L’operazione da 145 milioni di euro riguarda un impianto in funzione dal 2024, non un progetto da costruire

di Elena Marchetti

A oltre un mese dall’annuncio, i 145 milioni di euro per un parco eolico da 84 MW già in funzione ad Ariano, in Campania, non sono una notizia da prima pagina. Sono il termometro di quanto Enel sia disposta a pagare per non aspettare. Lo scorso 30 luglio Enel ha annunciato l’acquisizione di un parco eolico da 84 MW in Italia; secondo la testata specializzata Inspiratia, l’operazione è avvenuta a un enterprise value di circa 145 milioni di euro. Il prezzo per megawatt, circa 1,7 milioni, racconta più di quanto sembri: non si paga un progetto, si paga la produzione immediata.

84 MW già in marcia: il prezzo della produzione immediata

Il primo dato da mettere in fila è la data di accensione. Secondo quanto documentato da W.E.B, il parco entrato nell’orbita di Enel è il più grande del portafoglio dell’operatore: ha cominciato a produrre il 12 luglio 2024 ad Ariano, con una capacità totale di 84 megawatt. Non un progetto in attesa di autorizzazioni, non un cantiere da avviare: un impianto che gira da oltre due anni e che a fine luglio 2026 cambia proprietario.

84 MW è potenza installata, non energia prodotta. L’enterprise value di circa 145 milioni è un prezzo di acquisto, non un giudizio sulla produzione futura. Il dato si traduce in circa 1,7 milioni di euro per megawatt operativo. Da solo, questo numero non dice se sia caro o economico: servirebbe una serie storica di compravendite comparabili. Ma è un’anagrafe utile, perché definisce il prezzo che Enel ha accettato per un impianto già in funzione.

La valutazione di circa 145 milioni non è ripresa dal comunicato Enel: emerge dalla ricostruzione della stampa specializzata, che stima un enterprise value approssimato. È una distinzione essenziale, perché i termini finanziari di un’acquisizione cambiano il senso del prezzo: enterprise value significa valore d’impresa, non prezzo dei soli asset.

Ma se l’impianto è in funzione dal luglio 2024, perché Enel lo compra solo ora? La risposta non è nel singolo deal, ma nella strategia.

Due tempi: i 53 miliardi del piano e i 145 milioni di Ariano

Il perché sta nei numeri del piano 2026-2028. Lo scorso febbraio Enel ha presentato il piano strategico con investimenti per 53 miliardi di euro, 10 in più rispetto al piano precedente. Dentro quella cifra non ci sono solo nuove pipeline da sviluppare: c’è anche la volontà di consolidare capacità già operativa, che genera valore da subito.

Il differenziale è tra due tempi. Un progetto eolico da costruire non ha ancora attraversato la fase di messa in esercizio; un impianto come quello di Ariano, acceso dal 12 luglio 2024, quella fase l’ha già superata. Enel paga per saltare l’attesa: compra un megawatt che produce, non un megawatt annunciato. È la distanza tra un impegno di spesa e un flusso di cassa.

L’operazione Ariano vale in tutto circa 145 milioni di enterprise value, una frazione minima dei 53 miliardi del piano. Il suo peso non sta nella dimensione, ma nel prezzo unitario: il costo di un megawatt operativo diventa il metro con cui leggere le prossime mosse.

Resta un nodo: quanto vale, per Enel, un megawatt eolico già in produzione rispetto a uno da costruire? I 53 miliardi non distinguono le due categorie. Ma i 1,7 milioni per megawatt di Ariano suggeriscono che la produzione immediata ha un premio.

Il benchmark da guardare nei prossimi mesi

Da qui la domanda che conta per i prossimi mesi: se 84 MW valgono 145 milioni, a che prezzo si chiuderanno le prossime acquisizioni di impianti operativi? Ogni deal successivo diventerà un punto di confronto. Se i prezzi per megawatt restano intorno a 1,7 milioni, il mercato secondario italiano avrà incorporato un nuovo riferimento; se scenderanno, Ariano sarà stato un picco isolato.

Non c’è una risposta definitiva. Ma il prossimo annuncio dirà se questo livello è un’eccezione o il nuovo prezzo di mercato.

Il trend da osservare non è la singola acquisizione, ma il prezzo per megawatt degli impianti eolici già in produzione: se i termini dell’operazione Ariano diventano il benchmark, il mercato secondario italiano si sta scaldando.