L’accumulo elettrochimico resta il punto debole, mentre Vicenza e Verona competono con eventi ravvicinati.
Si può raccontare la transizione italiana con due numeri. Il primo dà l’idea che tutto stia andando bene: oltre l’80% della nuova capacità elettrica è rinnovabile. Il secondo è più scomodo: a fine giugno, secondo Terna, i sistemi di accumulo elettrochimici in Italia cumulavano 19.334 MWh. Il ponte tra produzione intermittente e domanda, in altre parole, è ancora corto. A provare ad allungarlo — almeno sul piano del confronto — sarà tra tre settimane la SSEC – Storage & Solar Expo Conference, in programma il 22 e 23 settembre al Quartiere Fieristico di Vicenza.
Il paradosso dell’80%
L’ottanta per cento è un traguardo che si presta a essere usato come manifesto. Ma è anche un dato che non dice nulla sulla parte più noiosa della transizione: quella dei cavi, delle batterie, dei sistemi che devono intervenire quando il fotovoltaico non produce. Ed è lì che i conti si fanno più complicati. La capacità di accumulo elettrochimica, pur in crescita, resta l’elemento fragile della catena: 19.334 MWh possono coprire picchi brevi, ma non bastano a far dormire tranquilli i gestori di rete quando la produzione intermittente cala.
Resta la domanda di fondo: se l’accumulo è il collo di bottiglia, chi si sta attrezzando per risolverlo? La risposta, in parte, passa dalle fiere di settore. Ed è qui che Vicenza e Verona si contendono la scena.
Vicenza chiama, Verona risponde
La SSEC di Vicenza è organizzata da IEG – Italian Exhibition Group, in collaborazione con Meneghini&Associati e con il supporto di Italia Solare. Non è l’unico appuntamento del calendario autunnale. Due settimane dopo, il 7 e 8 ottobre, la Fiera di Verona ospiterà la seconda edizione di Solar & Storage Live Italia. Nell’anno di lancio, la manifestazione veronese aveva registrato oltre 100 espositori e più di 4.800 professionisti. Numeri che raccontano un mercato in ebollizione, ma anche una possibile frammentazione: due eventi ravvicinati, due città, la stessa platea di operatori da corteggiare.
La competizione tra quartieri fieristici non è solo una questione di vanità locali. È il segnale che il tema storage e solare è diventato abbastanza appetibile da giustificare più vetrine. Ma è anche il sintomo di un comparto che cerca ancora un baricentro: se espositori e professionisti devono scegliere dove andare, forse la domanda vera è se due fiere separate producano più confronto o più dispersione.
Le risposte che mancano
Dietro le date e i padiglioni restano i nodi che contano. A Vicenza, tre appuntamenti provano a scioglierli. Il 22 settembre Legambiente proporrà un approfondimento sull’agrivoltaico, tema dove le promesse di integrazione tra agricoltura e fotovoltaico continuano a scontrarsi con le diffidenze dei territori. La giornata del 23 settembre si aprirà con il convegno di ANIE dedicato ai nuovi scenari di mercato e alle novità del framework regolatorio per gli accumuli. Nel pomeriggio, AGICI presenterà Lo Studio Rinnovabili 2026, ricerca sul ruolo della flessibilità nello sviluppo delle fonti rinnovabili. Sono tre momenti che promettono risposte. Resta da capire se quelle risposte diventeranno regole chiare per chi investe e costi sopportabili per chi paga la bolletta.
La domanda, alla fine, è semplice e scomoda: se oltre l’80% della nuova capacità è rinnovabile ma l’accumulo si ferma a 19.334 MWh, chi garantirà la flessibilità del sistema? Con quali regole? E a chi toccherà il conto? Le fiere di Vicenza e Verona possono offrire palchi e microfoni. Le decisioni si misureranno altrove.




