Prima asta MACSE chiusa a 12.959 euro/MWh/anno, ribasso con margini sottili.
Il numero ha fatto notizia, ed è giusto partire da lì. Secondo BNEF, nel 2025 il costo globale di riferimento per un progetto di batterie da quattro ore è sceso del 27% su base annua, toccando 78 dollari per megawattora: un minimo storico da quando la società ha iniziato a monitorare i costi nel 2009. Il dato racconta una riduzione reale del costo della tecnologia. Ma è anche il punto esatto in cui conviene smettere di guardare il prezzo e iniziare a guardare il contratto. Il costo livellato dell’accumulo, scrive QualEnergia in un’analisi dello scorso agosto, non basta a valutare ricavi, durata, degrado e qualità del sistema. E la ragione è semplice: un prezzo d’acquisto basso in €/kWh può far apparire vantaggioso un sistema di accumulo a batteria, ma dividere il costo iniziale per la capacità nominale rischia di essere un metro fuorviante.
Il record che inganna
Il problema non è solo che il prezzo in €/kWh non cattura l’intera vita dell’impianto: è che perfino l’indicatore che dovrebbe farlo, il costo livellato di stoccaggio (LCOS), è altamente manipolabile. I fornitori possono omettere o modificare variabili come l’efficienza di andata e ritorno e i costi di ricarica. Sono due parametri che, in un impianto destinato a caricare e scaricare energia per migliaia di cicli, fanno la differenza tra un progetto che regge e uno che si sgonfia. Il prezzo d’acquisto fotografa solo un istante: non dice nulla su quanta energia l’impianto restituirà davvero, su come degraderà la capacità nel tempo, né su quanto costerà mantenerlo operativo.
Per capire quanto questo equivoco sia rischioso, il confronto va portato dal dato globale al caso italiano. Ed è qui che il record dei costi incontra il mercato della capacità.
Il paradosso dell’asta a 13.000 €/MWh
La prima procedura MACSE, il nuovo meccanismo di approvvigionamento di capacità di stoccaggio gestito da Terna con consegna al 2028, ha assegnato 10 GWh di capacità con un prezzo medio ponderato di 12.959 euro per MWh all’anno. La base d’asta era fissata a 37.000 euro per MWh/anno: nella prima procedura, come riporta Greenreport, il prezzo di assegnazione si è attestato intorno ai 13.000 euro per MWh/anno. A prima vista è un successo clamoroso: capacità di accumulo acquistata a circa un terzo del prezzo massimo previsto. Per il sistema, in teoria, un risparmio notevole.
Ma è proprio il ribasso a creare il paradosso. Chi ha vinto offrendo prezzi così bassi si è preso un margine molto più sottile, e quindi molto meno spazio per assorbire imprevisti. Il degrado delle batterie, la sostituzione dei moduli, l’efficienza reale dell’impianto: in un progetto finanziato con margini da circa 13.000 euro per MWh all’anno, ogni punto di rendimento perso pesa molto di più che in un progetto a 37.000. Il costo livellato che aveva giustificato l’offerta può rivelarsi ottimista se l’efficienza di andata e ritorno è stata calcolata al rialzo o se i costi di ricarica sono stati omessi dal confronto. Il prezzo iniziale in €/kWh, che rendeva l’investimento attraente, non dice nulla di tutto questo.
In altre parole: l’asta MACSE ha reso evidente che il successo non si misura al momento dell’aggiudicazione, ma alla firma dei contratti che blindano la vita utile dell’impianto. Ed è qui che arriva la parte ancora invisibile del dibattito pubblico.
Garanzie di performance, la parte invisibile del prezzo
La differenza tra un utile e una perdita, in un progetto di stoccaggio, non sta nel costo d’acquisto ma nelle clausole che lo accompagnano. Per mitigare il rischio di degrado delle batterie, le società di progetto possono ottenere garanzie di performance, garanzie sull’attrezzatura e accordi di operation and maintenance che includano obblighi di potenziamento periodico delle batterie, così da assicurare che l’attrezzatura venga sostituita o mantenuta a una capacità minima. Sono esattamente gli strumenti che, in un’asta chiusa intorno ai 13.000 euro per MWh all’anno, separano i progetti solidi dalle trappole: senza di essi, il prezzo più basso è solo un rischio rinviato.
Il prossimo numero da tenere d’occhio, quindi, non è il costo in €/kWh. È la percentuale di capacità MACSE aggiudicata con garanzie di performance complete e obblighi di potenziamento periodico: sarà quella a distinguere gli impianti che durano da quelli che si sgonfiano.




