduzione delle emissioni mediante interventi riguardanti la composizione strutturale, l’edilizia intelligente, i sistemi di accumulo e l’allaccio a fonti FER. Sembra un invito a presentare progetti senza dover reperire risorse proprie. Ma il quadro comparato racconta un’altra storia. In Emilia-Romagna, il bando regionale per gli edifici pubblici eroga contributi dal 60% fino a un massimo del 70% per le tipologie di spesa indicate. Tra il 100% abruzzese e il 60-70% emiliano la differenza non è solo percentuale: cambia la quota di cofinanziamento che resta in capo a un’azienda sanitaria. Resta da capire quale dei due numeri guiderà davvero la valutazione delle domande: la promessa dell’avviso o la logica dei tassi di contribuzione osservati altrove.

Quanto pesa un ospedale sul clima

Prima di sciogliere il nodo dei tassi, conviene chiarire perché questi milioni non sono spesa ordinaria. Il settore sanitario è tra le principali fonti di emissioni globali di gas serra: una quota rilevante che porta con sé consumi energetici continui, strutture datate e impianti in funzione senza sosta. Dentro questa cornice, già nel 2020 la Legge di bilancio 2020 ha istituito il Fondo per programmi di investimento e progetti a carattere innovativo, ad elevata sostenibilità. Non sorprende, quindi, che la Regione Abruzzo abbia stanziato oltre 21 milioni di euro alle Aziende Sanitarie Locali per interventi di coibentazione, infissi, impianti fotovoltaici, accumuli e pompe di calore.

Il prototipo di ciò che il bando dovrebbe moltiplicare su scala regionale esiste già: il P.O. di Giulianova, dove sono previsti interventi per efficientamento energetico attraverso l’installazione di cappotto termico sulle facciate e sostituzione infissi, finanziati ai sensi dell’art. 1, comma 14 della Legge n. 160/2019, con CUP G64E20003130001. Il cappotto termico e gli infissi di Giulianova sono il caso concreto di una partita che non si misura solo in euro spesi,
ma in consumi e in emissioni che gli interventi dovrebbero evitare.

La corsa ai 21,5 milioni: dal 17 agosto al 1° ottobre

Con questo sfondo, le date smettono di essere un dettaglio burocratico. L’avviso è stato pubblicato lo scorso 20 luglio. Le domande possono essere inviate a partire dallo scorso 17 agosto. La scadenza è fissata al 1° ottobre 2026. Tra la pubblicazione e la scadenza intercorrono poco più di due mesi. A otto giorni dalla chiusura, il rischio concreto è che una parte dei 21,5 milioni resti inutilizzata: se il 100% a fondo perduto annunciato non si traduce in criteri semplici e tempi sostenibili, la finestra si chiude con poche domande presentate e molte risorse non prenotate.

Il problema non riguarda soltanto la quantità di documenti da presentare. Riguarda la coerenza tra l’annuncio e le regole operative. Se un bando analogo fissa tassi di contribuzione inferiori al 100%, un’azienda sanitaria che deve prenotare risorse, fare gare e rendicontare ha bisogno di capire subito se il finanziamento coprirà l’intero quadro economico o se dovrà trovare un cofinanziamento. Ogni giorno di incertezza si traduce in progetti che rallentano, in priorità che si spostano e in una parte del tesoretto che rischia di tornare indietro.

Il numero da tenere d’occhio, allora, non è il 21,5 milioni. È quanta parte ne verrà effettivamente prenotata entro il 1° ottobre. Solo da lì si capirà se il paradosso del 100% è stato risolto o soltanto ignorato. Per ora il 100% resta un titolo; il 60-70% resta un confronto; i cantieri restano ancora da vedere.