Riforma energia: costo di capacità per i produttori, famiglie su schema bifase, accumulatori con periodo di grazia ex par. 118.
Quattro euro per kilowatt all’anno. Sette al massimo. È la banda entro cui la Bundesnetzagentur vuole far pagare la rete ai produttori di energia: non un prezzo per kilowattora prelevato, ma per kilowatt di capacità installata. Per chi ha un fotovoltaico sul tetto, il conto cambia radicalmente: lo ha messo nero su bianco l’autorità tedesca nello stato intermedio provvisorio sulla riforma della sistematica generale delle tariffe di rete, diffuso lo scorso 27 maggio.
Il volume in gioco non è marginale. Le tariffe di rete valgono circa 37 miliardi di euro all’anno e rappresentano circa il 30 per cento dei costi dell’elettricità per una famiglia. A questo si aggiungono i costi del redispaccio, che già nel 2025 hanno raggiunto circa 3,06 miliardi di euro, inclusi i costi di mantenimento delle centrali di riserva. Numeri che spiegano perché la Bundesnetzagentur abbia deciso di intervenire sulla struttura dei prelievi, spostando parte del finanziamento della rete dai consumi prelevati alla capacità immessa.
La banda dei 4–7 €/kW: come si finanzia la rete
Il meccanismo proposto è semplice nella forma, ma cambia la logica di chi paga. I produttori di energia saranno chiamati a contribuire al finanziamento delle reti con un prezzo di capacità annuo limitato, indicato in prima battuta tra 4 e 7 euro per kilowatt all’anno. Non si tratta quindi di una tariffa sul kilowattora immesso, ma di un onere commisurato alla potenza installata: chi immette di più o ha più capacità connessa paga di più, indipendentemente dai volumi effettivamente scambiati.
Per i circa 40 milioni di clienti domestici in bassa tensione, invece, il cambiamento sistematico resta contenuto. La tariffa di rete continuerà a essere composta da un prezzo base in euro all’anno e da un prezzo di consumo in centesimi per kilowattora. La novità è che i prezzi base saranno soggetti a requisiti vincolanti, un intervento che punta a rendere più omogenea la quota fissa pagata dalle famiglie. Ma se la struttura domestica resta invariata, la domanda è immediata: chi assorbe davvero il costo aggiuntivo della capacità? La risposta arriva guardando a chi produce e accumula.
Prosumer e storage: il conto arriva due volte
Qui il contrasto si fa netto. Le famiglie restano su uno schema a due componenti, mentre i prosumer — i soggetti che producono e immettono in rete, spesso con fotovoltaico sul tetto — devono mettere in conto fino a cento euro all’anno in più per l’uso della rete, secondo le stime della stessa Bundesnetzagentur. Il prezzo di capacità si somma ai costi già esistenti e colpisce in modo diretto chi aveva dimensionato l’impianto anche sulla convenienza dell’autoconsumo.
Sul fronte degli accumulatori, la posizione dell’autorità è più articolata ma non priva di tensioni. La Bundesnetzagentur non introdurrà, come inizialmente ipotizzato, le tariffe per tutti gli impianti di stoccaggio a partire dal 1° gennaio 2029. Gli impianti esistenti, inoltre, non pagheranno le tariffe finché non saranno scadute le disposizioni speciali previste dall’articolo 118, comma 6, della EnWG. Il periodo di grazia, tuttavia, resta legato a una scadenza normativa: quando quelle disposizioni cesseranno, il quadro può cambiare.
La reazione dell’industria è stata dura. Per Carsten Körnig, di BSW-Solar, «nella loro somma queste misure hanno il potenziale di frenare massicciamente l’espansione dell’energia solare in Germania, urgentemente necessaria». In una dichiarazione congiunta di LEAG, si legge che il fatto che la BNetzA metta in discussione l’esenzione dalle tariffe di rete prevista dal § 118 comma 6 EnWG «è uno shock per tutti gli investitori attivi nel settore dello stoccaggio».
Il nodo, in sostanza, è lo stesso da entrambi i lati. La riforma chiede ai produttori di contribuire ai costi di rete in proporzione alla capacità, ma nel farlo introduce un segnale di prezzo che può modificare i calcoli di chi progetta nuovi impianti: il costo marginale dell’autoconsumo sale, e con lui il rischio percepito sull’investimento.
Scadenze e incognite: cosa decide il 18 settembre
Il testo presentato a fine maggio è uno stato intermedio, non una posizione conclusiva. C’è tempo fino al 18 settembre 2026 per presentare osservazioni sul progetto, mentre la determinazione finale dovrebbe arrivare entro l’anno solare 2026. Le attuali basi normative, la Stromnetzentgeltverordnung e la Anreizregulierungsverordnung, scadranno il 31 dicembre 2028, il che fissa un orizzonte di sostituzione chiaro.
A monte resta il vincolo comunitario: già con la sentenza del 2 settembre 2021, la Corte di giustizia europea ha stabilito che la Bundesnetzagentur deve operare in modo indipendente nella regolazione delle reti elettriche e, in particolare, deve adottare regole proprie in materia di tariffe di rete. Riuscirà la BNetzA a conciliare quell’indipendenza con segnali di investimento credibili per chi installa? Per chi progetta impianti fotovoltaici o storage in Germania, la riforma non è un’ipotesi, ma un trade-off già scritto tra costo di capacità e redditività dell’autoconsumo. La consultazione può smussare gli angoli, ma il periodo di grazia degli accumulatori resta legato alla durata delle disposizioni speciali del §118(6) EnWG.




