Il decreto diventa legge con 104 sì: dentro Piombino, Taranto e un conflitto tra ministeri

Centoquattro voti favorevoli, sessantadue contrari, un astenuto. Non è un responso sul merito: è l’aritmetica di una fiducia che ha trasformato un decreto infrastrutturale in legge. Lo scorso 5 agosto il Senato ha approvato definitivamente il disegno di legge di conversione del DL Infrastrutture 107/2026, secondo il resoconto di Staffetta Quotidiana. Il governo aveva posto la questione di fiducia. Dentro, però, ci sono scelte che ridisegnano la mappa dell’energia italiana.

Il decreto contiene norme sui rigassificatori, sull’idrogeno all’ex Ilva e sui fondi Pnrr. Questioni che avrebbero meritato una discussione articolata. Invece la fiducia ha svuotato il dibattito e ratificato un pacchetto. Ma dietro i numeri si nascondono vincitori e vinti precisi: Piombino da una parte, Taranto dall’altra, e un conflitto di competenze tra Mase e Mimit che merita di essere guardato da vicino.

Un voto blindato, un pacchetto che non si discute

All’origine c’è un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l’attuazione del PNRR, come spiega il comunicato del Consiglio dei Ministri. Il testo prevede, per garantire in condizioni di criticità del sistema energetico nazionale la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti e la resilienza delle infrastrutture strategiche, la nomina di un Commissario straordinario di Governo per gli impianti strategici. La formula è tecnica, ma non neutra: attribuisce a un soggetto unico il potere di decidere su impianti considerati strategici, riducendo passaggi e controlli.

La fiducia ha fatto il resto. Votare tutto insieme significa non dover spiegare perché Piombino abbia bisogno di un commissario mentre altri territori restano senza percorso. Significa ratificare un meccanismo senza chiedersi se la concentrazione dei poteri sia proporzionata. E significa anche non dover rispondere nel merito su un trasferimento di risorse tra ministeri. Il dibattito parlamentare non c’è stato, e non ci sarà: il testo è legge.

Piombino contro Taranto: la geografia del decreto

Se il voto è stato blindato, il decreto muove poteri e fondi che non si vedono nell’aula. L’articolo 5 prevede la nomina di un nuovo commissario straordinario per il rigassificatore di Piombino. Nella memoria depositata dalla CGIL per l’audizione sul decreto, la scelta viene giustificata con tre obiettivi: evitare interruzioni della capacità nazionale di rigassificazione, velocizzare le autorizzazioni degli impianti strategici e concentrare le decisioni. Piombino, insomma, ha un percorso segnato: un commissario, poteri speciali, tempi più rapidi.

Lo stesso decreto produce un movimento opposto su Taranto. Secondo l’analisi pubblicata da Qualenergia, l’articolo 3 trasferisce dal Mase al Mimit le risorse destinate all’impianto di Dri Italia, società di Invitalia. Non è un semplice spostamento di caselle: quelle somme diventano utilizzabili più in generale per la decarbonizzazione della siderurgia, anche tramite contratti di sviluppo. Viene meno il vincolo che legava quelle risorse a Taranto.

È qui che il decreto mostra la sua geografia. Da un lato un commissario, cioè una scelta operativa e territoriale. Dall’altro una risorsa che perde il suo ancoraggio territoriale e si trasforma in uno strumento flessibile per il settore. Non cambia solo il ministero competente: cambia la natura del vincolo. Un fondo pensato per un impianto specifico diventa un fondo aperto a più interventi, con contratti di sviluppo come strumento. Questo allarga la platea dei possibili beneficiari e riduce il peso negoziale di Taranto. Il Mimit prende ciò che era del Mase; l’ex Ilva smette di essere il perimetro obbligato di quei fondi.

Dri Italia: nessuna risposta

Se il commissario di Piombino è una scelta operativa, per Dri Italia il decreto è solo uno spostamento di competenze. Secondo la stessa analisi, il testo, ancora all’esame del Parlamento per la conversione, non cancellava Dri Italia e non stabiliva che cosa sarebbe accaduto al progetto. Non ci sono tempi, non ci sono priorità, non c’è un impegno esplicito su Taranto. Il vincolo veniva eliminato; il progetto restava sospeso.

Il prossimo chiarimento non arriverà dal Parlamento, ma da chi dovrà decidere se e come usare quelle risorse. Per Taranto la domanda è la stessa: il progetto sopravvive alla perdita del vincolo o diventa una voce generica nella decarbonizzazione della siderurgia?

Piombino ha un commissario, Taranto ha perso un vincolo, Dri Italia non ha una risposta nel testo approvato. La transizione energetica non è stata decisa: è stata solo spostata.