In Francia la potenza c’è, ma la taglia media degli impianti è meno della metà di quella europea
Due centrali nucleari. Non sono reattori, ma biometano: nel secondo trimestre del 2026, secondo i dati di NaTran, 837 siti di produzione immettevano biometano nelle reti del gas francesi, con una capacità totale superiore a 16,2 TWh l’anno: l’equivalente della capacità produttiva di due centrali nucleari. Il dato aggregato ha l’aria del successo. Poi si scende alla scala dei singoli impianti e la fotografia si complica: in Francia la dimensione media è di 212 Nm³/h, poco meno della metà della media europea di 472 Nm³/h e circa un terzo dei 607 tedeschi o dei 667 italiani, come riporta la European Biomethane Map. Su questa frammentazione c’è chi lavora da quasi vent’anni: l’azienda tedesca EnviTec Biogas, entrata nel mercato francese nel 2007.
Due reattori sparsi in 837 siti
Per capire se quella potenza è reale o solo contabile serve guardare alla taglia media. I numeri raccontano una leadership nel numero assoluto di impianti e, insieme, una struttura minuta. Secondo la European Biomethane Map, la Francia è in testa per numero di impianti, eppure mantiene installazioni più piccole: 212 Nm³/h in media, contro i 667 dell’Italia e i 607 della Germania. Detto altrimenti, la capacità equivalente a due reattori nucleari non è concentrata in pochi poli industriali,
ma distribuita su centinaia di siti di taglia ridotta.
La tensione sta tutta qui. Da un lato, i 16,2 TWh l’anno immessi in rete sono un dato fisico: c’è gas rinnovabile che entra nelle condotte. Dall’altro, la taglia media francese resta ben sotto la media europea di 472 Nm³/h: una frammentazione strutturale, non un dettaglio statistico. Quando un mercato è fatto di tanti impianti piccoli, la domanda non è se il biometano esista, ma chi riesca a trasformare quella polverizzazione in un modello industriale che regga nel tempo. È qui che il quadro nazionale smette di essere una questione di numeri aggregati e comincia a parlare di singoli operatori.
Il radicamento silenzioso di EnviTec
Un indizio arriva dall’operatore tedesco. Dal suo ingresso nel mercato francese nel 2007, EnviTec Biogas ha realizzato 48 progetti di impianti nel Paese. Non sono numeri da gigante, ma raccontano una presenza stabile. L’impianto Biowatt, ad esempio, era stato commissionato già nel 2010: alimentato originariamente con liquami suini, scarti agricoli e grassi, aveva una capacità elettrica installata di 526 kilowatt. A Bélesta-en-Lauragais, l’impianto “Cler ENR” è entrato in funzione nel 2015 con 637 kilowatt di capacità elettrica. Taglie piccole, appunto.
La struttura della filiale conferma la scelta di presidiare il territorio senza rincorrere il colpo unico. Come riferito nel comunicato di fine agosto, EnviTec Biogas France SARL impiega 35 persone tra la sede di Plédran, in Bretagna, e il sito di servizio di Le Meux, nella regione Hauts-de-France; ha inoltre ottenuto il marchio di qualità francese “Qualimétha”. A Saerbeck l’azienda ha raddoppiato la capacità produttiva portando l’area utilizzabile a 2.100 metri quadrati su un sito di 5.000 metri quadrati. Nel 2025 il gruppo ha generato ricavi per 312,6 milioni di euro e un utile ante imposte di 26 milioni. Cifre che vanno lette dentro una presenza commerciale in Francia che risale alla metà degli anni Duemila, con clienti di lungo corso.
E l’Europa accelera: chi raccoglie i 36 miliardi?
Oltre il confine, il mercato corre. Alla fine del secondo trimestre 2026 la capacità installata di produzione di biometano in Europa ha raggiunto 8,2 miliardi di metri cubi l’anno, in aumento del 17% rispetto al 2025, come indicato dalla European Biomethane Map di EBA e GIE. In termini di mercato, nel 2026 la capacità ha superato gli 8 miliardi di metri cubi con 36 miliardi di euro di impegni di investimento. Ma la media europea resta di 472 Nm³/h per impianto,
e la Francia viaggia a meno della metà.
Qui si apre la domanda vera. Se gli investimenti promessi valgono 36 miliardi e la Germania e l’Italia hanno impianti mediamente tre volte più grandi di quelli francesi, chi raccoglie davvero quella corsa? Chi investe ora decide se i 16,2 TWh francesi diventeranno un sistema industriale o resteranno una costellazione di tanti piccoli progetti. Per ora, sulla carta la potenza c’è. La taglia minima degli impianti, invece, è un’altra cosa.




