Secondo il Garante della Concorrenza i nodi sono governance autorizzativa, permitting e ritardi nelle reti e negli allacci

Il conto è già scritto: entro la fine del decennio l’Italia dovrebbe aggiungere circa 47,5 GW di capacità rinnovabile. Eppure, a inizio agosto, l’Antitrust ha segnalato che il disegno di legge annuale per la concorrenza contiene criticità capaci di frenare la corsa. Lo fa in un documento di proposte sul ddl Concorrenza.

Secondo il Garante della Concorrenza e del Mercato, esistono criticità che potrebbero rallentare il tasso di crescita delle fonti rinnovabili. I nodi non riguardano la tecnologia: sono riconducibili a governance multilivello dei processi autorizzativi, complessità del permitting, ritardo nell’adeguamento delle reti e difficoltà negli allacci.

Il fabbisogno addizionale di circa 47,5 GW è indicato nel parere dell’AGCM, dove si ricorda anche che la legge sulla concorrenza è stata adottata con cadenza regolare negli anni 2022-2025, con progressi nella modernizzazione delle regole di funzionamento dei mercati.

Cosa spiega il freno: governance, permitting e reti in coda

L’Antitrust non si limita a segnalare il rischio. Elenca cause precise: la governance multilivello dei processi autorizzativi, la complessità del permitting, il ritardo nell’adeguamento delle reti e le difficoltà negli allacci. In concreto, l’Agcm propone una governance più efficace, interventi automatici dello Stato contro le inerzie autorizzative, premi alle Regioni virtuose e maggiore concorrenza nelle concessioni elettriche, gas e idroelettriche.

Il punto delle Regioni non è secondario. L’Autorità prospetta meccanismi permanenti di cooperazione istituzionale e forme di intervento sostitutivo statale nei casi di inerzia amministrativa o di persistente ritardo nel conseguimento degli obiettivi assegnati alle Regioni. La direzione è chiara: se un’Amministrazione non decide, lo Stato può intervenire.

Il tema delle reti, però, non è solo italiano. Secondo la Commissione europea, a metà 2026 almeno 16 paesi dell’UE presentavano code di connessione alla rete elettrica. In questo contesto, circa 120 GW di progetti rinnovabili maturi, inclusi 1,5 milioni di installazioni domestiche, rischiano di non ottenere accesso tempestivo alla rete entro il 2030.

Open season e paletti: cosa guardare nei prossimi mesi

Il decreto-legge n. 21 del 2026 cambia criterio: supera il criterio meramente cronologico di allocazione della capacità e introduce meccanismi di open season. L’obiettivo è selezionare i progetti sulla base della loro maturità e probabilità di realizzazione, invece di premiare chi ha presentato la domanda per primo.

Questo passaggio sarà il banco di prova dei prossimi mesi. Se il criterio cronologico ha contribuito ad allungare le code, l’open season prova a dare precedenza ai progetti più solidi. Ma la verifica vera sarà un’altra: quanti dei progetti maturi riusciranno a passare dalla coda alla rete prima della scadenza del 2030.

Il numero da tenere d’occhio non è solo il fabbisogno italiano di 47,5 GW, ma quanti dei circa 120 GW di progetti rinnovabili maturi europei otterranno accesso tempestivo alla rete entro il 2030.