Ad agosto, mentre emergevano i dati del programma RENOINN 2, Acciona Energía ha annunciato due nuovi sistemi di accumulo. Il primo avrà una potenza di 20 MW e una durata di due ore e sorgerà vicino all’impianto solare Bolarque da 50 MW nella provincia centro-orientale di Cuenca. Il secondo, da 13 MW/26 MWh, sarà costruito vicino al parco eolico El Cuadrón, nella provincia settentrionale di Palencia. Lo ha comunicato la stessa Acciona Energía. Il paradosso della transizione spagnola è tutto qui: un’azienda che si presenta come pioniera annuncia progetti che, rispetto ai volumi ormai in circolazione, sembrano quasi simbolici.
Il paradosso del pioniere
Secondo Acciona Energía, nel 2017 l’azienda aveva messo in servizio in Spagna il primo sistema ibrido di batterie integrato con un parco eolico connesso alla rete, a Barásoain, in Navarra. Più di recente, nel 2024, aveva installato un sistema di accumulo con batterie di seconda vita provenienti da veicoli elettrici nel complesso fotovoltaico Extremadura III ad Almendralejo, in provincia di Badajoz. Sono passaggi da pioniere, annotati anche nel comunicato di Acciona Energía.
Eppure i due progetti annunciati ad agosto valgono, messi insieme, poco più di trenta megawatt. Non è un errore: è il modo in cui lo storage spagnolo cresce, a strappi, tra chi ha fatto la storia e chi oggi muove volumi molto più grandi. Quei megawatt irrisori sono solo la superficie: il vero salto sta nei programmi pubblici di incentivo e nella pipeline di progetti autorizzati.
Il botto silenzioso degli incentivi
Basta guardare i numeri del programma RENOINN 2 per capire che Acciona non è la notizia. Il programma ha assegnato 2,3 GWh di capacità di stoccaggio, otto volte i 351,6 MWh della prima iterazione. In totale, ha destinato 433 milioni di euro a 524 progetti rinnovabili associati a sistemi di accumulo, di cui 463 associati al fotovoltaico. Sono cifre che spiegano perché il mercato spagnolo sia tra i più osservati d’Europa.
L’esplosione non riguarda soltanto gli incentivi. Nel secondo trimestre del 2026 sono stati pubblicati nel BOE 34 progetti di stoccaggio per un totale di 1,76 GW, contro i 16 progetti e 733,39 MW dello stesso periodo del 2025. È più del doppio per numero di progetti e quasi due volte e mezzo per potenza. A leggere i dati del BOE, la filiera si sta riempiendo di progetti, ma la capacità concreta in cantiere è un’altra cosa. Il divario è tra ciò che viene assegnato o pubblicato e ciò che effettivamente si costruisce.
Resta una domanda: tutto questo rame e litio troverà una rete pronta? I numeri non dicono nulla sulle autorizzazioni, sulle connessioni, sui tempi reali. Dicono soltanto che l’offerta si sta accumulando più velocemente della capacità di assorbirla.
Chi resta senza connessione?
Dai numeri al territorio: il progetto da 240 MW di batterie promosso da Bruc Energy a Siviglia è l’altra faccia della medaglia. Appare tra i 34 progetti pubblicati nel BOE nel secondo trimestre del 2026. Per dimensioni, è più di sette volte la potenza complessiva dei due impianti annunciati da Acciona. Ma la differenza non è soltanto industriale: un conto è un sistema ibrido agganciato a un impianto solare o eolico esistente, che può già contare su un punto di connessione; un altro è un grande impianto indipendente che deve trovare spazio in rete.
Qui si gioca la partita. I 524 progetti sovvenzionati sono in gran parte co-localizzati con il fotovoltaico: 463 su 524. Sono interventi più piccoli, più facili da autorizzare, ma anche meno visibili. I grandi BESS indipendenti, come quello di Bruc, promettono più flessibilità e più ricavi, ma devono passare dal collo di bottiglia della rete. Chi arriva secondo su un nodo congestionato paga il prezzo della congestione.
Per Acciona e Bruc, per i 524 progetti sovvenzionati, la prossima scadenza non è un decreto ma un punto di connessione. La domanda resta aperta per i prossimi mesi.




