Regno Unito assegna oltre 15 GW, ma in Europa il galleggiante si ferma a 176 MW
A fine luglio 2026, il governo francese ha pubblicato i risultati dell’appel à projets lanciato nel 2024 nell’ambito di France 2030 per finanziare l’adattamento delle infrastrutture portuali all’eolico flottante. Secondo il comunicato ufficiale del governo francese, i progetti selezionati sono quelli di Cherbourg, Brest, Nantes-Saint-Nazaire, Port-la-Nouvelle e Marseille-Fos, per aiuti vicini a 260 milioni di euro. L’obiettivo dichiarato è arrivare a quasi 6 GW di eolico flottante in servizio entro il 2040. Il contrasto con la flotta europea è il punto di partenza.
176 MW contro 6 GW: il paradosso dell’eolico galleggiante
I numeri di partenza sono impietosi. Secondo il portale di settore WindEurope, in Europa esistono quattro piccoli parchi eolici galleggianti, per una capacità complessiva di 176 MW. Sempre secondo WindEurope, il Regno Unito ha già assegnato diritti di sviluppo per oltre 15 GW di eolico galleggiante. La Francia, come ricorda il sito di BFM TV, ha deciso di lanciarsi nell’eolico in mare già nel 2009.
Il paradosso è tutto in questi tre numeri: 176 MW installati in Europa, oltre 15 GW già assegnati a Londra, quasi 6 GW promessi da Parigi al 2040. La distanza tra l’ambizione e la flotta reale spiega perché i porti siano diventati il nodo industriale della partita.
258,5 milioni di aiuti, 1 miliardo di banchine: la scommessa dei cinque porti
La risposta a questo paradosso è infrastrutturale. Il bando era stato lanciato nel 2024 e la strategia nazionale portuale era stata riaffermata già nel febbraio 2025: la Francia non vuole trovarsi senza banchine adatte quando i parchi commerciali entreranno in costruzione. Secondo il sito specializzato Journal de la Marine Marchande, i cinque progetti portuali selezionati valgono complessivamente 258,5 milioni di euro di aiuti. L’obiettivo è dotare il Paese di un’offerta industriale-portuale capace di accompagnare il dispiegamento dei futuri parchi commerciali.
Il governo francese stima che gli investimenti totali dei porti sulle proprie infrastrutture sfioreranno il miliardo di euro. È una leva pubblica significativa, ma va letta in proporzione: quasi 1 miliardo di investimenti portuali contro una flotta europea che, secondo WindEurope, conta 176 MW. Il moltiplicatore industriale è tutto da costruire.
Londra ha già 15 GW assegnati: la vera gara è il tempo
Al di là della Manica, il confronto è impietoso sul fronte dei diritti. Il Regno Unito, sempre secondo WindEurope, ha già assegnato diritti di sviluppo per oltre 15 GW di eolico galleggiante. Il governo britannico ha annunciato fino a 64 milioni di sterline per Port Talbot, primo porto del Mare Celtico sviluppato specificamente per sostenere l’eolico offshore galleggiante. La Francia, partita nel 2009, ha riaffermato la strategia portuale già nel febbraio 2025: è una corsa in cui il tempo è la variabile più costosa.
Il numero da tenere d’occhio non sono i 258,5 milioni già stanziati, ma quanti MW saranno davvero in acqua entro il 2030. Se l’Europa resta ferma a 176 MW, il target francese di 6 GW al 2040 resta una promessa appesa alle prossime decisioni industriali. I porti sono la condizione necessaria, non la prova che il mercato risponderà.




