North Star completa il rifinanziamento da 300 milioni: entrano Rabobank, LBBW e KfW.
Dal 2021 North Star ha investito più di 750 milioni di sterline in navi per la manutenzione dei parchi eolici offshore. Lo scorso 4 agosto, nell’annuncio pubblicato su LinkedIn, la società britannica ha reso noto di aver completato il rifinanziamento del debito da 300 milioni di euro, pari a 250 milioni di sterline. La cifra vale meno della metà dei 750 milioni investiti dal 2021, eppure è la mossa che può spostare gli equilibri delle gare per i contratti eolici offshore europei.
14 contro 12: la leadership contestata
Quei 750 milioni di sterline non bastano a chiarire chi comanda nel Mare del Nord. North Star, nell’annuncio di inizio agosto, dichiarava di gestire la più grande flotta di SOV al mondo. Su scala continentale, però, la leadership dichiarata è di ESVAGT: la società danese si presenta come leader di mercato e maggiore operatore di SOV in Europa, con una flotta arrivata a 12 unità dopo l’acquisizione di due navi da Edda Wind nel dicembre 2025. Il confronto tra le due flotte, 14 navi per North Star contro 12 per ESVAGT, mostra che il numero assoluto non è l’unico metro: per i contratti europei conta anche la struttura finanziaria.
Cosa spiega quei 300 milioni
La risposta non sta nel numero di navi, ma nella struttura del capitale. Il rifinanziamento da 300 milioni di euro ha allargato il consorzio di finanziatori: Rabobank, LBBW e KfW si sono aggiunti ai creditori esistenti. Non è il primo debito contratto per crescere: nel 2024 la società aveva già ottenuto 425 milioni di sterline, circa 496 milioni di euro, per sostenere l’espansione della flotta europea delle SOV. Il pacchetto annunciato a inizio agosto vale meno della metà dei 750 milioni di sterline investiti dal 2021. A fare notizia non è l’importo, ma la composizione del consorzio e il segnale che manda ai committenti.
L’ampliamento fisico della flotta, del resto, era già avvenuto. Ad aprile 2026 North Star ha completato l’acquisizione di quattro navi, portando il totale a 14 unità e avvicinandosi all’obiettivo dichiarato di 40 SOV entro il 2040. Il direttore finanziario Fraser Dobbie spiega la conseguenza diretta del rifinanziamento: dà all’azienda credibilità di bilancio per vincere le gare, in un contesto di concorrenza crescente per i contratti eolici offshore. Il punto non è comprare più navi: è presentarsi alle gare con una struttura di capitale che i committenti considerino solida.
La gara per i contratti del 2035
La domanda è se la credibilità finanziaria basti a vincere le gare in un mercato che cresce rapidamente. Secondo Partners Group, proprietario di North Star attraverso il private equity, la capacità installata di energia eolica offshore in Europa crescerà a un tasso annuo composto del 16% fino al 2035. È il dato che mette in prospettiva tutti gli altri: con una crescita a due cifre, i contratti per le navi di servizio non mancheranno, ma nemmeno i concorrenti.
Qui entra in gioco ESVAGT. Dopo l’acquisizione di due SOV da Edda Wind nel dicembre 2025, la società danese è arrivata a 12 navi e si presenta come il maggiore operatore europeo. North Star, con 14 navi e un obiettivo di 40 SOV entro il 2040, punta a consolidare la propria posizione. Il numero da osservare nei prossimi mesi non è il totale della flotta, ma quanti dei 40 SOV previsti verranno finanziati a condizioni competitive. È lì che si misurerà la credibilità guadagnata con il rifinanziamento.
Il mercato crescerà del 16% all’anno fino al 2035, secondo Partners Group. Il rifinanziamento da 300 milioni di euro non sposta il numero delle navi, ma cambia il profilo con cui North Star si presenta alle gare. L’indicatore vero, nei prossimi mesi, sarà la capacità di convertire quella credibilità di bilancio in nuovi contratti prima che ESVAGT consolidi la propria posizione nel mercato europeo. La leadership mondiale dichiarata da North Star deve confrontarsi, su base continentale, con una concorrenza più corta e forse più finanziariamente attenta.




