I fondi europei e nazionali spingono i comuni a gareggiare per accaparrarsi le aree migliori
68 milioni di euro. È quanto vale il capitolo del Fondo Automotive destinato alle infrastrutture di ricarica domestiche. Ma la partita vera si sta giocando altrove, sui marciapiedi e nei parcheggi pubblici. Ieri, 29 giugno, in un colpo solo, due comuni italiani hanno pubblicato i rispettivi bandi per l’installazione di colonnine per veicoli elettrici su suolo pubblico: Cassano d’Adda, in provincia di Milano, e Susa, alle porte di Torino. Una coincidenza che non è tale, e che segnala l’inizio di una corsa all’accaparramento dei fondi destinati a riscrivere la mappa della ricarica in Italia.
Due bandi, un solo giorno
Cassano d’Adda ha messo a gara la concessione di suolo pubblico per l’installazione e gestione di colonnine in sette aree specificate del territorio comunale. La scadenza per presentare le offerte è fissata al 22 settembre 2026. A Susa, lo stesso giorno, è stata pubblicata una gara per la subconcessione del servizio di ricarica dei veicoli elettrici. Due strumenti giuridici diversi – concessione di suolo da una parte, subconcessione di servizio dall’altra – ma un identico tempismo, che rivela l’urgenza con cui le amministrazioni locali stanno cercando di posizionarsi.
La distanza geografica tra i due comuni rende ancora più nitido il segnale: non siamo di fronte a un’iniziativa isolata o a una particolarità regionale, ma a un movimento che attraversa il nord del paese e che nei prossimi mesi è destinato ad allargarsi.
Il salvadanaio che cambia il gioco
Dietro questa frenesia c’è un fondo che vale, complessivamente, circa 1,34 miliardi di euro. Il Fondo Automotive per il periodo 2026-2030 individua sei destinazioni di spesa: incentivi agli investimenti delle imprese della filiera automotive, contributi per veicoli commerciali a basse emissioni, contributi per veicoli delle categorie L (ciclomotori, motocicli e quadricicli elettrici o ibridi), incentivi per impianti Gpl e metano su auto già circolanti, contributi per le infrastrutture di ricarica domestiche e un programma sperimentale di noleggio a lungo termine sociale. Di questi 1,34 miliardi, 68 milioni sono riservati alle colonnine domestiche: il contributo copre l’80% del prezzo di acquisto e posa in opera fino al 31 marzo 2030.
Ma la cifra più interessante per i comuni non è tanto quella domestica, quanto il quadro normativo più ampio che sta spingendo le amministrazioni a muoversi in fretta. L’Italia ha avviato una consultazione pubblica sul Quadro Strategico Nazionale previsto dall’articolo 14 del Regolamento UE AFIR, il regolamento europeo 2023/1804 che fissa obiettivi vincolanti per la diffusione delle infrastrutture per i carburanti alternativi. L’intreccio tra risorse nazionali e obblighi comunitari sta funzionando da acceleratore: ogni comune sa che i fondi ci sono, ma sa anche che chi arriva prima ha più margine di scelta sui lotti, sulle aree e sui partner.
Non è un caso, allora, che i bandi di Cassano d’Adda e Susa siano apparsi a giugno, quando la programmazione del Fondo Automotive è già nota da mesi e la consultazione sul Quadro Strategico Nazionale è in corso. I comuni stanno cercando di incrociare la finestra temporale in cui le risorse sono certe e gli operatori sono ancora in competizione aperta, prima che i grandi player blindino le aree più redditizie.
A chi tocca ora
Chi vincerà questi bandi? La domanda non riguarda solo Cassano d’Adda e Susa, ma l’intero ecosistema degli operatori di ricarica, dalle utilities ai fornitori di servizi energetici, fino agli aggregatori che stanno entrando nel mercato. La pubblicazione simultanea di più gare – due in un solo giorno, ma il ritmo è destinato a intensificarsi – sta già producendo un effetto moltiplicatore: ogni bando ne richiama altri, perché nessuna amministrazione vuole restare indietro rispetto ai comuni vicini nell’offerta di un servizio che incide sull’attrattività del territorio.
L’appuntamento immediato è per il 22 settembre, quando scadranno le offerte per Cassano. Ma il numero da tenere d’occhio non è solo chi si aggiudicherà quei sette lotti. È quante altre gare si apriranno nei prossimi tre mesi, e con quali modelli di business gli operatori sceglieranno di rispondere. Perché se i 68 milioni per le colonnine domestiche sono già allocati, la partita per la ricarica pubblica si gioca ora, strada per strada, comune per comune.




