La matematica del potenziale italiano

La scala parte da un dato teorico. Secondo le stime elaborate con il Politecnico di Torino, l’eolico galleggiante italiano potrebbe contribuire alla transizione con 207,3 GW, oltre il 60% del potenziale rinnovabile complessivo. Non è soltanto carta: Terna riferisce di circa 49 GW di progetti eolici offshore che avrebbero già accettato l’ipotesi tecnica ed economica di connessione alla rete. Sul fronte delle richieste, le 132 richieste di connessione a Terna per complessivi 89,9 GW di potenza sono distribuite in 12 Regioni. Accanto alle aree più promettenti — le acque al largo di Sardegna, Sicilia e Puglia — compaiono anche Regioni come Marche e Veneto, mai menzionate prima dai progettisti. Il dato del Politecnico non è una promessa di produzione: misura quanto vento sfruttabile esiste al largo delle coste italiane. Resta la domanda di fondo: quanto di questo potenziale si sta davvero trasformando in impianti operativi?

Il sorpasso francese e il divario con l’Europa

Se i numeri dicono che l’Italia dovrebbe guidare, i fatti raccontano un’altra storia. Nell’estate 2024 la Francia ha chiuso la prima asta pubblica di contratti di acquisto di energia da eolico galleggiante di tutta Europa, firmando un contratto ventennale a 86 euro al MWh. Un prezzo di lungo periodo che serve a rendere bancabile un parco galleggiante: chi investe sa con quale ricavo unitario ripagherà il capitale. La distanza è diventata tangibile nel giugno 2025, quando vicino a Marsiglia è stato inaugurato il primo parco eolico galleggiante del Mediterraneo, Provence Grand Large da 25,5 MW. L’Italia, per contro, ha un potenziale enorme ma nessun impianto operativo. Il divario si misura anche negli obiettivi: a leggere i target al 2030 riportati da WindEurope, la Grecia punta a 2 GW, la Spagna a 1-3 GW e il Regno Unito a 5 GW; l’Italia sta considerando un obiettivo di 3,5 GW. La distanza, a questo punto, non è solo tecnologica: è un problema di costi e di quando il mercato diventerà sostenibile.

3000 euro a kW: quanto costa davvero aspettare

Dopo il divario competitivo, la domanda diventa economica: perché l’Italia non converte il potenziale in impianti? La risposta parte da 3.000 euro per kW contro 1.400 euro per kW. I dati IRENA citati nell’analisi di marzo 2025 indicavano per l’eolico onshore circa 1.400 euro per kW di potenza; per il galleggiante la stima di investimento era di circa 3.000 euro per kW, con una previsione di calo. Il confronto è impietoso: il galleggiante costa più del doppio per ogni kW installato. La previsione di calo è una prospettiva, non un dato di mercato attuale: finché i costi non scendono, il differenziale resta un freno per chi deve finanziare un parco in acque profonde. In Francia, intanto, la prima asta ha fissato un prezzo di riferimento ventennale: 86 euro al MWh. La tensione resta: il calo dei costi atteso basterà a far scattare davvero la prima asta italiana?

L’Italia ha i numeri per vincere, ma finché il costo per kW resterà il doppio dell’onshore e nessuna turbina galleggiante toccherà le sue acque, il potenziale resterà solo sulla carta. Il Mediterraneo, intanto, ha già un precedente francese: 25,5 MW che pesano più di molti gigawatt sulla carta.